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sabato 25 marzo 2017

Ma di cosa parla Occidentali's Karma?

"Occidentali's Karma", ecco il vero significato della canzone di Francesco Gabbani

"Occidentali's Karma", ecco il vero significato della canzone di Francesco Gabbani



Non siamo qui di certo a parlare della kermesse canora che ogni anno si svolge nella famosa città ligure, di chiacchiere ne sono state fatte già tante, se non troppe, con tutte le polemiche annesse e connesse, costi, cachet, super-stipendi, canone tv ecc...



Dedichiamoci a ciò che emerso dalla canzone vincitrice, un brano che va ben oltre il tema dell'amore servito in tutte le salse, da quello felice a quello tradito.




I movimenti e il sex appeal non sono le uniche qualità a rendere “Occidentali’s Karma” così memorabile. Il testo – che si allontana dai tradizionali canoni sanremesi del pathos, amore e lacrime – cita intelligentemente scienza e filosofia un brano denso di riferimenti filosofici e giochi di parole, volto ad ironizzare sul modo in cui gli occidentali tentano di "scimmiottare" abitudini proprie della cultura orientale“


Allegria e acume sono gli ingredienti che hanno portato al successo il brano proposto da Francesco Gabbani al Festival di Sanremo 2017, "Occidentali's Karma". Se grandi e piccini hanno già imparato a memoria i passi della divertentissima coreografia cult proposta sul palco dell'Ariston a corredo della canzone, meno immediato è il significato del testo, comprensibile solo ad un ascolto più attento.

Tra riferimenti filosofici, giochi di parole e immagini bizzarre, il contenuto delle strofe indaga le nostre abitudini quotidiane, sempre in bilico tra l'essere e l'apparire.


L'ironico "j'accuse" di Gabbani va, sin dal principio, a quelli che definisce "internettologi" e "tuttologi del web", ovvero coloro che, pieni di certezze e ossessionati dal mondo social di post e selfie, sono impegnati a consegnare un'immagine falsata della propria vita al servizio del giudizio altrui. 
Per farlo, il cantante di Ferrara offre un parallelismo tra la cultura occidentale e quella orientale, è per questo che il testo si arricchisce di allusioni alle filosofie orientali. L'interprete scherza sul modo in cui gli occidentali cercano di "scimmiottare" le abitudini dell'est, nel tentativo di trovare la stessa serenità interiore, ma spesso con modalità superficiali e frettolose. "Facciamo yoga con l'outfit giusto", ha osservato in un'intervista. 

Nelle prime due frasi della canzone entriamo subito in contatto con William Shakespeare ed Erich Fromm. L’iconico “Essere o non essere”, la frase d’apertura del monologo recitato da Amleto durante la scena del convento nell’omonima opera di Shakespeare, incontra il libro di Fromm “Avere o essere?”, pubblicato nel 1976.
Nella sua opera, lo psicanalista tedesco menziona la corsa della società moderna al materalismo e di come la gente preferisca il “dovere” all'”essere”. Gabbani utilizza lo stesso concetto come punto cardine di “Occidentali’s Karma”.
Quando canta del fenomeno internet, Francesco cita gli Alcolisti Anonimi (AA), l’associazione, diffusa in tutto il mondo, che si occupa del recupero di persone che hanno problemi di dipendenza da alcool. Tuttavia egli suggerisce che a dover essere aiutati oggi nel recupero siano gli ossessionati dai selfie.

Il ritornello ci fa entrare in una dimensione mistica, piena di riferimenti al buddismo. “Nirvana” non ha nulla a che fare con la band grunge che scalò le classifiche negli anni ’90, ma rappresenta il punto più alto a cui aspirare dopo aver perso ogni contatto con le passioni e i desideri mortali.

“Mantra”, invece, è un’espressione sacra che va ripetuta molte volte durante la meditazione per aiutare il credente a guadagnare la stabilità e la forza mentale perduta. Allo stesso tempo il “karma” è il principio spirituale di causa ed effetto secondo il quale gli intenti e le azioni di un individuo (la causa) influenzano il futuro dell’individuo stesso (l’effetto).

“Namaste” è una rispettosa forma di saluto della cultura Hindi, solitamente espressa con un leggero inchino, le mani giunte, i palmi che si toccano, le dita rivolte verso l’alto e il pollice vicino al petto.

La “fila indiana” e l'”ora d’aria” si riferiscono alle lezioni di yoga. È lo stesso Francesco a descrivere il significato di quel passaggio: “Facciamo yoga per trovare un equilibrio tra mente e corpo. Ma se non siamo vestiti alla moda allora a lezione di yoga non ci andiamo!”.

La mitica "scimmia nuda" cui si fa riferimento - ed intenta a ballare sul palcoscenico durante la performance del cantante - è quella descritta nel saggio dello zoologo Desmond Morris, che ha studiato l’evoluzione dell’uomo e dei suoi comportamenti da un punto di vista inusuale, considerandolo al pari di una scimmia senza peli. 
La parte fondamentale della canzone è senza dubbio “la scimmia nuda balla”. Ecco la risposta al gorilla danzante che sta conquistando il web.
La scimmia nuda. Studio zoologico sull’animale uomo è un libro del 1976 dello zoologo ed etologo britannico Desmond Morris, che fa uso del termine “scimmie nude” per riferirsi alla specie umana, considerata la più evoluta versione delle scimmie, in questo caso prive del pesante manto di peli.

Ultimo ma non meno importante, Karl Marx. Il socialista nato in Germania appare con la famosa citazione “La religione è l’oppio dei popoli”. Le frasi scritte da Gabbani sono però riferite anche all’uso dei social network – la droga dei nostri giorni.


Fabio Ilacqua, l’autore che ha scritto “Occidentali’s Karma” con Francesco, spiega al meglio il significato della proposta italiana all’Eurovision:

“L’occidentale che si rivolge alla cultura orientale lo fa sempre come un turista che va in un villaggio vacanze. La cultura orientale viene vista come fuga dallo stress, ma non è nata per questo. È la banalizzazione di qualcosa di profondo che c’è lì però, solo lì, noi siamo turisti di qualcos’altro, per noi diventa uno sport”.

Mettere una scimmia danzante sul palco accanto al cantante non è un’idea casuale: “Dietro la scimmia nuda c’è l’uomo moderno, l’uomo senza peli come diceva Desmond Morris, una delle 193 specie di scimmia, di cui l’uomo è l’unica senza pelo. C’è un uomo vestito che però ha ancora tantissime caratteristiche dell’uomo delle caverne”.

