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martedì 11 dicembre 2018

I vaccini? Facciamo due conti

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Eccomi, sono una casa farmaceutica.
Produco e vendo farmaci, ad enti pubblici e privati, a Stati come anche ai singoli cittadini.
Tralasciamo le circa seicento condanne che ho in curriculum per reati di ogni tipo immaginabile connesso con la mia attività, dalla falsificazione di studi scientifici ad ogni genere possibile di corruzione, occultamento di risultati della ricerca, intimidazione a ricercatori e giornalisti, frode fiscale, produzione e vendita di farmaci inutili, pericolosi quando non letali, eccetera eccetera - il fatto è che oggi ho un piccolo problema di contabilità che volevo esporvi.
Sapete, io produco farmaci per curare i sintomi del morbillo.
Un caso statisticamente medio di morbillo viene trattato con uno sfebbrante, ad esempio la Tachipirina. Poi può servire dell'anticonvulsivante se il malato ha le convulsioni (mi dicono esser comuni in iperpiressia infantile), poi i fermenti lattici per sistemare l'equilibrio della flora intestinale. Per una terapia mediamente della durata di sette giorni, parliamo di medicinali che la farmacia vende a circa 40€ al cittadino, io alla farmacia glieli ho venduti a circa 26€
(Sfebbrante, 4€; Anticonvulsivante 8€; Fermenti Lattici 14€)
Però produco anche vaccini. Ad esempio il vaccino “morbillo parotite rosolia varicella”, per gli amici PRIORIX TETRA, che vendo allo Stato italiano a circa 46€ (sarebbero 49.95 arrotondiamo un minimo).
Ora, vendendo medicinali per un caso di morbillo, guadagno in lordo 26€
Vendendo una dose di PRIORIX TETRA invece guadagno in lordo 46€
In Italia stando all'Istituto Superiore di Sanità, si ammalano di morbillo ogni anno mediamente 1.500 persone. Con annate di bassa che scendono fino a 100-150 casi e annate di picco, una ogni quattro circa, che viaggiano anche a 5-6mial casi.
Stando all'ISTAT, invece, nascono ogni anno circa 500.000 bambini.
Dunque, secondo il pallottoliere,
26x1.500 = 39.000
46x500.000 = 23.000.000
Quindi, di media, in un anno guadagno:
- dai malati di morbillo 39mila euro.
- dalla vaccinazione per il morbillo 23 milioni di euro.
Ma i 39mila euro del morbillo possono variare. Salire ogni quattro-cinque anni anche a 156.000€ (anni di picco, fino a 6mila casi di morbillo), ma anche calare negli anni di bassa fino a poche centinaia di casi, portandomi solo 3-4.000€. Al contrario, le entrate da vaccino sono certe e garantite ogni anno, pagate in anticipo direttamente dallo Stato: c'è l'obbligo, baby.
Senza contare che il morbillo lo fai una volta e poi basta, mentre il vaccino lo devi rifare ogni tot anni, perché la protezione svanisce nel tempo.
Ora, ho letto una serie di geni su Facebook ripetere che io, casa farmaceutica, guadagno di più vendendo i farmaci che vendendo i vaccini. Insomma, secondo loro, 39mila sono "di più" di 23 milioni.
Lo scrivono quelli tanto tanto intelligenti, quelli che stanno con LaScienzah.



Letto sulla pagina Facebook: THEWALKOFCHANGEOFFICIAL (LINK) 

sabato 17 novembre 2018

Meccanismi psicologici nell'alimentazione

Benvenuta ortoressia!   pubblicato da Carla Sale Musio (LINK)

 

Il cibo e la dipendenza che ne deriva sono strumenti potenti ed efficaci per assicurarsi il mercato del farmaco e, come dimostrano le tante ricerche su questi argomenti, non servono persone armate di spirito critico, di consapevolezza, di interesse e di curiosità. Occorre piuttosto una massa gregaria di consumatori diligenti, pronti a banchettare senza chiedersi perché e senza alcun desiderio di indagare le conseguenze delle proprie scelte alimentari.

Si chiama ortoressia l’etichetta che demonizza chi sceglie un regime alimentare diverso da quello della maggioranza.

Grazie a un’accurata descrizione di sintomi e a un corollario ben orchestrato di spiegazioni scientifiche, la psichiatria questa volta mette alla gogna gli spiriti liberi e responsabili.

Un tempo esisteva il disturbo ossessivo compulsivo e da solo bastava a indicare la sofferenza psicologica derivante dal sentirsi costretti a compiere più volte al giorno una serie di azioni stereotipate, vissute come indispensabili per raggiungere la sensazione interiore di vivere in pace con se stessi.

Oggi alla diagnostica tradizionale si è aggiunta una perversione nuova volta a discriminare chi sceglie di occuparsi in prima persona della propria alimentazione e invece di seguire il branco si impegna ogni giorno a selezionare il proprio menù seguendo un criterio salutista fatto di scelte accurate e, ahimè… controcorrente.

Si potrebbe discutere a lungo sull’utilità di trovare definizioni psichiatriche alla sofferenza psicologica, ma qui voglio soltanto sottolineare in che modo il demone della patologia sia stato costruito ad arte per comporre un quadro diagnostico funzionale agli interessi delle case farmaceutiche e alla necessità di plasmare la nostra psiche rendendola schiava di esigenze che hanno ben poco a che vedere con il benessere e con la salute.

Occuparsi della propria alimentazione in modo attento e consapevole dovrebbe essere per tutti un dovere imprescindibile, necessario a condurre una vita sana e soddisfacente.

Tuttavia, la nosografia psichiatrica è riuscita a trasformare un gesto di responsabilità e di partecipazione civile in una psicopatologia da contrastare grazie al meticoloso utilizzo di farmaci, ricoveri e psicoterapia.

Chi ne risulta affetto se la dovrà vedere davanti a un giudizio sociale colpevolizzante, omologato e crudele, rischiando di portare per sempre le stimmate della malattia mentale e dell’emarginazione.

Infatti, è proprio la preoccupazione per la salute e per le scelte nutrizionali che la sottendono ad essere finita questa volta nel mirino degli psichiatri.

Non serve opporsi e dichiarare il bisogno di controllare una cultura gastronomica sempre più distante dalle necessità della sopravvivenza e incentivata da esigenze commerciali.

Passare troppo tempo a esaminare le etichette dei prodotti alimentari, rifiutarsi di bere e mangiare cibi carichi di tossicità o di violenza, evitare di partecipare a riunioni goliardiche incentrate sul consumo smodato di alimenti malsani… non è il segnale di un comportamento responsabile e maturo.

Al contrario: è un sintomo da curare!

E protestare non servirà, perché chi si trova dalla parte GIUSTA della scrivania tiene il coltello per il manico.

Contrastare il verdetto degli psichiatri, infatti, è considerato sintomo di una patologica resistenza ad accettare la diagnosi.

Ecco quindi che tante persone in lotta con l’avvelenamento nascosto dietro alla vendita degli alimenti, dovranno prestare attenzione a ciò che dicono e a ciò che fanno.

Pena: un ricovero coatto e una cura farmacologica capace di ricondurli alla ragione

E chi ancora insiste a non seguire la dieta prescelta dalla maggioranza se la dovrà vedere con l’emarginazione riservata a quelli che hanno qualche rotella fuori posto.

Le scelte alimentari vanno bene solo nel range indicato dalle statistiche, quello incentivato dalla pubblicità e dai mass media e finalizzato a tenerci cronicamente dipendenti dalle medicine.

In questo modo le case farmaceutiche possono continuare a garantirsi i loro lauti guadagni.

La cura è quella degli interessi economici e la salute è quella che li incrementa con regolarità.

L’obbiettivo della scienza medica non è il benessere delle persone ma la longevità delle malattie, funzionale alla vendita di pillole sempre diverse e alla creazione di una popolazione cronicamente bisognosa di terapie.

In questo scenario il cibo e la dipendenza che ne deriva sono strumenti potenti ed efficaci per assicurarsi il mercato del farmaco e, come dimostrano le tante ricerche su questi argomenti, non servono persone armate di spirito critico, di consapevolezza, di interesse e di curiosità.