Essere o dover essere
L’opposizione tra “essere e…” è piuttosto diffusa in diversi testi di letteratura e saggistica: sicuramente c’è l’“Essere o non essere: questo è il problema” pronunciato dal protagonista dell’Amleto di William Shakespeare, probabilmente scritto tra il 1600 e il 1602; c’è poi Avere o essere? dello psicoanalista tedesco Erich Fromm (1976); e infine il riferimento diretto di questo primo verso: Immanuel Kant, filosofo settecentesco tra i più influenti di sempre.
“Il dubbio amletico”
“To be or not to be: that is the question”: così si apre la prima scena dell’atto terzo dell’opera più nota di William Shakespeare, l’Amleto.
“Contemporaneo come l’uomo del neolitico”
Il Neolitico è uno dei tre periodi che insieme costituiscono l’età della pietra, e segue in ordine di tempo il Paleolitico e il Mesolitico.
“Soci onorari al gruppo dei selfisti anonimi”
Gli Alcolisti Anonimi sono la più nota tra le associazioni di aiuto reciproco che mantengono la segretezza sui nomi dei propri membri: nata nel 1935 negli Stati Uniti, si basa su una terapia di gruppo.
“Panta Rei”
Panta rei (“Tutto scorre”) è la frase sintetica ed efficace con cui nel corso del tempo, probabilmente da Platone in poi, è stato riassunto il pensiero del filosofo greco Eraclito, vissuto nel V secolo avanti Cristo. Ci ricorda che nella vita “tutto si muove e nulla sta fermo, non potresti entrare due volte nello stesso fiume” perché “in quel fiume sopraggiungeranno acque sempre nuove”.
“And singing in the rain”
Cantando sotto la pioggia (in originale Singin’ in the Rain) è un film musicale del 1952 diretto da Stanley Donen in coppia con Gene Kelly e interpretato dallo stesso Kelly.
“Lezioni di Nirvana, c’è il Buddha in fila indiana”
Per i buddisti, il nirvana è il massimo stato a cui aspirare, in cui dopo aver perso ogni contatto con le proprie passioni e i propri desideri mortali si ascende a una beatitudine spirituale che è il vertice più alto della ricerca dell’ascetismo a cui i discepoli del buddismo aspirano.
“L’evoluzione inciampa, la scimmia nuda balla”
La scimmia nuda è un saggio pubblicato nel 1967 dallo zoologo britannico Desmond Morris, ancor’oggi vivente, che fa uso di questo termine per riferirsi alla specie umana, considerata appunto come l’ultima evoluzione delle scimmie, in questo caso priva dei peli che caratterizzano le altre specie.
“Coca dei popoli, oppio dei poveri”L’“oppio dei popoli” è la definizione che il filosofo tedesco Karl Marx, figura centrale della sinistra ottocentesca e novecentesca e autore del Manifesto del partito comunista (1848) dà della religione.
“Namasté, Alé”Namastè è un termine indiano utilizzato da diverse culture orientali come saluto benaugurante, solitamente accompagnato dal gesto di unire le mani e fare un piccolo inchino, visto che la parola vuol dire proprio “mi inchino a te”. Il termine ha avuto grande diffusione presso il mondo occidentale a partire dal 2004, quando fu ripetutamente utilizzata nella serie tv di grande successo Lost.


articolo realizzato con l'utilizzo delle seguenti fonti:
eurofestivalnews.com
today.it
bitchyf.it

martedì 21 marzo 2017

Virus: paura e inganno

I virus non sono esseri viventi, come possono allora causare malattie?

makeuseof.com
 Nell’immaginario collettivo, il virus è una microscopica forma di vita in grado di infettare altre cellule, e vivere come parassita fino alla distruzione dell’ospite. Ciò deriva dalle prime teorie di Pasteur.

Ai virus vengono attribuiti comportamenti quali “iniettarsi”, “incubare”, “essere in latenza”, “invadere”, avere uno “stadio attivo”, “impadronirsi”, “riattivarsi”, “mascherarsi”, “infettare”, “assediare” ed essere “devastanti” e “mortali”. Tutte azioni che possono essere commesse da un organismo vivente.

Tuttavia, i virologi ammettono che i virus, pur avendo natura peculiarmente organica, non possiedono metabolismo, non possono essere replicati in laboratorio e non possiedono in generale alcuna caratteristica degli esseri viventi e, in realtà, non sono mai stati osservati vivi. I virus contengono acido nucleico e proteine, ma non possono essere considerati vivi, perché mancano dei prerequisiti fondamentali, e cioè dei meccanismi di controllo metabolico (che perfino i batteri meno evoluti possiedono).

Secondo i testi di virologia e microbiologia, i virus presentano le seguenti caratteristiche, che sono incompatibili con la vita:

1) Non possiedono metabolismo. Non possono elaborare il cibo o il nutrimento e dunque non possiedono strumenti per formare energia. Sono solo un contenitore, o schema di informazioni, come lo sono i genomi.
2) Non possiedono alcun tipo di capacità di movimento. Non hanno un sistema nervoso, né un apparato sensorio, né un’intelligenza che possa in qualche modo coordinare movimenti o “invasioni del corpo” di qualsiasi natura.
3) Non possono replicarsi: essi dipenderebbero interamente dalla “riproduzione obbligata”, vale a dire la riproduzione attraverso un organismo ospite, cosa assolutamente inaudita in ogni altro campo della biologia.

I “virus vivi” sono sempre morti: il termine “virus vivo” indica semplicemente quei virus creati dalla coltura di tessuti viventi in vitro (cioè in laboratorio), dai quali si possono ottenere trilioni di virus. Ma proprio qui sta il punto: anche se alcune colture da laboratorio vengono tenute vive, nel corso del processo si verifica un massiccio ricambio cellulare ed è dalle cellule morenti che vengono ottenuti i “virus”. Essi sono comunque morti o inattivi: non sono altro che molecole di DNA e proteine. Poiché dunque i “virus” non sono vivi, essi non possono agire in nessuno dei modi che vengono loro attribuiti dalle autorità mediche.

Ma allora cosa sono i virus?

Quando una cellula muore, essa viene disintegrata dai lisosomi, potenti enzimi intracellulari che frammentano i componenti cellulari in particelle ultra-minute, affinché il corpo possa prontamente riciclarle o espellerle come scarti.

Ogni giorno, a seconda del nostro livello di tossicità, muore un numero di cellule comprese fra 300 milioni e oltre mezzo trilione di cellule; ognuna di esse contiene in media dai 5.000 ai 20.000 mitocondri. Quando le cellule muoiono esse vengono autodistrutte dai loro stessi lisosomi, ma i nuclei e i genomi dei mitocondri sono protetti assai meglio rispetto ad altri organelli, perciò spesso non si decompongono completamente.

Ed è qui che la spiegazione diventa interessante. Secondo il Guyton’s Textbook of Medical Physiology, un virus può definirsi come una parte minuta di materiale genetico (detto genoma) le cui dimensioni equivalgono a circa un miliardesimo di quelle della cellula. Il genoma è circondato da una protettura detta capside, che è di solito una guaina proteica a doppi lipidi ed è composta di due membrane (quasi identiche alla membrana cellulare) che, per inciso, rappresentano l’ossatura stessa del nucleo mitocondriale. Questa descrizione di un “virus” è virtualmente identica a quella di ciò che resta dei genomi dei mitocondri cellulari.

Le fotografie dei presunti virus che “si iniettano” all’interno della cellula, mostrano in realtà la cellula che letteralmente inghiotte il virus. Si forma allora un’incavatura, e il materiale organico viene circondato dalla sostanza cellulare che poi si richiude, formando uno “stomaco” improvvisato, in cui il virus scompare. Lo “stomaco” si riempie allora di potenti enzimi lisosomici che digeriscono il materiale organico, frammentandolo in amminoacidi o acidi grassi per il riciclaggio o l’eliminazione: questo è un normale processo della fisiologia cellulare nota come fagocitosi.

I “virus” non sono microrganismi, ma semplici frammenti senza vita di materiale mitocondriale. I virus non sono altro che materiale organico inerte, completamente privo di qualsiasi caratteristica di vita e che nessuno ha mai visto in azione. Per questo motivo i virus non possono provocare malattie. Attribuire ai virus una qualsiasi attività, è più o meno come attribuire delle azioni alla testa decapitata di un cadavere!

Dunque cosa causa l’influenza, il raffreddore, e le altre malattie “virali”? Quando il corpo genera o assume più scorie di quanto sia in grado di espellere con le operazioni di norma, genera un processo per massimizzare questa disintossicazione. E’ cioè il nostro corpo a generare la malattia nel tentativo di espellere le scorie.

Gli esseri umani sono sempre “infetti” di “virus” e batteri, poiché essi sono presenti nel nostro corpo in qualsiasi momento. Solo quando le scorie superano una soglia critica, inizia la malattia.

Il contagio, nelle modalità in cui lo immaginiamo, è un illusione

La gente pensa che specifiche entità patogene, aggressive e maligne, siano in grado di passare da un ospite all’altro. Il “contagio” è uno dei miti della medicina, poiché le scorie tossiche non possono essere trasmesse da un corpo all’altro attraverso il normale contatto.Nessuno può passare ad altri la sua malattia, non più di quanto possa trasmettere la propria salute. Qualcosa di simile al contagio, sembra avvenire quando una persona in condizioni gravemente tossemiche, viene messa a contatto con un’altra che si trovi in una situazione similare, attivando in questo modo una crisi risanante.

Lo scambio di materiale batterico attiva, affretta o sollecita il processo di malattia in coloro che sono già tossemici. Ma per coloro che non lo sono, il contagio non funziona e non può verificarsi, finché il corpo si mantiene puro, poiché è la contaminazione del sistema che prepara l’organismo per le “epidemie”, a causa della nostra incapacità di mantenere fluidi e tessuti corporei puliti e non inquinati.

In medicina si crede infatti che un’epidemia risulti “contagiosa” solo se l’individuo è “predisposto”. Questa affermazione medica è in realtà un’ammissione che non sono i germi a provocare le malattie. Se così fosse, chiunque venisse esposto ad essi si ammalerebbe della stessa malattia.

Una persona “predisposta” è una persona che possiede un alto livello di tossicità dell’organismo, insieme alla vitalità sufficiente a condurre il processo di malattia/purificazione. Tali individui possono ammalarsi in qualsiasi momento, che vengano o meno esposti al “contagio”.

Prendiamo come esempio i raffreddori. Come mai i bambini prendono fino a otto raffreddori all’anno, mentre i genitori molti di meno? Come mai le persone che si trovano isolate negli osservatori al Polo Nord o Sud “si prendono” lo stesso il raffreddore durante la loro permanenza? Come mai negli anni 1965-67 i laboratori del National Institute of Health di Bethesda, nel Maryland, condussero sperimentazioni sulle influenze che non mostrarono alcuna prova che esse fossero dovute a contagio?

Ad alcuni volontari vennero iniettati ogni giorno i presunti “virus” dell’influenza, prelevati a coloro che ne soffrivano, ma nessuno di essi si ammalò. Ci furono più casi di influenza nel gruppo di controllo. Contemporaneamente, subito dopo la tradizionale Festa del Ringraziamento, il numero di ammalati in entrambi i gruppi ebbe un picco improvviso, come è lecito aspettarsi quando vengono consumati cibi e bevande eccessive, durante una festività.

In Giappone, prostitute “infettate” hanno avuto relazioni sessuali con molti militari senza che nessuno di essi contraesse la malattia. Allo stesso modo molti individui presentano “infezioni” nella zona genitale senza mai aver avuto contatti con nessuno (ad esempio nei casi che riguardano i bambini). Il concetto di “contagio” è medicamente indimostrato, nonostante le apparenze del contrario.

Sopprimere la malattia senza eliminare le cause, non risolve il problema

Poiché la malattia è il processo tramite il quale il corpo espelle scorie, sopprimerla senza eliminare le cause non risolve nulla. Alla luce di questi fatti, è assurdo utilizzare un farmaco per uccidere virus e batteri: i farmaci uccidono una grande quantità di batteri con cui viviamo in simbiosi (non i virus, che sono già morti), e sono altrettanto dannosi ad ogni altra forma di vita metabolica, cellule umane incluse.

L’utilizzo di farmaci ostacola gli sforzi di detossificazione che il corpo conduce, rappresentando per il sistema un ulteriore problema, oltre alle sostanze nocive che il corpo va espellendo attraverso il processo di malattia. Eliminare le nuove sostanze dannose che vengono ingerite, assume la precedenza sull’eliminazione di quelle che stanno alla base della crisi risanante, interrompendola momentaneamente. E’ in questo modo che i farmaci “funzionano”.

Ridurre la tossicità dell’organismo

L’unico metodo utile per prevenire le cosiddette “malattie virali”, sta quindi nel ridurre la tossicità dell’organismo. La tossicità dipende soprattutto dallo stile di vita e dall’alimentazione.L’alimentazione (oltre al fumo e altre sostanze dannose) è la prima causa di tossicità e quindi di malattia. Gli unici metodi di cura sono il riposo e pratiche che favoriscano l’eliminazione delle scorie, lasciando libera la malattia di fare il suo corso.

Un’alimentazione naturale limita drasticamente la quantità di scorie nel nostro organismo, eliminando completamente ogni forma di influenza o limitandola in forme lievi. Considerando la febbre per quello che è, ovvero come una geniale risposta del nostro organismo a una situazione di pericolo, essa non va combattuta, ma anzi analizzata e controllata facendo si che svolga il proprio compito nel modo migliore.


Se avete un corpo sano… non preoccupatevi del prossimo che vi starnutirà addosso

lunedì 20 marzo 2017

Nuova epidemia mediatica: torna in scena il morbillo!

immagine da: forumsalute.it
MORBILLO: LA NUOVA EPIDEMIA
E' SERVITA!

Marcello Pamio - 20 marzo 2017




Prima che la folle, illiberale, anticostituzionale e antidemocratica legge sulle Fake News venga varata dal governo illegittimo di turno è bene scrivere qualcosa sull’ennesima farsa mediatica.