Occorre piuttosto una massa gregaria di consumatori diligenti, pronti a banchettare senza chiedersi perché e senza alcun desiderio di indagare le conseguenze delle proprie scelte alimentari.

Per chi si ribella è arrivata l’ortoressia a dimostrare che la coscienza non è necessaria e che la salute non corrisponde al benessere individuale, perché gli sforzi volti a costruire la consapevolezza sono diventati una patologia con tanto di timbro e di ricetta medica.

Nel mondo dell’economia non c’è posto per le menti consapevoli: è auspicabile la lobotomia.

Ma negli anni duemila il bisturi non serve più, i manicomi sono stati chiusi e al posto delle prigioni abbiamo la diagnostica psichiatrica, l’omologazione e l’emarginazione.


Chi è la persona giusta per me?

IL MITO DELLA PERSONA "GIUSTA"

Ci hanno educato fin da bambini a credere che esista una persona "giusta" per noi. Un altro essere umano, il più perfetto possibile, che possa renderci felici e completi.
Se le favole e le fiabe ci propongono da sempre la figura del principe azzurro o della fata madrina, i termini utilizzati per descrivere questa persona "mitica" spaziano dalla metà della mela, all'anima gemella, fino alla filosofia new age con le fiamme gemelle. Insomma un'idea basata su una visione "romantica" ed edulcorata della realtà.
Attualmente la concezione della persona ideale è collegata all'idea di coppia tradizionale.

.....E' infatti nel rapporto con le figure primarie, la madre e il padre, che noi in qualche modo ci formiamo la prima immagine della persona ideale: in questa immagine noi proiettiamo le caratteristiche dei nostri genitori e l'idea di un amore che possa comprenderci e amarci come hanno fatto, o al contrario, non hanno fatto i nostri genitori. Spesso scegliamo proprio un compagno o una compagna che possiede caratteristiche simili o complementari del genitore da cui ci siamo sentiti meno amati. Quante volte abbiamo detto: "non lo sopporto... si comporta come mio padre! ...mi fa innervosire come mia madre".
In qualche modo obblighiamo le persone che scegliamo a entrare in uno schema, un copione, che corrisponda alla nostra idea di amore e di rapporto di coppia.
Questa visione dell'amore e della coppia può essere pericolosa perché ci spinge, come Urano a un attaccamento morboso verso una figura "materna" o "paterna" che ci completa e ci renda felici rinforzando l'idea di essere persone incomplete e mancanti o che esista una sola persona al mondo, su sette miliardi di persone, che possa completarci. Questa idea ci impedisce di crescere perché ci fa ingaggiare una lotta estrema verso la realtà impedendoci di essere sereni.
Quell'amore non può essere collegato a una persona, a un oggetto esterno, ma è il frutto di una scelta personale: noi scegliamo di amare o non amare quella determinata persona e lo scegliamo non per quello che fa o che ci da ma per quello che è. Questo non significa che dobbiamo stare con una persona che ci fa del male ma comprendere che sono le nostre scelte a volte a farci del male. L'altro è solo una comparsa nel teatro della nostra storia.
Nello yoga sciamanico viene definito il nostro sposo o la nostra sposa interiore la parte sotterranea e invisibile di noi, che ci accompagna dal primo all'ultimo respiro esalato. E' quello che nella psicologia del profondo viene definito Il matrimonio mistico e in alchimia le nozze alchemiche con la nostra parte maschile o femminile.
La persona "giusta" in realtà è proprio quella persona che ti crea dei fastidi, che ti fa arrabbiare, che ti stimola per uscire dalla zona di comfort, che ti mostra le tue ombre, come uno specchio in cui non vuoi vedere la tua vera immagine.
All'inizio di una relazione l'altro viene idealizzato, l'oggetto d'amore privo di difetti, ci mostra solo ciò che vogliamo vedere. E' solo quando l'idealizzazione cade, la passione scema, che i difetti emergono e il nostro amore si trasforma in rabbia o addirittura odio quando non ci viene dato quello che ci aspettiamo dall'altro. I difetti dell'altro però sono sempre una nostra proiezione: noi proiettiamo, ovvero transferiamo, le nostre mancanze sull'altro. Se non osserviamo quei difetti e non li amiamo prima dentro di noi non potremo amare l'altro e troveremo sempre persone che ci rimandano all'esterno quello che non vogliamo vedere all'interno. Invece è proprio sperimentando ciò che non voglio che posso fare scelte differenti.
Quando un uomo incontra la donna ‘giusta’ o una donna incontra l'uomo ‘giusto’, si attiva un archetipo in entrambi. Venere incontra Marte. Non è detto che quel partner sia realmente quello da cui potremo avere gioia e felicità, perché entra in gioco un complesso sistema di proiezioni. Solo quando accoglieremo senza giudizio tutte le ombre e staremo bene con noi stessi entrando coraggiosamente nel nostro Tartaro interiore smetteremo di pretendere che l'altro sia come noi lo vogliamo per riempire i nostri vuoti affettivi. Smetteremo di voler cambiare nell'atro ciò che inconsciamente non sopportiamo di noi, quando ci daremo il permesso di essere compassionevoli verso noi stessi allora saremo liberi e lasceremo l'altro libero di essere se stesso.
La persona "giusta" è la persona "sbagliata." Perché giusto e sbagliato sono solo concetti mentali. La persona "giusta" sei tu. Quando vedrai nello specchio la meraviglia che sei allora nella tua vita arriverà anche la persona che desideravi, perché avrai smesso di innamorarti di un'idea e avrai scelto la realtà. La realtà è che il vero Amore è dentro te. Come dice Osho: "Il caos non è all’esterno, l’esterno è un cosmo, mentre all’interno esiste un caos. Ed è a causa del caos interiore che le persone non guardano dentro di sé. Hanno paura, sono terrorizzate e non osano guardare dentro di sé. Si tengono occupate in tutti i modi, in modo tale che non rimanga tempo utile per guardare all’interno, né spazio per farlo."

Tiziano Cerulli

letto sulla pagina Facebook di Mimma Dabramo

venerdì 9 novembre 2018

Dentro di noi accade ciò che viviamo fuori

Da Solo La Solitudine Archetipo Archetipi 
Il nostro stile di vita incide in modo determinante sul nostro stato psico-fisico. Il cervello attraverso le nostre malsane abitudini quali : cibo spazzatura,  ritmi veloci, lavori, che non solo non ci piacciono, ma che  spremono fino in fondo il nostro organismo, assenza assoluta di attività fisica e meditazione, maratone televisive dove ci spiegano che il mondo è  un posto bruttissimo. Sigarette, inquinamento e rapporti interpersonali scadenti, i pensieri con cui ci autodefiniamo, le ideee fisse, i giudizi, le paure, le preoccupazioni che la nostra mente per sua natura installa in noi. Attraverso tutta questa roba, che incide non solo nel presente, il nostro cervello si ammala. Le difese immunitarie del nostro organismo si indeboliscono, aprendo le porte a malattie, che nostro malgrado, trasmetteremo alle generazioni future.
Le malattie sono la ribellione dell' organismo ad un sistema di vita privo di equilibrio.
Dunque, è  inutile battersi sulla legge di attrazione, e  non rendersi conto che siamo anche il risultato  di un certo tipo di  una vita che conduciamo, che di vita a ben poco. Che il primo magnetismo che attuiamo è  strettamente legato all'esistenza che conduciamo. Certo, non possiamo astenerci dal lavoro. In qualche modo dobbiamo mantenerci, provvedere ai bisogni primari, e non solo. Gli amici gli scegliamo, così come l'amore, la famiglia di origine no, i parenti sono quello che sono. Ma non dobbiamo mai dimenticare, che anche nelle situazioni più stressanti, abbiamo un dovere verso noi stessi, quello di renderci consapevoli, di invertire la rotta. Salvarci.  Di non accettare niente come definitivo, che determinante è, non solo ciò che ci capita, ma il nostro porci rispetto agli accadimenti  stessi.
Siamo responsabili di quello  che ci accade dentro, attraverso ciò  che viviamo fuori. Se cambia il primo, il secondo si trasforma di conseguenza.
Poi ci sono casi che confermano l'eccezionalità di un evento, e non tutto è  spiegabile.
Che la polemica sia sempre costruttiva.
Letto sulla pagina Facebook di Ruben Ray