La bufala della meningite ha esaurito il bacino, o più correttamente le case farmaceutiche hanno esaurito le scorte vaccinali per cui hanno cambiato strada.
Perfino Epicentro, il portale dell’epidemiologia per la sanità pubblica, lo denuncia con l’inequivocabile articolo “Meningite: l’epidemia è solo mediatica”. Nonostante gli esperti dell’Istituto Superiore di Sanità abbiano smontato subito la bufala meningite, i media hanno perpetrato una propaganda vergognosa riuscendo ad instillare il virus della paura tra le giovani coppie di genitori.
La meningite è stata spremuta per bene come una vacca lattifera, per cui ora il podio spetta a qualche altro agente. Il dado lanciato dalle lobbies si è fermato sul morbillo.
Esattamente come è successo per l’aviaria, la Sars, la suina e la meningite la parola chiave è sempre la stessa: disinformare. Quindi si parte a fornire dati fasulli, accendere i riflettori su singoli casi e creare panico tra la popolazione. Il resto lo farà il gregge impaurito…
Mortalità per morbillo
Esiste per fortuna un interessante rapporto dell’Unicef che riporta i dati Istat dal 1895 al 2008 della mortalità per morbillo tra bambini maschi e femmine sotto i 5 anni.
Dal grafico si evince immediatamente che la mortalità per morbillo stava calando esponenzialmente dai primi anni del 1900 (a parte qualche picco normale e logico nei periodi bellici, per es. la Grande Guerra) molti decenni prima della vaccinazione di massa avvenuta nel 1963 evidenziata dalla freccia rossa.
Come si spiega un simile andamento? Cos’hanno da dire gli esperti televisivi, i virologi intervistati (e ben oliati) in tutte le radio e in tutti i canali televisivi? Non si sta parlando di incidenza ma di mortalità per morbillo in bambini piccolissimi!
Se i vaccini sono stati inseriti nel 1963 quando la mortalità era quasi scemata a zero quali sono stati i fattori che hanno fatto calare le morti?

Morbillo dal punto di vista evolutivo
Domande a parte, le cui risposte ovviamente rimarranno nell’oblio, cerchiamo di capire se c’è dell’altro da sapere sul morbillo, per esempio se è così pericoloso e tremendo come viene dipinto dai media.
Le malattie esantematiche come morbillo, rosolia, varicella o altre avvengono per caso? Il bambino manifesta l’esantema quando viene a contatto con il patogeno?
La spiegazione ufficiale virologica non sta in piedi e crolla miseramente sotto se stessa perché la Vita non risponde alle leggi umane e laboratoristiche: moltissimi bambini infatti nonostante vengano a contatto con virus o batteri non producono la malattia …
Per fortuna ci vengono in aiuto la pedagogia Waldorf e la medicina antroposofica, entrambe conoscenze divulgate dal filosofo e scienziato Rudolf Steiner che allargano e completano la visione estremamente limitata e totalmente disumanizzante della scienza e della medicina allopatica.
Da questa visione, le malattie esantematiche assumono una importante funzione di crescita!
Le nostre nonne queste cose le sapevano e infatti quando nel paesello un bambino di ammalava venivano portati anche gli altri bambini sani nella speranza di farsi la malattia o di immunizzarsi naturalmente ad essa.
Per esempio confrontando le malattie esantematiche con la natura dei quattro elementi, il morbillo ha un rapporto diretto con l’elemento liquido grazie al quale può esplicarsi l’azione delle forze vitali, le così dette forze eteriche.
Il morbillo quindi dal punto di vista spirituale serve a rafforzare e rinvigorire le forze vitali del bambino!
Su questa base, bloccare la malattia o peggio ancora produrla artificialmente inoculando con i vaccini il virus a RNA è estremamente pericoloso per la struttura vitale (eterica) del bambino.
Altre malattie esantematiche hanno a che fare con gli altri tre elementi: la scarlattina con l’elemento calore (il fuoco), la pertosse con l’aria, la varicella con l’elemento terra.
Proprio per questo motivo la vaccinazione contro il morbillo è un intervento arbitrario e negativo, non solo per le sostanze chimiche e gli adiuvanti contenuti (vedere sotto), ma per il sano sviluppo dell’essere umano dal punto di vista sottile, composto non a caso per circa l’80% di elemento liquido (acqua = corpo eterico)…
CONTENUTO DEL VACCINO TRIVALENTE
MPR, Morbillo-Parotite-Rosolia (MMR in inglese)
Medium 199 (vitamine, aminoacidi, siero fetale bovino, saccarosio, glutammato), Minimum Essential Medium (uno dei metodi più usati per la coltura cellulare sintetica), fosfato, albumina umana ricombinante, neomicina (antibiotico ad ampio spettro), sorbitolo, gelatina idrolizzata, coltura cellulare di embrione di pollo, WI-38 fibroblasti diploidi di polmone umano proveniente da un feto femmina abortito (Istituto Wistar 38)
FONTE: articolo pubblicato sulla Pagina Facebook di Marcello Pamio