Cosa eliminiare... per raggiungere la felicità

Un viaggio può davvero cambiarti la vita. Parti in un certo modo e torni diverso, perché ciò che hai vissuto lontano da casa e dalla tua comfort zone ti è entrato dentro e ha scombussolato il tuo equilibrio. Ha portato gioia, sfide, stupore, consapevolezza. No, non puoi più pensare di vivere come facevi prima, semplicemente perché ora sei diverso.
Il cambiamento che tanto sognavi è avvenuto, ed è avvenuto grazie ad un viaggio. Sei partito, hai scoperto una parte del mondo ma soprattutto di te stesso. E così hai imparato a perdonarti, guardare avanti e accettarti per quello che sei, senza filtri e maschere dietro cui nasconderti. Hai imparato ad amarti, è una forma di amore pura e contagiosa, imprescindibile per imparare ad amare anche gli altri.
Donna, Ragazza, Libertà, Felice, Sole, Silhouette

Ma è necessario viaggiare per cambiare vita?

No, viaggiare non è imprescindibile ed è importante sottolinearlo. Da quando ho lanciato Mangia Vivi Viaggia tante persone mi hanno scritto partendo da questa convinzione che non è solo sbagliata, ma anche pericolosa. Perché se inizi a pensare di poter essere felice solo quando ti licenzi, molli tutto e giri il mondo, pensi di non poterlo essere mai.
Non tutti possono permettersi di viaggiare per lunghi e soprattutto non tutti lo vogliono. Per molti il viaggio è la controparte di una vita stabile ma comunque felice. Viaggiare non è la soluzione ai tuoi problemi, è una delle infinite opportunità che la vita ti mette a disposizione per essere felice.
Per riuscire a realizzarsi non è necessario partire, ma cambiare. Mettere in moto un cambiamento importante è l’unico requisito per costruirsi giorno dopo giorno vita infelice. Come si fa concretamente? Questi sono 5 piccoli grandi cambiamenti che possono portarti a evolvere verso la tua felicità, senza dover per forza scappare lontano.
Viaggiare dev’essere un piacere, non una fuga. Se vuoi cambiare vita, parti da te stesso.

1. Smettila di sopravvalutare il giudizio degli altri

Tendiamo a dare un’importanza spropositata al giudizio altrui, quando in realtà nella maggior parte dei casi riceviamo risposte prive di qualsiasi profondità. Spesso chi ci spiega come dovremmo vivere lo fa senza dar minimamente peso alle sue parole e a volte addirittura con il secondo fine di vederci fallire.
Eppure ci fidiamo ciecamente di chi ci dice come dovremmo vestirci, cosa dovremmo fare di una relazione traballante, perché dovremmo continuare a vivere la stessa vita anche se ci rende infelici. Ci facciamo indicare la via da individui che di noi sanno poco o nulla.
Paradossalmente, smettiamo invece di ascoltare noi stessi, ovvero l’unica persona che ci conosce davvero e sa quale direzione seguire per tornare a sorridere. Ecco, una delle cose più potenti e immediate che puoi fare per iniziare un grande cambiamento personale è smetterla di dare troppa importanza a quello che dicono gli altri, mettere ordine nella tua mente e iniziare ad ascoltare il tuo cuore.
Potrà anche sbagliare qualche volta ma ti indicherà sempre la strada della tua felicità.

2. Smettila di rimandare la tua felicità a domani: sii felice oggi!

Procrastinare fa parte della natura umana. Tendiamo naturalmente a rimandare e rimandare, finché non accumuliamo una mole di cose da fare spaventosa. Una montagna di responsabilità che ci dà l’impressione di soffocare: quante cose abbiamo da fare e quanto poco tempo abbiamo a disposizione!
Ora, se questo articolo parlasse dei modi per combattere la brutta abitudine di procrastinare, ti suggerirei di adottare la filosofia di vita del Minimalismo. Perché non si applica solo alle cose ma anche alle idee, i comportamenti, le relazioni. Meno hai e meglio stai.
Ma questo articolo parla di come costruire, giorno dopo giorno, una vita felice. E se ho parlato della procrastinazione è perché sono fermamente convinto che sia proprio uno degli ostacoli più grandi alla felicità di un essere umano.
Il discorso è molto semplice, anche se se ne parla poco: siamo procrastinatori seriali su tutti gli aspetti, ma soprattutto sulla felicità.
Perché abbiamo questa tendenza assolutamente ingiustificata a pensare di avere tanto tempo davanti a noi. E poi siamo convinti che sia giusto mettere sempre qualcos’altro prima di noi, perché ci hanno cresciuti insegnandoci che pensare anche a noi stessi è da egoisti. Così si sono venute a formare intere generazioni di persone incapaci di stare sole con se stesse e quindi incapaci di stare bene con gli altri.
Rimandiamo continuamente la felicità, su tutti i livelli. Vale soprattutto per quanto riguarda i viaggi. L’ho visto e lo vedo in tante persone, convinte per chissà quale ragione di poter viaggiare più avanti.
Ma poi:
  • a vent’anni non hanno abbastanza soldi;
  • a trent’anni non hanno il tempo;
  • a quarant’anni devono prendersi cura dei parenti;
  • a cinquant’anni pensano che ormai la pensione è dietro l’angolo, tanto vale aspettare;
  • a sessant’anni si sentono troppo vecchi per partire;
  • a settant’anni (se ci arrivano) pensano con amarezza di non aver mai viaggiato.
Sai qual è il segreto per essere felici? Fare ogni singolo giorno qualcosa che ti renda felice. Perché non vivremo per sempre e non abbiamo alcuna certezza sul futuro. Sappiamo solo di avere il qui e ora. E non esiste carriera, responsabilità, impegno, dovere o persona per cui valga la pena rinunciare ad essere felici. Non rimandare la tua felicità a domani.

3. Smettila di concentrarti su quello che fanno gli altri

Recentemente ho riportato una bella riflessione di Matthew McConaughey su ciò che significa per lui costruirsi una vita felice. Il suo discorso si basa quasi interamente su ciò che lui chiama “processo di eliminazione“, ovvero: smetti di cercare di capire chi sei e inizia a chiederti chi non vuoi essere.
Bene, sai chi sicuramente non vuoi essere se stai inseguendo la felicità? Uno di quegli individui che vivono dei fallimenti altrui. Non esserlo, neanche per un po’, e non solo perché non è bello distruggere i sogni degli altri, ma anche perché questo comportamento non fa altro che distrarti dal tuo vero obiettivo: mettere in atto un cambiamento.
Si tende a voler sempre guardare cosa fanno gli altri e cercare il pelo nell’uovo in ogni loro progetto. In questa società malata, si vede una persona sorridere e ci si chiede per quale motivo lo faccia. Quando invece una persona è infelice, pensiamo tragicamente che siano normale.
Posso assicurarti una cosa: nessuno ha mai ottenuto nulla concentrandosi solo sugli altri, specialmente con la speranza di vederli fallire. Preoccupati per te, concentrati su ciò che puoi fare di concreto per cambiare vita. E se ti fa paura l’idea di fallire, ricordati che i veri falliti sono quelli che non ci provano mai.
Non essere una di quelle persone piccole. Parti da questa consapevolezza per cercare di capire chi vuoi essere.

4. Smettila di indossare maschere, sii te stesso

In un’epoca in cui tutti fingono nel disperato tentativo di apparire perfetti, il gesto di ribellione più bello e forte che tu possa fare è iniziare ad essere te stesso. Getta le maschere, smetti di nasconderti dietro a frasi fatte e comportamenti conformisti, quelli che nel profondo detesti. Smettila di reprimere la tua natura, ciò che ti caratterizza come persona.
Non è inseguendo le apparenze che troverai  la felicità. È trovando il coraggio di mostrare la tua identità che imparerai prima di tutto ad amarti e poi a dare il giusto peso al giudizio altrui. Smetterai di farti ossessionare dal modo in cui sembri e ti preoccuperai solo di realizzarti in base a ciò che sei.
Quando ce la fai, quando sei senza maschere, ti senti inondare da una forma di felicità pura e totale. Quella che un tempo non avresti mai ritenuto nemmeno possibile e che riguarda solo te. Non devi più affidarti agli altri, non devi temere parole taglienti e sguardi indiscreti: devi solo preoccuparti di non fare nulla che sia in contrasto con il tuo essere.

5. Smettila di frequentare persone nocive, circondati di persone positive

La felicità è come una fiamma che possiamo accendere solo dentro di noi.
Più ti illudi che un domani qualcuno o qualcosa (un lavoro, un fidanzato, un oggetto) possa improvvisamente trasportarti dalle tenebre alla luce, più sarà forte la delusione. Non ci sono scorciatoie per la felicità: devi lavorarci duramente, devi inseguirla, devi rischiare. Nessuno te la regalerà, puoi solo conquistarla.
Tutto deve nascere dentro di te, ma poi c’è il passaggio successivo: la felicità è una fiamma che si alimenta solo grazie alle persone che hai vicino e il luogo in cui vivi. Le famose vibrazioni positive sono proprio tutto ciò che decidiamo di far entrare nella nostra vita.
Puoi essere felice anche completamente da solo, ma è una fiammella costantemente a rischio. Da soli è difficile proteggerla e la stragrande maggioranza delle persone, dopo un po’, la lascia spegnere. Se invece hai intorno a te persone interessate a tenerla accesa, diventerà un fuoco sempre più grande e inarrestabile. E sarà molto difficile spegnerlo.
Se vuoi inseguire la felicità, prenditi del tempo per te, dove non fai altro concentrarti su ciò che hai dentro. Ma quando trovi le risposte che cercavi, rivolgi il tuo cuore verso ciò che hai intorno. Se ti fa sorridere, concedigli il tuo tempo e le tue energie. Se non ti rende felice e non ti dà alcuna prospettiva futura in tal senso, cambia.


sabato 29 settembre 2018

Influenzati da un virus che NON esiste



La contaminazione tossica dell’ambiente esterno che acidifica la matrice interna dell’organismo cambia i rapporti chimico-elettrici che regolano gli scambi metabolici, scatenando la risposta immunitaria conosciuta come sindrome della INFLUENZA invernale. Ti spiego come. Il corpo animale si rapporta con la matrice esterna traendone il necessario per vivere: attraverso la via aerea si alimenta dell’ossigeno molecolare che gli serve da interruttore per commutare l’energia organica, cioè l’energia chimica di legame introdotta con i macronutrienti della dieta alimentare, in una certa forma chimica organica (molecole energetiche di adenosina trifosfato – ATP) che sia spendibile energeticamente nei processi metabolici, respiratori e biosintetici cellulari. In breve: gli animali, Uomo compreso, prelevano pezzi di materia organica dall’ambiente che impiegano come carburante e molecole di ossigeno dall’Aria che fungono da agente ossidante, comburente, per produrre energia chimica e calore.


INFLUENZA (Prima Parte): il virus contagioso che NON esiste.
I comportamenti e le procedure detox sono da considerare come la prevenzione e la “cura” della influenza: sciogliere i nodi energetici che intasano la matrice biologica e impediscono all’elettrone di correre liberamente è smuovere i ristagni dei liquidi biologici ed eliminare le ostruzioni che sono causa di tutte le malattie, anche della stessa influenza. Le tossine metaboliche interrompono le linee di trasmissione dati e distorcono i segnali elettro-chimici non permettendo la corretta e completa traduzione delle informazioni biologiche. Con il rifluire dell’energia elettromagnetica viene ripreso il disegno originale della Vita, già intelligenza energetica della Natura, ricreando le normali condizioni di salute della materia. Si può stentoreamente affermare che la materia sia fatta di energia intelligente, che quindi abbia una essenza squisitamente spirituale: perciò, curandosi della materia, non è balzano pensare che si stia effettivamente curando l’anima, e viceversa.

I micronutrienti umani come polifenoli vitamine e sali minerali organicati sono i metaboliti vegetali secondari, piccole molecole che contengono informazioni di funzione prodotte dal metabolismo anabolico secondario delle piante; le informazioni elettromagnetiche strutturali sono invece immagazzinate nelle macromolecole frutto del metabolismo anabolico primario composte da atomi di carbonio organicati con atomi di idrogeno, più il solo ossigeno nel caso degli idrati del carbonio (glucidi), degli acidi grassi e dei lipidi, più ossigeno e azoto per gli amminoacidi le proteine e gli acidi nucleici. È l’elettrone di idrogeno con il suo trasferimento a trasportare all’Uomo la forza contenuta nei legami molecolari formati dall’unione di altri elementi chimici con l’atomo di carbonio, che è stato organicato dagli organismi fotoautotrofi in più o meno complicati aggregati molecolari glucidici lipidici e proteici. L’elettrone di idrogeno si muove dentro il solco del Cerchio Sacro della Vita fin dall’inizio: le piante terrestri e marine assorbono l’energia del Sole, la Luce, grazie ai pigmenti di clorofilla e la utilizzano per ossidare le molecole della soluzione acquosa H2O strappando loro gli elettroni di idrogeno H (catabolismo della fotosintesi clorofilliana detto “fase luminosa”) necessari per fissare il carbonio inorganico aereo incorporandolo in composti organici, organicazione che avviene riducendo l’anidride carbonica CO2 in molecole complesse di glucosio (anabolismo della fotosintesi detto “fase al buio”). L’elettrone di idrogeno è il deus ex machina dell’espressione vitale, la vera sorgente energetica: il carbonio molecolare organico è utilizzato per trasportarlo durante la respirazione cellulare dentro la fucina mitocondriale per creare differenze di potenziale, gradienti elettrici che trasfericono informazioni chimiche, mentre l’ossigeno inspirato, potente attrattore elettronegativo e agente ossidante, viene usato come accettore finale. Sono i vegetali che operano la prima trasmutazione alchemica di questo mondo che trasforma in forme di vita il carbonio e l’ossigeno dell’Aria e l’idrogeno dell’Acqua, trasferendo la radiazione elettromagnetica solare dentro i legami delle molecole organiche e producendo come scarto del processo fotosintetico molecole di ossigeno che vengono rilasciate nell’atmosfera: ogni due molecole di acqua foto-ossidate, ne viene immessa una di ossigeno nell’Aria. Nella propria matrice biologica è permesso all’Essere umano di creare da molecole organiche altri composti organici (anabolismo) e distruggere (catabolismo) la materia organica attraverso processi ossidoriduttivi che muovono le unità elementari della materia, elettroni e protoni; il movimento degli elettroni carica elettricamente atomi e molecole che rompono i legami fisico-chimici esistenti, liberando l’energia che vi è imprigionata e restituendola alla matrice energetica originaria come effetti dell’attività vitale, la quale comporta sempre una emissione elettrica. Il vivere consuma o, per meglio dire, trasforma la materia organica: la realtà visibile viene destrutturata nel raggio di una vita, i composti chimici della biomassa semplificati in atomi costitutivi che vanno a rigenerare la matrice in continuazione grazie ai cicli del carbonio, dell’azoto e dell’ossigeno; ricicli biogeochimici gassosi che permettono il passaggio degli elementi chimici dagli esseri viventi all’ambiente esterno, alimentando i serbatoi inorganici da cui attingere nuovamente risorse chimiche elementari per costruire i complessi molecolari di materia organica in cui inglobare la radiazione luminosa da utilizzare come forza vitale di crescita azione sentimento e pensiero. Questo è ciò che avverrebbe normalmente se l’atmosfera fosse pulita, il ché non è affatto. L’elettrone è come una spoletta di un telaio: se sul binario vi è un blocco, la spola salta deraglia devia e si ferma, intrappolata in matasse di legami molecolari e atomici non biologici, cosicché il tessuto energetico che uscirà dalla macchina sarà difettoso, incompleto, rotto. Sono tossine o agenti inquinanti le molecole in grado di interferire sia fisicamente sia chimicamente con la trasmissione dei segnali elettromagnetici biologici che garantiscono la continuazione della Vita, ovvero lo scambio e la circolazione armonica delle informazioni energetiche che avviene, per quello che ne so fino ad oggi, fondamentalmente grazie agli spostamenti sinergici degli elettroni della matrice, che lavorano simultaneamente al raggiungimento dello stesso fine biologico. Quando si interrompe la circolazione della informazione, la Vita finisce: per questo è plausibile, ragionevole, che ci sia vita dopo la morte, finché c’è materia organica e il riciclo continua. – Relativamente alla coscienza dell’informazione rimando, chi fosse interessato, alla lettura del trattato in due parti riguardante la MATRICE – L’inquinamento elettromagnetico dell’atmosfera è anch’esso fattore velenoso per gli organismi viventi, che va ad influire, è bene ricordarlo, sulla qualità della creazione e della distruzione dei sodalizi chimici di atomi e molecole all’interno dei corpi: effetti concreti che hanno una forma tangibile, non speculazioni intellettuali. Le cellule somatiche che risultano mutate (tumori) sono espressione della NON-CORRISPONDENZA del tracciato che l’elettrone compie nella matrice interna di un organismo rispetto al disegno biologico che, invece, garantisce la perpetuazione dell’intelligenza vitale – chiamata Matrice universale – proprio in virtù della riconoscibilità “universale” dell’informazione biologica che, in questo frangente, viene meno. Tuttociò che sia tossico per la Vita equivale ad una ostruzione elettrica e chimica che modifica il normale percorso dell’elettrone e gli impedisce di lavorare correttamente, in pulizia e purezza secondo gli schemi naturali della biologia. Diventa tossica, o lo è già, ogni particella di materia che non sia stata metabolizzata interamente, o che non sia metabolizzabile già dalla partenza, in grado di interferire con i processi redox del metabolismo modificando il terreno biologico dell’organismo, ovvero la matrice.
La favola del Virus della Influenza che si sposta a cavallo delle bollicine di vapore.