mercoledì 15 marzo 2017

La mente ha bisogno di un reale cambiamento


Tu non sei la tua mente! 
immagine da: lamenteemeravigliosa.it
È un’illusione pensare che tutto sia perfetto e che dobbiamo lasciarlo così com’è. Se c’è un problema alla base, occorre andare all’origine o tutto continuerà a ripetersi. Basta con questa new age che dice che serve solo un pensiero positivo e il problema scompare. Il pensiero appartiene alla mente che poi genera l’emozione che a sua volta dà l’illusione di una reale percezione. 
La mente non va riprogrammata ma ripulitaRiprogrammare significa spostare il pattume da una mattonella all’altra, mentre ripulire significa eliminare tutta quella immondizia dal pavimento.
Se hai un taglio profondo nella coscia, non serve a nulla immaginare di non avere quel taglio per non sentire il dolore perché il taglio esiste e anche il dolore. Ma tu vuoi continuare a lasciare la ferita abbandonata a se stessa anziché lavarla e disinfettarla per poi ripulirla. Fa apparentemente più male ripulire quella ferita, ma poi potrai camminare non più zoppo. Invece vuoi continuare che la tua vita sia così, nella sua falsa perfezione, un ideale mentale di sicurezza e confort. Non vuoi un reale cambiamento, ma un miglioramento di ciò che hai già. 
Cambiare tutto per non cambiare niente, ecco cosa vuoi. Non vuoi cambiare davvero, altrimenti cominceresti a fare il primo passo verso ciò che ti spaventa realmente, verso ciò che non hai mai fatto, verso l’ignoto, verso ciò che ti toglie ogni sicurezza, ogni comodità, verso ciò che abbatte la tua solita visione di te stesso, degli altri, del mondo, dell’amore, di Dio, della libertà. Il cambiamento è una scelta che spaventa la mente, al contempo è reale e si può attuare a costo di lasciare andare tutti i suoi attaccamenti. È come quando decidi fortemente di attraversare un ponte senza quello zaino che ti appesantisce. Ma tu continui a dire che sei vittima del sistema.
Non è il sistema che deve cambiare, ma l’essere umano. E se l’essere umano non è disposto a farlo, il sistema crollerà sulla sua testa affinché possano crollare le sue illusorie certezze affidate all’esterno di sé. Solo ciò che è dentro può essere autentico.
L’illusione di scegliere la libertà con gli stessi mezzi offerti da chi non vuole che siamo liberi è un tranello vecchio. L’intero sistema è fatto di menti parassite e parassitate da esseri che li manovrano a loro piacimento e a cui non interessa null’altro che potere, sesso e soldi in cambio dei quali hanno ceduto la propria anima. Non è mai esistita la democrazia nonostante l’illusione del voto a cui abbiamo sempre abboccato. “Vota quello o quell’altro” è sempre il trucco per dar l’illusione della scelta. Ma non si esce dalla prigione con gli stessi mezzi offerti da chi in prigione vuol tenerci. Il nuovo può nascere solo sulle ceneri del vecchio. Questo sistema non può essere modificato, travasato, cambiato, trasfusionato, sostituito o alleggerito con personaggi e ingranaggi fatti della stessa sostanza dell’incoscienza e nell’inconsapevolezza. VA BUTTATO GIU’ TUTTO, RASO AL SUOLO COMPLETAMENTE! Ma ci vuole un certo tempo. Finché l’essere umano rimarrà tale, ossia, alzarsi, trovare uno scopo materiale, lavorare per fini economici, mangiare per cacare, trombare per godere, approfittare per primeggiare, senza alcuna conoscenza autentica del mondo invisibile (anima, spirito ed entità “negative”), tale rimarrà il sistema di cui l’uomo stesso ha bisogno per non sentirsi morire. Il sistema e l’attuale essere umano vivono in simbiosi. L’umano non vuole il cambiamento, vuole l’illusione.
Quando te la racconti troppo fino a ritrovarti a vivere situazioni simili abbellite da contorni apparentemente diversi, significa che sei sempre lì all’interno del cerchio dal quale ti spaventa uscire. La mente non cerca un reale cambiamento ma solo comodità, sicurezza, considerazione, approvazione. Vorrebbe fare la vita che fa di solito, illudendosi di cambiare tutto per non cambiare niente, ma eliminando solo ciò che crede le causi sofferenza quando in realtà è proprio la sua vecchia vita a causarle dolore.
La mente accetta solo ciò che le piace, ma non è detto che corrisponda alla vera gioia né alla libertà, e così si trasforma in una fuga camuffata da ricerca della felicità.
Cosa fare? Come si può accettare l’ingiustizia?  Dobbiamo cercare di fare giustizia o accettare la situazione? Dobbiamo cercare di ottenere quello che ci spetta a tutti i costi, rimettendo le cose in equilibrio, o perdonare la persona che ci deve qualcosa lasciando la situazione sbilanciata, ingiusta?
Dipende dalle situazioni. A volte il passato trova mille modi per tenerci legati, altre volte per chiudere un ciclo serve uno scatto percettivo e, una volta fatto, i vecchi sospesi si ricompongono. 
Quando sei di fronte alla verità, sei di fronte ad una scelta: quella della responsabilità. Responsabilità verso un cambiamento che nulla ha a che vedere con il falso/vecchio te stesso. Ci saranno sempre dei salti da fare, che la mente vedrà come ostacoli, e davanti ai quali tentennerà rimpiangendo la comodità della sua zona di comfort. Proprio lì il vero guerriero decide di continuare sulla strada della verità, nonostante la sua mente, il suo ego e il volador gli suggeriscano di tornare indietro.
Ci vergogniamo nell’esprimere le nostre sofferenze per sensi di colpa, mancanza di umiltà, paura del giudizio, egoismo, e non riusciamo spontaneamente a trovare sollievo esprimendo ciò che realmente vorremmo e pertanto lo fa l’inconscio attraverso i suoi simboli attirando nella vita quotidiana, così come nel sogno, situazioni che compensino, dalla malattia, alla bruciatura, all’incidente. Ma ogni dolore è legato ad un’emozione del passato, inespressa, repressa, nascosta nei propri inferni interiori. Ad essa si agganciano i parassiti interdimensionali (volador) che si nutrono di quel dolore e che lo spingono fuori dalla zona della consapevolezza così da farlo apparire come l’unica realtà.
Come fare a capire se un disagio o un fatto che mi ritorna ciclicamente non sia frutto di un karma o di una strada sbagliata che si sta percorrendo?
Quel “loop” che continua a manifestarsi ti porta un messaggio. E’ come se volesse farsi guardare in faccia e mostrarti cosa bolle dentro di te e cosa lo sta attirando. Di solito dipende da una situazione accaduta nell’infanzia. I personaggi che incontri nella tua vita, e le situazioni che si creano, ti stanno mostrando quale emozione è rimasta sepolta, ma soprattutto legata proprio alla tua infanzia continuando a mantenerti sul giradischi incantato. Per andare oltre bisognerebbe andare all’origine. Se ad esempio da bambino papà ti ha dato l’esempio del fallimento (trasferito senza volerlo), il bambino che tu eri se n’è fatto carico ritenendolo un modello. Ci sono carichi che quel bambino si porta dentro e dietro, ma che non gli appartengono, conflitti e traumi che hanno creato in lui schemi, convinzioni, paure.
Non reggi più il sistema economico, non reggi più il sistema politico, non reggi più le ingiustizie sociali, non reggi più i soprusi e le guerre. Ma sei sicuro che sia questo che non riesci a mandare giù? Pensi di poter salvare il mondo se prima non salvi te stesso? Quante volte auguri di sparire dal tuo posto di lavoro, da casa tua, dalla tua famiglia, dal tuo partner, dalla tua città, dalla tua nazione? Quante volte maledici chiunque hai intorno solo perché ti mostra i tuoi limiti, i tuoi schemi, le tue abitudini e i tuoi condizionamenti? Ce l’hai con i tuoi genitori perché li accusi di qualcosa. Quel qualcosa è dentro di te e devi scoprire da solo cosa in realtà nasconde. Ce l’hai con tua moglie o tuo marito perché non è in grado di renderti felice o perché non lo sopporti più, ma continui a viverci insieme dicendo che un giorno te ne andrai. Ma chi in realtà non sopporti più? Quale volto invisibile usa la tua voce e i tuoi pensieri nascondendosi dietro il tuo dolore? Dici che sei stanco del tuo lavoro perché non rispecchia ciò che sei e guadagni poco, e non fai nulla, continui a rimanere lì. Ma chi sei in realtà? Quale ennesimo partner, quale altra città, quale ennesimo lavoro dovrai cambiare ancora prima di cominciare dalla base? Devi scoprire prima chi sei per comprendere cosa rispecchia il vero te stesso e, per farlo, devi portare alla luce il tuo falso te, colui che si spaccia per te, quella voce che dice continuamente quale emozione provare e quale reazione avere in ogni situazione, anche quelle che vivono solamente all’interno delle tue fantasie.
Rinnegherai ciò che vedrai perché non conforme a ciò ti eri costruito nella tua fantasia per scappare dalla verità. E scambierai per verità gli effetti scenici messi davanti per distrarti. Quella voce nella testa che hai scambiato per il tuo “io” è come un virus. È in circolo al tuo interno da tanto, tanto tempo. Ti accorgerai della sua presenza solo dopo che ti avrà tolto tutto. Non fidarti di questo finto dispensatore di doni. È furbo, ingannatore, adulatore, ti fa tante promesse, gioca sulle tue emozioni intrufolandosi nei tuoi pensieri, si finge te, si spaccia per la tua guida, ti dice che ha tanti bei regali per te se solo farai il bravo “bambino”. Ti minaccia con la scusa che è per il tuo bene, ma tutto vuole da te fuorché la tua felicità. È un fanatico dell’essere umano, tifa per la sua mente e la vuole schiava. Non farti abbindolare.
L’adulto che vuole ottenere di più di ciò che ha, in effetti può farlo ma a discapito di perdere se stesso. Quell’adulto è nella fase del bambino che gioca a fare il maghetto mentre il mago nero, grande illusionista e prestigiatore, lo distrae con i trucchi e le illusioni promettendogli tante cose belle in cambio del suo tempo, della sua attenzione e della sua energia.
Ricordati che nessuna falsa promessa vale quanto la tua anima. Pensi di trovare la libertà cercando invano di sconfiggere un nemico che reputi esterno. Ma la realtà dei fatti è che si trova proprio al tuo interno e si finge te.
“A volte non siamo in grado di comprendere i fatti che ci accadono, ma dobbiamo imparare a non avere il controllo di tutto. E questo processo ci aiuta ad avere fede che ogni cosa accade per un motivo e che a volte è giusto anche quello che non comprendiamo, che a prima vista ci appare sbagliato.” (Spirito)
Non scendere a compromessi con le emozioni. Il peggio non è mai esistito se non nel modo in cui tu vedi la tua vita
La paura ti tiene ancorato, non ti fa vivere, non ti fa scegliere, ti tiene bloccato. Hai paura di tutto quello che non conosci, ma il non metterti in discussione ti fa rimanere lì nel tuo labirinto scambiato per libertà. Tirati fuori da lì. (Spirito)
A volte chiedi come fare ad avere più fiducia in te stesso, ma non è continuare a dare importanza e fiducia al falso te stesso l’azione da compiere. È lui che ti ha portato ad essere ciò che non sei, a corrompere ogni cosa che fosse autentica, a prendersi i meriti e i privilegi, a giudicare te e gli altri, a confonderti con il tranello delle emozioni, degli attaccamenti, delle dipendenze, della considerazione, dell’ambizione, dell’assenza di umiltà. Dare fiducia, certo, ma al vero te stesso, che non è la mente con la sua storia, i suoi drammi, le sue idee e congetture. Ci sono altre due forze di cui continui ad ignorare l’esistenza. Anima e Spirito. Anima fa esperienza di tutte le menti di tutte le vite (incarnazioni), Spirito è il Sé che guida l’essere umano ma che nessuno ascolta perché tutti preferiscono la propria mente suggerita dalla voce nella testa (volador).
Il bello e il brutto sono due facce. Non puoi vedere solo un lato della medaglia, perché sarebbe un’illusione. Siamo scesi su questo pianeta per chiudere dei cicli aperti da millenni. Forze oscure impediscono il nostro risveglio usando ogni tipo di inganno, ma soprattutto cercando di convincerci che non esistono. Se non cominciamo a prendere coscienza della nostra esistenza anche in un mondo invisibile, della nostra anima imprigionata che occorre riprendersi, del nostro passato, delle nostre vite precedenti e della nostra vera Guida Interiore (Spirito), come potremo portare questa umanità ad un reale cambiamento? Se continui a difendere le tue illusioni, non sarai mai libero.