La eziopatogenesi della Influenza è da ricercare, perciò, nella perdita dell’identità biologica della matrice interna che non trova una corrispondenza energetica vitale con l’ambiente, divenuto oramai tossico, che la circonda origina nutre e, nel caso di specie, avvelena. Basta fermarsi un attimo a riflettere per dare nuovi strumenti utili alla costruzione di un’idea di salute praticabile, il cui stesso funzionamento confuta la validità della tesi virale sulla influenza. Liberatomi la mente da preconcetti storicizzati e inculcati a forza, ho analizzato criticamente la genesi della Influenza per quello che posso sperimentare sulla mia pelle e osservare direttamente, scoprendo che la conoscenza del fenomeno patologico più comune dei giorni nostri è impedita grossolanamente dal postulato di contagiosità virale su cui si base tutto il teorema avvalorato e diffuso dalla medicina classica e dall’industria farmaceutica che la dirige, con l’unico scopo di vendere ammalare e controllare la popolazione.


L’immunità di alcuni rispetto al contagio della influenza dipende dal fatto che tali individui hanno la matrice biologica meno inquinata, con funzioni emuntorie ed escretorie efficaci e conseguenti migliori capacità di reazione ai cambiamenti e di adattamento omeostatico ai condizionamenti che, proprio in quanto tali, provengono dall’esterno. L’equilibrio tra l’Essere e l’ambiente è vero e biologico solo se le informazioni energetiche scambiate sono metabolizzabili dalle rispettive matrici, poiché tutto è connesso in un continuum eterno e niente si distrugge ma tutto si trasforma: quel che dai ti ritorna indietro.

La contagiosità della Influenza è una falsità ripetuta così tante volte da essere creduta come vera, una teoria ammessa aprioristicamente rispetto alle evidenze dell’esperienza influenzale che, infatti, suggeriscono tutt’altro: se la influenza viene osservata da un punto di vista olistico, le balle sul periodo di incubazione e sul potenziale di contagio assunto come proposizione irrinunciabile e mai dimostrata per spiegare gli effetti clinici di natura pestilenziale tipici della malattia e giustificare l’intervento farmacologico addirittura preventivo (Vaccinazione), contraddicono la sostanza dell’esperienza di immunità naturale e consapevole di cui molte persone sono testimoni. Sì, perché ci sono persone che si ammalano di Influenza e altre che non si ammalano per niente pur essendo esposte al medesimo presunto agente contagioso di cui l’individuo infetto sarebbe, manifestamente o latentemente, portatore. Questo non succede perché un sistema immunitario sia più forte di un altro, visto che proprio la crisi influenzale è un meccanismo guarente, un segno che le difese sono state attivate dopo una richiesta di aiuto: NON esiste un intervento immunitario, ossia biologico, dell’organismo che sia anticipato rispetto alla minaccia. NON esiste una difesa preventiva, poiché l’intelligenza del corpo vive il presente. Se non è presente un pericolo, NON c’è necessità di mobilitare risorse metaboliche per rispondere ad una istanza biologica che non c’è nella realtà. L’immunità di alcuni rispetto al contagio della influenza dipende dal fatto che tali individui hanno la matrice biologica meno inquinata, con funzioni emuntorie ed escretorie efficaci e conseguenti migliori capacità di reazione ai cambiamenti e di adattamento omeostatico ai condizionamenti che, proprio in quanto tali, provengono dall’esterno. L’equilibrio tra l’Essere e l’ambiente è vero e biologico solo se le informazioni energetiche scambiate sono metabolizzabili dalle rispettive matrici, poiché tutto è connesso in un continuum eterno e niente si distrugge ma tutto si trasforma: quel che dai ti ritorna indietro. Più egoisticamente facile e utile dare la colpa a un microrganismo inesistente piuttosto che ai propri comportamenti e al modello di società che essi determinano. Come tutte le epidemie anche la influenza è caratterizzata dall’insorgenza collettiva e quasi contemporanea dei sintomi, ma questo fatto certo e documentato, statistico, basta a dimostrare che sia il portato dell’attacco di subdoli esseri senza ali né arti chiamati VIRUS che passano di bocca in bocca appiccicati o insaccati in bolle di vapore acqueo, come il pensiero unico fa credere? No. È molto più credibile che il contagio sia la risposta curativa di una intelligenza biologica condivisa e diffusa, chiamata Matrice, che mette in connessione gli esseri viventi con la Madre Terra e l’Universo. Il virus contagioso della influenza non esiste, poiché quello che prende il suo nome sono fattori tossici eterogenei che cagionano una tossiemia metabolica: la causa della risposta immunitaria influenzale è, dunque, l’intossicazione del plasma sanguigno e della matrice ad esso collegata, di che natura dirò in seguito. L’idea del contagio virale nello specifico della Influenza come in generale, è così insopportabilmente fasulla, disinformativa e diseducativa, oltre che pericolosa, a volte letale, eppur socialmente accettata difesa e imposta che avrei potuto intitolare questa mia tesi “La follia dell’Uomo che si vaccina”, ispirandomi al libro “La follia dell’Uomo che ara” di Edward H.Faulkner. Un parallelismo letterario che mi pare alquanto pertinente, perché entrambe le titolazioni accendono un faro sulla stupidità e l’ignoranza di certe abitudini popolari. Insomma, questo articolo è l’ennesima occasione per rialzare la testa. Non incolpare virus influenzali per i tuoi acciacchi invernali, virus che sono reali come il ciuchino volante, piuttosto allenati per uscire dal loop di menzogne mediatiche sociali e scientifiche che soggiogano il Dio interiore attraverso la mente. Lasciati alle spalle le maledizioni e pratica un’alternativa che sia credibile: TU.


INFLUENZA (Seconda Parte): il virus contagioso che NON esiste.