Tutte le volte che dici “si” alle tue illusioni, dici “no” alla tua Anima e volgi le spalle a Spirito.

fonte: www.claudioguarini.it - pubblicato sulla pagina web: Pilastri Di Luce

martedì 14 marzo 2017

DIfendiamoci dal controllo di massa

immagine da: controinformazione.info
Le 10 regole per il 
controllo sociale
secondo Noam Chomsky


.... se le conosci le eviti!



1 – La strategia della distrazione.
L’elemento principale del controllo sociale è la strategia della distrazione che consiste nel distogliere l’attenzione del pubblico dai problemi importanti e dai cambiamenti decisi dalle élites politiche ed economiche utilizzando la tecnica del diluvio o dell’inondazione di distrazioni continue e di informazioni insignificanti. La strategia della distrazione è anche indispensabile per evitare l’interesse del pubblico verso le conoscenze essenziali nel campo della scienza, dell’economia, della psicologia, della neurobiologia e della cibernetica. “Sviare l’attenzione del pubblico dai veri problemi sociali, tenerla imprigionata da temi senza vera importanza. Tenere il pubblico occupato, occupato, occupato, senza dargli tempo per pensare, sempre di ritorno verso la fattoria come gli altri animali (citato nel testo “Armi silenziose per guerre tranquille”).

2 – Creare il problema e poi offrire la soluzione. 

Questo metodo è anche chiamato “problema – reazione –soluzione”. Si crea un problema, una “situazione” che produrrà una determinata reazione nel pubblico in modo che sia questa la ragione delle misure che si desiderano far accettare. Ad esempio: lasciare che dilaghi o si intensifichi la violenza urbana, oppure organizzare attentati sanguinosi per fare in modo che sia il pubblico a pretendere le leggi sulla sicurezza e le politiche a discapito delle libertà. Oppure: creare una crisi economica per far accettare come male necessario la diminuzione dei diritti sociali e lo smantellamento dei servizi pubblici.

3 – La strategia della gradualità. 

Per far accettare una misura inaccettabile, basta applicarla gradualmente, col contagocce, per un po’ di anni consecutivi. Questo è il modo in cui condizioni socioeconomiche radicalmente nuove (neoliberismo) furono imposte negli anni ‘80 e ‘90: uno Stato al minimo, privatizzazioni, precarietà, flessibilità, disoccupazione di massa, salari che non garantivano più redditi dignitosi, tanti cambiamenti che avrebbero provocato una rivoluzione se fossero stati applicati in una sola volta.

4 – La strategia del differire. 

Un altro modo per far accettare una decisione impopolare è quella di presentarla come “dolorosa e necessaria” guadagnando in quel momento il consenso della gente per un’applicazione futura. E’ più facile accettare un sacrificio futuro di quello immediato. Per prima cosa, perché lo sforzo non deve essere fatto immediatamente. Secondo, perché la gente, la massa, ha sempre la tendenza a sperare ingenuamente che “tutto andrà meglio domani” e che il sacrificio richiesto potrebbe essere evitato. In questo modo si dà più tempo alla gente di abituarsi all’idea del cambiamento e di accettarlo con rassegnazione quando arriverà il momento.

5 – Rivolgersi alla gente come a dei bambini. 

La maggior parte della pubblicità diretta al grande pubblico usa discorsi, argomenti, personaggi e una intonazione particolarmente infantile, spesso con voce flebile, come se lo spettatore fosse una creatura di pochi anni o un deficiente. Quanto più si cerca di ingannare lo spettatore, tanto più si tende ad usare un tono infantile. Perché? “Se qualcuno si rivolge ad una persona come se questa avesse 12 anni o meno, allora, a causa della suggestionabilità, questa probabilmente tenderà ad una risposta o ad una reazione priva di senso critico come quella di una persona di 12 anni o meno (vedi “Armi silenziose per guerre tranquille”).

6 – Usare l’aspetto emozionale molto più della riflessione. 

Sfruttare l’emotività è una tecnica classica per provocare un corto circuito dell’analisi razionale e, infine, del senso critico dell’individuo. Inoltre, l’uso del tono emotivo permette di aprire la porta verso l’inconscio per impiantare o iniettare idee, desideri, paure e timori, compulsioni, o per indurre comportamenti…

7 – Mantenere la gente nell’ignoranza e nella mediocrità.

Far si che la gente sia incapace di comprendere le tecniche ed i metodi usati per il suo controllo e la sua schiavitù. “La qualità dell’educazione data alle classi sociali inferiori deve essere la più povera e mediocre possibile, in modo che la distanza creata dall’ignoranza tra le classi inferiori e le classi superiori sia e rimanga impossibile da colmare da parte delle inferiori” (vedi “Armi silenziose per guerre tranquille”).

8 – Stimolare il pubblico ad essere favorevole alla mediocrità.

 Spingere il pubblico a ritenere che sia di moda essere stupidi, volgari e ignoranti…

9 – Rafforzare il senso di colpa.

Far credere all’individuo di essere esclusivamente lui il responsabile della proprie disgrazie a causa di insufficiente intelligenza, capacità o sforzo. In tal modo, anziché ribellarsi contro il sistema economico, l’individuo si auto svaluta e si sente in colpa, cosa che crea a sua volta uno stato di repressione di cui uno degli effetti è l’inibizione ad agire. E senza azione non c’è rivoluzione!

10 – Conoscere la gente meglio di quanto essa si conosca. 

Negli ultimi 50 anni, i rapidi progressi della scienza hanno creato un crescente divario tra le conoscenze della gente e quelle di cui dispongono e che utilizzano le élites dominanti. Grazie alla biologia, alla neurobiologia e alla psicologia applicata, il “sistema” ha potuto fruire di una conoscenza avanzata dell’essere umano, sia fisicamente che psichicamente. Il sistema è riuscito a conoscere l’individuo comune molto meglio di quanto egli conosca sé stesso. Ciò comporta che, nella maggior parte dei casi, il sistema esercita un più ampio controllo ed un maggior potere sulla gente, ben maggiore di quello che la gente esercita su sé stessa. 

Articolo prelevato dal sito:http://www.anticensura.it

sabato 11 marzo 2017

I benefici dell'inalazione di sale himalayano

Come inalare il Sale Rosa dell’Himalaya per rimuovere muco, batteri e tossine dai tuoi polmoni.
Inalatore di sale himalayano in vendita su Amazon (LINK)


Su internet ci sono molte informazioni relative ai benefici del sale dell’Himalaya. Molte persone non si rendono conto che a differenza del sale da tavola, quello Himalayano contiene gli stessi 84 elementi naturali e minerali che si trovano nel corpo umano, minerali che contribuiscono al proprio benessere generale e vitalità.


I suoi minerali si trovano in uno stato ionico, il che vuol dire che loro dimensioni sono abbastanza ridotte da permettere alle nostre cellule di assorbirli facilmente.
La Terapia del Sale non è una Novità


Sebbene sia relativamente considerata una novità, le camere di sale vengono utilizzate a scopi terapeutici nell’Europa dell’Est da oltre 200 anni. Anni fa era una pratica comune per le persone con problemi ai polmoni, visitare le miniere di sale per il loro potere curativo. Anche gli antichi Greci usufruivano della Haloterapia (a base di sale) in caso di problemi respiratori.

Negli Stati Uniti, la terapia del sale sta diventando sempre più conosciuta ed apprezzata con l’introduzione delle camere di sale nelle spa e in altri centri benessere. Il sale è noto per le sue proprietà antibatteriche, antimicotiche e antimicrobiche.

Anche se molte persone visitano le miniere di sale di tutto il mondo per guarire da problemi respiratori di ogni tipo, incluse allergie, asma, congestioni e febbre da fieno, altre frequentano le camere di sale che stanno spuntando in città come New York, Orlando e Londra.

Ma non è necessario spostarsi così lontano per ricevere i benefici del sale dell’Himalaya. Potete godervi tali benefici aggiungendo del sale Himalayano nella vostra dieta/routine o in casa. Il sale dell’Himalaya è disponibile sotto numerose forme, come blocchi, lastre, lampade, pietre, sale da cucina, sale grezzo da bagno, oppure preparare la vostra soluzione idrosalina.
Benefici degli Inalatori Salini


I moderni inalatori salini combinano le migliori tecnologie antiche e moderne. Le piccole pietre di sale Himalayano si depositano sul fondo dell’inalatore. Mentre inalata, la naturale umidità dell’aria fa sì che le particelle di sale vengano assorbite nei polmoni.

Questo, contribuirà a ridurre infiammazioni polmonari ed altre condizioni, quali asma, allergie, raffreddori, congestioni, febbre da fieno e sinusite. A differenza degli inalatori tradizionali, questa tecnica terapeutica non comporta effetti collaterali negativi.

Il sale è un espettorante naturale e può aiutare a ridurre gli eccessi mucosi. Riducendo il muco, si possono eliminare la tosse notturna ed il gocciolamento nasale, permettendovi di dormire meglio.

Il sale dell’Himalaya contiene 84 elementi naturali e minerali che si trovano nel corpo umano. La terapia a base di inalazione salina può ridurre irritazioni ed infiammazioni causate da agenti inquinanti e fumo. Con l’utilizzo di un inalatore salino è possibile ripulire l’intero corpo da organismi nocivi.

Come si usa un Inalatore

Posizionate le pietre di sale Himalayano nel vostro inalatore in ceramica (non utilizzate quelli in plastica), seguendo le indicazioni della confezione.
Posizionate la bocchetta dell’inalatore nella vostra bocca.
Inspirate normalmente attraverso la bocca, ed espirate dal naso.
Non aggiungete acqua, l’inalatore serve solo per terapie a secco.

Inalare tramite respiri lunghi e profondi porterà gli ioni di sale ai polmoni. Dato che essi sono minuscoli, possono aggirare il sistema di filtraggio del nostro naso e andare dritti nei polmoni. I polmoni, quindi, assorbono gli ioni e li immettono nel flusso sanguigno. Ciò contribuirà a ridurre le infiammazioni ed il dolore ai polmoni dovuto a varie condizioni, come asma, bronchite o polmonite.

NOTA BENE: Seguite attentamente le indicazioni relative alla pulizia riportate sulla confezione del vostro inalatore, e ricordate che gli inalatori non vanno condivisi, ma si consiglia l’uso personale. Ogni membro della famiglia dovrebbe possedere il proprio inalatore personale.

Anche se molte persone hanno assistito a drastici ed immediati risultati nell’arco di pochi giorni, in generale, gli effetti dell’utilizzo di un inalatore con sale dell’Himalaya sono molto discreti, piuttosto che immediati e radicali, e generalmente si notano con l’uso regolare e costante.
Come Riempire Nuovamente il Vostro Inalatore con Sale dell’Himalaya


Se avete bisogno di ricaricare il sale all’interno dell’inalatore, basta semplicemente aprire il tappo circolare di plastica e svuotare l’inalatore dal sale utilizzato, quindi riempirlo nuovamente con dei cristalli di sale grezzo dell’Himalaya, dopodiché riposizionare il tappo.

Non riempite mai il vostro inalatore con sostanze diverse dal sale Himalaiyano.