Questo articolo è il seguito della Prima Parte.
Le matrici sono soluzioni.
Siccome la matrice è una, energeticamente omogenea e solo i corpi, involucri membranosi, la dividono in esterna ed interna, le sottomatrici biologiche desiderano la riunione e cercano l’equilibrio che le tenga in costante collegamento ottimizzando la circolazione di quella precisa informazione energetica che le lega, non che le divide. Variazioni elettromagnetiche dell’ambiente, traducibili elettricamente o chimicamente, rispetto agli umori della matrice biologica interna, determinano un adattamento omeostatico voluto dalla intelligenza universale della matrice, regolato attraverso le funzioni delle membrane, per riconnettere le unità autocoscienti cellulari con il Tutto. La ricerca da parte dell’organismo di un nuovo equilibrio elettrolitico o acido-basico sintonizzato sulle frequenze della Natura ha i sintomi della crisi eliminativa che, in certe stagioni, prende il nome di influenza.


La variazione del pH delle matrici biologiche è la causa della correzione fisiologica omeostatica che determina la crisi eliminativa della influenza.

L’Acqua è il componente principale della materia organica di tutti i corpi viventi, l’elemento conduttore elettivo scelto da Madre Natura per trasmettere la forza trasportata dall’elettrone; è il medium in cui si muove l’informazione vitale che ci appare sotto forma di carica elettrica. I soluti si sciolgono in essa e caricano la soluzione solvente acquosa di informazioni chimico-elettriche: il mezzo acquoso caricato elettricamente fa avvenire tutti i processi redox della cellula che ne interpreta e ne regola i segnali attraverso la membrana citoplasmatica e quelle degli organuli cellulari, generando gradienti ionici che perpetuano il moto dell’elettrone e realizzano la trasformazione catabolica e anabolica della materia. In tutti i processi vitali ci sono sempre due soluzioni divise da una membrana: il fluido umorale intracellulare è separato dalla soluzione extracellulare da cui deriva da una membrana cellulare semipermeabile che fa passare il solvente ma non il soluto. La soluzione umorale formata da solvente e soluti, anche se separata da delle pareti membranose, ragiona come una sola intelligenza e tende all’equilibrio elettrolitico che permette la veicolazione del messaggio trasportato dall’elettrone. L’equilibrio di carica elettrica (elettrolitico) tra una soluzione ed un’altra coincide dal punto di vista chimico con quello acido-basico espresso sulla scala del pH. La radiazione elettromagnetica vitale è quella che garantisce la trasmissione perpetua della informazione. Ci devono essere sintonia biologica ed equivalenza energetica tra le matrici di dentro e di fuori, che devono poter dialogare tra loro. Tale condizione generatrice di vita nell’Uomo è espressa dal valore del pH del sangue: finché le matrici biologiche, derivate dal plasma sanguigno, dei tessuti connettivi e delle cellule si mantengono leggermente alcaline si vive in salute. Non appena il terreno biologico si allontana da quel riferimento si innescano naturalmente una serie di correzioni fisiologiche finalizzate alla stabilizzazione del segnale energetico vitale (omeostasi). Una soluzione ionizzata è una matrice informata da una energia che può essere metabolizzabile, ma anche no. Come le soluzioni umorali interne si rapportano tra loro cercando di mantenere il giusto grado di basicità, anche il plasma metabolizza le informazioni contenute nelle diverse soluzioni della matrice esterna, ionizzata o meno nei diversi stati della materia (aria, acqua e cibo organico), da cui è diviso solo da un insieme organizzato di membrane, che è l’organismo vivente. La soluzione del sangue, ovvero la matrice interna, è connessa con la matrice esterna principalmente attraverso la respirazione e l’alimentazione, ma anche con i sensi del corpo, se gli si presta attenzione. Tutte le soluzioni che sono introdotte nell’organismo devono rispettare i parametri energetici vitali affinché vengano metabolizzate dalla cellula nelle soluzioni alcaline umorali della matrice interna. Da qui l’importanza della biocompatibilità e biodisponibilità delle molecole ingerite e respirate. Appare chiaro come lo stato energetico della matrice esterna influenzi, al fine, quello della matrice interna.



Se si potesse garantire l’equilibrio elettrolitico mantenendo coerenti, dinamicamente stabili, i rapporti tra le cariche elettriche delle rispettive matrici biologiche cellulari ed extracellullare all’interno della forbice leggermente alcalina del pH del plasma, teoricamente una cellula potrebbe NON MORIRE MAI.

Sia il differenziale ionico, sia quello fisico di concentrazione sono criteri fondamentali per la trasmissione della informazione biologica tra due sistemi comunicanti. Entrambi i parametri regolano lo svolgimento dei processi di ossidoriduzione che sono alla base dello scambio di elementi tra matrice cellulare e tessuto connettivo e della neutralizzazione ed espulsione delle tossine dall’organismo. Nell’acqua i soluti si uniscono con le molecole del solvente disperdendosi nel reticolo acqueo in un processo che si chiama IDRATAZIONE. Si dice isotonica una soluzione che abbia la stessa concentrazione di soluto dell’altra; ipotonica quando ne ha di meno; ipertonica quando una soluzione contiene più soluto rispetto all’altra con cui si rapporta. Lo stato di idratazione di un corpo è basilare affinché l’informazione elettrIca dei soluti si trasferisca dalla matrice esterna a quella interna fino alle cellule, e viceversa, attraverso il mezzo acquoso. Quando la cellula si raggrinzisce e secca è perché perde acqua che cede all’esterno per bilanciare una soluzione ipertonica: questo accade quando c’è troppo soluto disciolto nella MEC e la cellula per osmosi diffonde semplicemente e spontaneamente, secondo gradiente di concentrazione, le molecole del solvente acquoso cellulare (citosol) dalla matrice citoplasmatica verso il tessuto connettivo esterno nel tentativo di diluire gli umori extracellulari per mantenere l’equilibrio tonico, annullando la pressione osmotica di una delle due soluzioni e ristabilendo quella uniformità chimica ed elettrica necessaria per la trasmissione dei segnali elettromagnetici e l’esecuzione delle normali reazioni ossidoriduttive. Più un corpo è idratato, più è sano e più lentamente invecchiano le sue cellule, perché la matrice è fluida, non vi sono blocchi, gli scambi avvengono, il flusso elettromagnetico scorre, l’energia non ristagna e l’equilibrio idroelettrico si mantiene dinamicamente nel divenire delle sostanze: siccome il soluto è completamente dissociato in ioni uniformemente nel solvente, allora la soluzione condurrà in modo efficace la corrente elettrica. Senza l’adeguata dose di solvente l’elettrone non può essere condiviso fra tutti gli atomi e le molecole. L’organismo cerca così di mantenere l’equilibrio acido-base tra le diverse soluzioni della matrice biologica interna. L’Aria è una soluzione gassosa, l’Acqua l’urina e il plasma del sangue sono soluzioni liquide, le leghe metalliche, invece, solide.