Approfondimenti sull'argomento:
Sale himalayano contro le allergie

I bambini scelgono i propri genitori


Prima della nascita, l’anima di ciascuno di noi sceglie un’immagine o disegno che poi vivremo sulla terra, e riceve un compagno che ci guidi quassù, un daimon, che è unico e tipico nostro.
Tuttavia, nel venire al mondo, dimentichiamo tutto questo e crediamo di esserci venuti vuoti.
E’ il daimon che ricorda il contenuto della nostra immagine, gli elementi del disegno prescelto. È lui dunque il portatore del nostro destino.


Secondo Plotino (205-270 d.C.), il maggiore dei filosofi neoplatonici, noi ci siamo scelti il corpo, i genitori, il luogo e la situazione di vita adatti all’anima e corrispondenti, come racconta il mito, alla sua necessità. Come a dire che la mia situazione di vita, compresi il mio corpo e i miei genitori che magari adesso vorrei ripudiare, è stata scelta direttamente dalla mia anima, e se ora la scelta mi sembra incomprensibile, è perché ho dimenticato.”
(cit. tra virgolette tratte da: “Il Codice dell’anima”, James Hillman, ed. Adelphi)

Hai mai pensato di aver scelto i tuoi genitori prima di venire al mondo?
Premesso che esistono scuole di pensiero diverse nell’ambito della reincarnazione, sono molti gli studiosi e le correnti spirituali che attribuiscono questa scelta alla volontà personale. Che si tratti di scelta individuale, influenzata dalle circostanze e dai comportamenti adottati nelle vite precedenti o da altre presenze non è dato a sapersi. Ma una cosa è certa, perlomeno per chi si occupa di queste tematiche: i nostri genitori sono frutto di una scelta.

Il pensiero di James Hillman

A soffermarsi sul tema, fra i molti, lo psicoanalista James Hillman, secondo il quale a contraddistinguere la nostra vita è la ghianda che portiamo dentro, ovvero l’immagine di ciò che siamo davvero, scelta prima di venire al mondo. Ovvero il nostro destino che, rispetto a quanto si crede, è frutto di una scelta consapevole. Il concetto in realtà affonda le radici in un passato remoto, basti pensare al mito di Er de “La Repubblica” di Platone. Anche il filosofo neoplatonico Plotino condivideva la teoria, sostenendo che tutti noi scegliamo il corpo, i genitori, il luogo e la situazione di vita adatti all’anima.

In tale ottica la nostra incarnazione è frutto di un destino già presente e questa scelta include, secondo Platone, sia il libero arbitrio che la necessità, le quali finiscono per coincidere.

L’idea che l’anima scelga dove e come incarnarsi ritorna in moltissime filosofie e religioni orientali, a partire dall’Induismo in cui il principio spirituale detto Jiva, che precede la forma fisica, fa la sua comparsa in questo mondo con l’individuo pur non nascendo con esso. Ovviamente la reincarnazione dello Jiva nella condizione umana non è casuale ma frutto del principio di causa effetto secondo la legge del Karma: “raccogliamo ciò che abbiamo seminato. Il buon seme procura buoni frutti; quello cattivo, frutti cattivi. Ogni azione, per piccola che sia, produce effetti sul carattere.”

Le teorie di Robert Schwartz

Il famoso conferenziere Robert Schwartz, autore di “Anime coraggiose”, è uno fra i tanti sostenitori di questa teoria. Egli afferma che tutti noi programmiamo preventivamente le nostre esistenze, sfide comprese, per bilanciare il karma e conoscerci meglio: “La programmazione che facciamo prima di nascere è estesa e dettagliata. Essa include la selezione delle prove della vita ma va ben al di là di essa. Noi scegliamo i nostri genitori (ed essi scelgono noi), dove e quando incarnarci, le scuole che frequenteremo, le case in cui vivremo, la gente che incontreremo e le relazioni che stringeremo.Se qualche volta avete avuto la sensazione di conoscere già una persona appena incontrata, forse eravate nel vero. Quella persona faceva probabilmente parte della vostra programmazione prenatale. Quando un luogo, un nome, un’immagine vi sembrano stranamente familiari la prima volta che li vedete o sentite, si tratta spesso di un vago ricordo di ciò che fu discusso prima dell’incarnazione. In molte sessioni di programmazione usiamo il nome e prendiamo l’aspetto fisico che avremo dopo la nascita. Tali pratiche ci aiutano a riconoscerci l’un l’altro a livello fisico. La sensazione di dèjà vu viene spesso, giustamente, riferita a qualcosa successa in una vita passata, ma molte volte si tratta invece di ricordi delle programmazioni prenatali. Quando entriamo nella dimensione terrestre dimentichiamo tutto e prima di incarnarci sappiamo che subiremo questa amnesia auto indotta.Un dato importante è che la personalità è dotata di libero arbitrio. È dunque possibile resistere o accettare le prove della vita. La Terra è un palco sul quale la personalità realizza o devia dal copione scritto prima della nascita. Noi scegliamo come reagire se con rabbia e amarezza o con amore e compassione. Quando riconosciamo che abbiamo programmato le prove della nostra vita la scelta diventa chiara e molto più facile“.

In tale ottica i genitori non sono altro che parte del programma scelto prima di venire al mondo. Gli schemi che ereditiamo da loro sono una sorta di allenamento il cui scopo finale è insegnarci a vivere a modo nostro. Figli e genitori, quindi, si aiuterebbero reciprocamente a superare sfide, blocchi, ostacoli che in qualche modo li legano. Il fatto di vivere situazioni familiari devastanti o poco piacevoli è solo apparentemente negativo perché in realtà si tratta di una palestra per l’anima, attraverso le cui lezioni possiamo liberarci degli schemi di cui siamo prigionieri, scoprendo i nostri autentici talenti, i punti deboli e le abilità. Spesso è nelle difficoltà che troviamo la forza per cambiare.


Mettendo insieme i vari pezzi, progressivamente scopriamo chi siamo, la nostra vera natura. Ma per riuscirci è indispensabile comprendere che siamo registi, non semplici vittime della realtà circostante. Se abbiamo scelto i nostri genitori anziché altri non è un caso, l’abbiamo fatto perché solo con loro avremmo potuto imparare determinate cose in un reciproco scambio di insegnamenti. Quando invece ragioniamo da vittime, puntiamo il dito contro accusandoli di tutto ciò che non siamo riusciti a realizzare. Certo, non è facile comprenderlo, specialmente se sussistono situazioni complesse, eppure è solo assumendoci la nostra fetta di responsabilità che possiamo cambiare le cose. Perché solo se ci consideriamo registi della nostra vita riacquistiamo il potere perduto, quello che ci permette di cambiare in meglio.

Sebbene questa logica valga per tutti i rapporti interpersonali, quello con i genitori è particolarmente profondo, originato da accordi d’amore. Ed è per questo che il primo passo da compiere per riappropriarsi del proprio potere è perdonarli, accettarli per quello che sono e comprendere che non sono giunti a caso. Una volta che il perdono è concesso la vita, assicura chi supporta queste teorie, migliora a 360 gradi. La nostra come la loro. Il bambino interiore, attraverso questo processo di consapevolezza, non è più arrabbiato, non si sente più escluso, ma degno di attenzione e amore. E’ lui il creatore, è lui il nostro potere risvegliato. Vale la pena farci una riflessione!
Fonte: Laura De Rosa www.yinyangtherapy.it http://www.eticamente.net/

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