Il pH del plasma sanguigno è fondamentale che si mantenga leggermente alcalino, costantemente all’interno di una forbice compresa tra i valori di 7,35 e 7,45. Per questo è bene e naturale che gli elettroliti introdotti nel corpo si dissocino in anioni, visto che il normale metabolismo ossidativo umano produce in prevalenza metaboliti e cataboliti acidi, uno scarto di molecole di segno positivo che l’organismo provvede a neutralizzare ed espellere. Se il pH plasmatico scendesse sotto il 7 o si avvicinasse all’8, le cellule dell’organismo umano cesserebbero di vivere e sopraggiungerebbe la morte. Per scongiurare queste infauste complicazioni il metabolismo del corpo attiva dei meccanismi tampone per correggere anche i minimi scostamenti che fanno virare il pH ematico verso l’acidosi o l’alcalosi, garantendo che vi siano sempre le condizioni biologiche che rendono gli elettroni liberi di muoversi, legarsi e staccarsi da atomi e molecole nutrendo e ripulendo i tessuti attraverso le circolazioni ematica e linfatica. Quando l’organismo non trova altre risposte fisiologiche per garantire la continuazione degli scambi redox a livello del plasma capillare, ricorre all’intervento di sistemi tampone per stabilizzare il pH della matrice madre, il plasma sanguigno, creando uno stato di relativa stabilità metabolica, l’omeostasi del sangue, come ultima soluzione di sopravvivenza. Il corpo adotta continue correzioni in base al parametro del pH delle matrici che derivano dal plasma con il fine di permettere gli scambi ossidoriduttivi, tentando di neutralizzare in qualche modo i veleni acidi o basici acidificanti poiché non metabolizzabili, eliminandoli ed espellendoli all’esterno o isolandoli nel tessuto adiposo. Una alterazione del pH degli umori dei tessuti connettivi ci pone di fronte ad una intossicazione sistemica dell’organismo che in termini igienisti si definisce come Tossiemia metabolica o organica. Le acidosi e alcalosi metaboliche sono eventi esiziali che non si possono presentare se prima non si verificano variazioni a livello tissutale e poi a carico organico con compromissione delle funzioni emuntorie ed escretorie degli organi. Constatato quanto sia vitale contenere il pH del sangue attraverso i sistemi tampone in situazioni emergenziali è, dunque, fondamentale mantenere alcalino quello di tutte le matrici biologiche che da esso originano, poiché la composizione chimica stabilisce il potenziale elettrico che consente il normale svolgimento dei processi vivifici di ossidoriduzione che permettono l’adattamento fisiologico ai cambiamenti e l’equilibrio interno coerente con essi che si chiama salute. Il citosol di una cellula deriva dalla MEC del tessuto connettivo che avanza dal liquido interstiziale che è creato, a sua volta, dalla filtrazione del plasma capillare arterioso. Dunque, se la cellula è sana, l’umore che essa contiene è stabilizzato fisiologicamente sui valori alcalini tipici del fluido originale plasmatico che, come suddetto, sono di poco superiori alla neutralità.
L’ACQUA è la matrice primigenia.

L’Acqua è un grande conduttore elettrico quanto maggiormente è ionizzata. L’acqua distillata, come dovrebbe essere quella pura piovana, ha pH neutro e, evidentemente, non è un buon conduttore elettrico. Il corpo di un Uomo adulto è fatto per il 90% di acqua, quello di un bambino ancora di più: questa è una delle ragioni per cui i fanciulli rispondono più intensamente e velocemente ai cambiamenti climatici rispetto agli adulti. Più la matrice interna è ionizzata più l’energia o informazione vitale sarà trasmessa velocemente alle cellule e risponderà agli stimoli elettromagnetici e chimici esterni. La influenza è considerata, in maniera coerente coi fatti, come una tipica malattia stagionale, questo perché il cambio di stagione coincide con un cambio elettrico dell’atmosfera che si carica di cationi derivati da attività antropiche che inquinano l’aria acidificandola. Siccome gli esseri viventi traggono dalla matrice esterna gli elementi per costruire la propria matrice interna, una intossicazione ambientale e comportamentale esacerba il cambiamento depurativo interiore denominato influenza. Ci si ammala di influenza quando cambia il potenziale elettrico dell’aria, il che avviene soprattutto in inverno con il mutamento delle condizioni atmosferiche, quando il tessuto aereo viene inquinato dalle tossine dei riscaldamenti domestici commerciali e industriali. La sindrome della INFLUENZA è una crisi eliminativa che espelle sostanze acide, ioni positivi, dal corpo attuando le risposte fisiologiche del complesso meccanismo adattativo, dinamico e autoregolatorio noto come Omeostasi, che serve a mantenere e ripristinare la stabilità biologica dell’ambiente chimico-elettrico interno rispetto ai cambiamenti esterni. La influenza è la risposta fisiologica all’eccesso di ioni positivi che elettrizzano il nostro organismo ionizzando positivamente gli atomi che compongono le molecole, acidificando le matrici che costituiscono le cellule che costruiscono i tessuti che formano gli organi e che rendono vivi gli organismi. Più cariche elettriche positive abbiamo accumulato dentro l’organismo più l’adattamento depurativo sarà drastico. Dunque, è la concentrazione di ioni positivi che causa quell’insieme di reazioni depurative, fisiologiche omeostatiche i cui sintomi chiamiamo INFLUENZA.
L’ACQUA È LA BASE DELLA MATRICE UMORALE DELLA MATERIA ORGANICA.

Le molecole dell’acqua sono il substrato elettrolitico originario con cui si trasmette la prima informazione vitale trasportata dall’elettrone di idrogeno che permette la organicazione del carbonio gassoso della anidride carbonica in composti organici. Le acque biologiche del corpo ferme e inquinate sono mortifere, scariche di elettroliti alcalinizzanti, con basso pH, povere di elettroni e piene zeppe di acidi. Le acque vive di frutta e verdura contengono sali minerali organicati, quindi metabolizzabili dall’organismo. Anche le acque minerali basiche, seppur ionizzate, sono acidificanti, perché i sali minerali inorganici non sono metabolizzabili, danneggiano l’organismo e ne pregiudicano le funzioni.
Dunque è l’acqua la matrice primigenia della Vita, essendo il mezzo ideale scelto dalla Natura per fornire la forza della trasformazione e della creazione: l’elettrone di idrogeno. Infatti, è la molecola di acqua che fornisce gli elettroni di idrogeno che permettono alle piante di trasformare l’informazione energetica della matrice esterna contenuta nelle forme molecolari gassosa e minerale in energia organica per ricavarne il corrispettivo chimico di molecole di ATP necessario alla cellula per veicolare l’informazione che trasmuta la materia e che realizza il mondo sensibile. Il cambiamento avviene grazie allo spostamento dell’unità elementare dell’idrogeno da una cellula all’altra attraverso la matrice del tessuto connettivo. Tutti gli scambi avvengono attraverso l’acqua che compone i fluidi biologici. È grazie al mezzo acquoso se la radiazione elettromagnetica scorre e la materia della matrice esterna viene digerita metabolizzata e trasformata in quella interna dell’essere vivente e viceversa.

C’è una continua relazione, perciò, tra gli umori cellulari ed extracellulari e l’energia esterna contenuta nell’aria nell’atmosfera, nell’acqua del Mare dei laghi dei fiumi dei fossi delle sorgenti delle nuvole, nel cibo vivo carico di liquidi biologici di enzimi elettroliti e di energie, negli esseri viventi fatti di acqua con cui entriamo in contatto, siano essi vegetali come gli alberi, ecosistemi, animali o persone: uno scambio elettromagnetico che possiamo provare ad ogni cambio di compagnia paesaggio suono luogo stagione temperatura umidità pressione. Nuove condizioni esterne a cui il corpo interno si adatta dinamicamente: l’omeostasi avviene nel liquido solvente della matrice, l’acqua, con l’effettuarsi della fisiologia cellulare che coinvolge molecole e atomi attraverso gli elettroni. Nella matrice extracellulare l’informazione contenuta nella materia prende forma e si organizza nel pensiero autocosciente cellulare. La ionizzazione, artificiale o naturale, dell’ambiente attraverso il mezzo aereo, costituente fondamentale della matrice esterna influenza direttamente attraverso la diffusione delle molecole aeree nel sangue la costituzione della matrice biologica interna. L’aria è il cibo principale di tutti gli esseri viventi. Gli yogi e i respiriani praticano l’alimentazione pranica attraverso la respirazione.


La influenza è, dunque, dovuta ad una perturbazione del segnale elettrico della matrice dell’organismo a cui segue un deciso adattamento fisiologico per risolvere o contenere l’acidificazione dei tessuti. La causa preponderante è da ricercare nelle condizioni anti-biologiche instauratesi nell’ambiente aereo esterno. L’inquinamento atmosferico nei mesi freddi aumenta le concentrazioni di ioni positivi. Le risposte immunitaria ed eliminativa sono inasprite anche dall’insistenza di fattori acidificanti contingenti e concomitanti tipici del periodo, sia naturali sia comportamentali:
le basse temperature causano un deficit circolatorio ematico e linfatico periferico che diminuisce le funzionalità trofica e drenante capaci di apportare nutrienti, drenare e allontanare le tossine metaboliche ed esogene attraverso i liquidi organici. L’abbassamento della efficienza degli organi emuntori ed escretori predispone al ristagno e alla sedimentazione di agenti tossici e rifiuti;
vita in ambienti chiusi e viziati, saturi di anidride carbonica, con scarso o nullo ricambio di aria; minor tempo trascorso all’aperto a contatto con la natura marina e microsistemi vegetali floridi di ioni negativi di ossigeno come i boschi. Si sappia che la pulizia energetica di una stanza, quindi la salubrità di un ambiente contenuto, si denota per la presenza di aria fresca e leggera, frescura e circolazione aerea che si sentono soprattutto nella parte inferiore del corpo a partire dai piedi e dalle gambe. In genere, aria fresca significa aria ionizzata dagli ioni negativi dell’ossigeno. Aria calda pesante stagnante è, di contro, carica di tossine e ioni positivi e povera di ossigeno;
ridotta esposizione al Sole che causa un calo della produzione di vitamina D, inibendo un’adeguata produzione di cellule staminali embrionali mesenchimali pluripotenti a seguito dello stimolo ormonale indotto; si ha dunque un conseguente rallentamento del rinnovamento anabolico della matrice extracellulare con la diminuzione dei fibroblasti e degli osteoblasti, un calo della produzione di collagene e il decadimento funzionale del tessuto connettivo che complica di molto tutti i processi redox che sovrintendono agli scambi metabolici, trofici sintetici catabolici ed eliminatori;
aria esterna satura di ioni positivi originati dalla combustione degli idrocarburi usati per il riscaldamento domestico;
per alzare la temperatura corporea i mitocondri cellulari utilizzano una quota maggiore di calorie derivate dal catabolismo del cibo e delle riserve glicogeno-epatiche e adipose (per questo il freddo fa dimagrire) per la produzione di energia termica anziché per la creazione di molecole di energia chimica ATP, rallentando il metabolismo e l’efficienza compensatoria;
il freddo, come suddetto, costringe l’organismo a dissipare risorse energetiche per creare calore, con l’effetto di incrementare la richiesta di energia chimica da parte delle cellule e il relativo fabbisogno calorico: questo ci porta a mangiare di più per via di uno stimolo della fame che insorge con più frequenza e di un senso di sazietà che arriva in ritardo. Pasti abbondanti ipercalorici impegnano oltremisura la digestione, depauperando le riserve enzimatiche, distogliendo le forze metaboliche e richiamando, meccanicamente, i liquidi ematico e linfatico verso stomaco e intestino squilibrando l’intero sistema circolatorio con conseguenze sull’attività del sistema immunitario e sulla fisiologia dell’infiammazione;
nei periodi più gelidi dell’anno si concentrano, inoltre, le festività con le tradizionali, quanto malsane, abbuffate a tavola. Il malessere fisico dopo i festeggiamenti è il conto che il corpo deve pagare per il soggiacere dello spirito a norme sociali di corruzione alienazione inutilità e maleficio;
il freddo addensa le molecole dei liquidi composti di acqua, soprattutto se fermi. La bile è per il 95% acqua ed è stazionaria. La sua solidificazione può compromettere la funzione del fegato e della cistifellea e, conseguentemente, le fasi digestiva emuntoria ed escretoria che il sistema epato-colecistico esercita. Inoltre, in un fegato steatosico, meglio conosciuto come “fegato grasso”, gli epatociti hanno accumulato al loro interno grandi quantità di trigliceridi a causa di diete alimentari sbagliate. I lipidi – si pensi che all’olio di oliva – cominciano a condensare intorno ai 15 gradi Celsius e a 5 gradi sono già congelati, a partire dagli acidi saturi e monoinsaturi e finendo con la frazione di polinsaturi. Bisogna sapere che una percentuale della bile è fatta di fosfolipidi, che sono composti da due acidi grassi: fatto che rende la soluzione ancora più sensibile alle basse temperature. Il fegato NON ama cibi bevande e climi freddi;
i problemi digestivi dovuti alle basse temperature esterne determinano parziali digestioni e indigestioni che causano eccessive fermentazioni intestinali dei carboidrati complessi e raffinati e putrefazioni delle frazioni proteiche alimentari che portano alla disbiosi intestinale; l’alterazione della flora batterica è portato ed effetto di una intossicazione tissutale enterica che dà la stura ad una organica con annesse crisi eliminative più o meno impetuose. Si ha un’attivazione delle difese immunitarie: nella fase postprandiale di una mal digestione compare uno stato di leucocitosi del torrente ematico che può dar vita a insorgenze flogistiche repentine.

Se ti ammali spesso, non ascrivere la colpa a germi virali che infettano l’organismo, perché i virus non esistono come forma di vita. La influenza è determinata da una variazione elettro-chimica di natura metabolica originata da tossine acide o basiche che il corpo non riesce a metabolizzare. Una sostanza è tossica quando la sua metabolizzazione è impossibile, parziale o distragga energie da altre funzioni. Introdurre in continuazione veleni e produrre rifiuti più rapidamente di quanto gli organi riescano a smaltirne all’esterno, li fa accumulare nella matrice extracellulare del connettivo fino allo stroma e al parenchima. Prima che le funzionalità cellullari parenchimali degli organi vengano compromesse, l’intelligenza della macchina biologica attiva i processi infiammatori che, se l’avvelenamento è intenso, determinano una condizione di stress ossidativo con relativa acidificazione tissutale. La malattia in senso lato, la influenza per la cronaca invernale, è lo sforzo fisiologico che il corpo compie per eliminare il deposito acidificante sedimentato nei suoi tessuti, tra le sue cellule e dentro di esse costituito da residui metabolici endogeni e tossine esogene che hanno, prevalentemente, una carica elettrica positiva.

venerdì 17 agosto 2018

PONTE CROLLATO: come trarre profitto a discapito dei servizi pubblici


Quindi ricapitolando: 
  1).abbiamo 38 italiani morti e altri ancora dispersi che transitavano su un ponte dopo aver pagato un pedaggio, quindi pagando un servizio e non perché fossero degli avventurieri disposti a rischiare la vita;
  2).Autostrade per l'Italia Spa e' nelle mani di Benetton (Atlantia) e fondi di investimento cinesi, inglesi, americani, lussemburghesi le cui tasse sui proventi miliardari non finiscono in Italia;
  3).paghiamo i pedaggi piu' elevati d'Europa, ignorando le regole del "price cap", 
  4).l'Italia dovrebbe pagare una penale di 20 miliardi di euro da corrispondere ad Atlantia in caso di revoca della concessione, dopo che Atlantia abbia "dimenticato" di assolvere alla manutenzione di un tratto di sua competenza. Potrei continuare, ma mi fermo qui. Tutto questo avviene quando gli assets strategici di un Paese, come autostrade, aeroporti, porti, telecomunicazioni, ferrovie, energia, finiscono nelle mani di privati, o meglio, di fondi di investimento (per lo piú stranieri) il cui unico e primario obiettivo e' fare PROFITTO per arricchire gli azionisti, minimizzando i costi, trascurando l'incolumità di vite umane. Se lo Stato, come l'Italia, non ha il potere di emettere moneta e' e sarà sempre costretto a chiedere prestiti alle banche per gestire la spesa pubblica e a destinare a privati la gestione degli assets strategici.
Ma a che prezzo? 
Come sempre il cerchio si chiude. Gli economisti, i giuristi o gli intellettuali cosiddetti "sovranisti", quelli che da anni dicono che l'Italia debba battere la propria moneta e nazionalizzare banche e servizi, vengono da sempre derisi, accusati di demagogia e di complottismo. Queste parole spariranno presto nel dimenticatoio a causa degli algoritmi dei social network, ma era necessario dirlo, perché credo che la maggior parte degli italiani non siano azionisti di fondi speculativi e vorrebbero semplicemente uno Stato in grado di assolvere ai suoi compiti, fornire adeguati servizi pubblici ai cittadini e tutelare sempre e comunque la vita umana. - 

Pubblicato su Facebook da Salvatore Tamburro

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