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venerdì 17 agosto 2018

PONTE CROLLATO: come trarre profitto a discapito dei servizi pubblici


Quindi ricapitolando: 
  1).abbiamo 38 italiani morti e altri ancora dispersi che transitavano su un ponte dopo aver pagato un pedaggio, quindi pagando un servizio e non perché fossero degli avventurieri disposti a rischiare la vita;
  2).Autostrade per l'Italia Spa e' nelle mani di Benetton (Atlantia) e fondi di investimento cinesi, inglesi, americani, lussemburghesi le cui tasse sui proventi miliardari non finiscono in Italia;
  3).paghiamo i pedaggi piu' elevati d'Europa, ignorando le regole del "price cap", 
  4).l'Italia dovrebbe pagare una penale di 20 miliardi di euro da corrispondere ad Atlantia in caso di revoca della concessione, dopo che Atlantia abbia "dimenticato" di assolvere alla manutenzione di un tratto di sua competenza. Potrei continuare, ma mi fermo qui. Tutto questo avviene quando gli assets strategici di un Paese, come autostrade, aeroporti, porti, telecomunicazioni, ferrovie, energia, finiscono nelle mani di privati, o meglio, di fondi di investimento (per lo piú stranieri) il cui unico e primario obiettivo e' fare PROFITTO per arricchire gli azionisti, minimizzando i costi, trascurando l'incolumità di vite umane. Se lo Stato, come l'Italia, non ha il potere di emettere moneta e' e sarà sempre costretto a chiedere prestiti alle banche per gestire la spesa pubblica e a destinare a privati la gestione degli assets strategici.
Ma a che prezzo? 
Come sempre il cerchio si chiude. Gli economisti, i giuristi o gli intellettuali cosiddetti "sovranisti", quelli che da anni dicono che l'Italia debba battere la propria moneta e nazionalizzare banche e servizi, vengono da sempre derisi, accusati di demagogia e di complottismo. Queste parole spariranno presto nel dimenticatoio a causa degli algoritmi dei social network, ma era necessario dirlo, perché credo che la maggior parte degli italiani non siano azionisti di fondi speculativi e vorrebbero semplicemente uno Stato in grado di assolvere ai suoi compiti, fornire adeguati servizi pubblici ai cittadini e tutelare sempre e comunque la vita umana. - 

Pubblicato su Facebook da Salvatore Tamburro

giovedì 2 agosto 2018

Fenomeni nel dribblare l'avversario ed il fisco

C’era una volta un calciatore fortissimo di nome Ateo Rambaldo, cresciuto a Cripton nella 24esima galassia del 2° universo. Spedito sulla terra dai genitori a bordo di una capsula, atterrò in Iberia, si trasferì in Britannia per poi tornare in Iberia e infine decidere di spiaggiare in Savoia. Ateo Rambaldo su Cripton si chiamava CR24bis e così lo chiameremo al fine di essere concisi.
Il trasferimento di CR24bis in Savoia, portò il calciatore a militare nella squadra A.D. Elinquere ove rimase per 3 anni. Tale trasferimento arrivò alla fine della stagione durante la quale il giocatore di calcio aveva PATTEGGIATO due anni e 19 milioni di euro di multa per reato di EVASIONE FISCALE commesso in Iberia. CR24bis scelse, CASUALMENTE, di trasferirsi in una squadra, di un Paese che nel 2016, sotto il Governo Fonzie, aveva introdotto nel TUIR (Testo unico delle imposte sui redditi) l’articolo 24bis che gli ricordava le sue origini. Cosa prevede questo articolo? Vediamolo: “Le persone fisiche che trasferiscono la residenza in Savoia, possono optare per l’assoggettamento a imposta sostitutiva dei redditi prodotti all’estero… per effetto dell’esercizio di questa opzione, su tutti i redditi prodotti fuori dal Paese di residenza è dovuta un’imposta sostitutiva IRPEF calcolata in via FORFETTARIA, cioè a prescindere dall’importo del reddito prodotto, nella misura di 100000 (centomila) euro per ciascun periodo di imposta”. Tradotto in termini più semplici: tu straniero, che trasferisci anche solo temporaneamente la tua residenza in Italia, pagherai per tutti i redditi prodotti fuori dall’Savoia (quindi sponsorizzazioni, diritti d’immagine, pubblicità, ecc. ecc.) SOLO CENTOMILA euro all’anno, e l’agevolazione è valida per 15 anni. Nel 2014, sempre casualmente, la proprietà dell’A.D. Elinquere è diventata Olandese con sede fiscale in Britannia, per cui tutto ciò che il gruppo procaccerà a CR24BIS (tranne l’ingaggio) pagherà un’imposta sostitutiva di centomila euro. E’ evidente che il campione extraterrestre, prima uomo che sportivo, avvicinandosi ai 34 anni e avendo già stravinto praticamente tutto ciò che un calciatore può desiderare, antepose la massimizzazione dei propri profitti nell’ultima parte della sua carriera ai risultati sportivi, considerando che il suo apporto sarebbe stato in parabola discendente per l’ineluttabile trascorrere del tempo. Quindi una scelta personale? Una scelta sportiva, come si vuole far credere? Assolutamente no! Solo un esempio di pianificazione fiscale in perfetto stile Elinquere.
Detto questo, Ateo Rambaldo giocò l’intera stagione nella quale vinse il campionato di Serie A, la Coppa Savoia e perse la finale di Champions League contro il Manchester City.
Il riferimento a fatti o persone è puramente casuale.

martedì 10 luglio 2018

Non incontriamo mai nessuno per caso

In questo mondo nel quale siamo fortunati di vivere, qualsiasi persona incontriamo o con la quale creiamo un rapporto ha uno scopo ben preciso. Niente accade per caso! A volte entrano a far parte della nostra vita persone che non sono destinate a farne parte per sempre. A volte servono solo a farci imparare qualcosa. Dovremmo perciò essere aperti a imparare dalla vita e anche dalle situazioni più dolorose. Alcuni percorsi che dobbiamo percorrere durante questa vita saranno estremamente duri da superare ma va bene anche questo. Tutto ciò che affrontiamo è fondamentale per il nostro percorso su questa terra. La vita è veramente un magico mistero per tutti noi e se siamo fortunati l’Universo ci aiuterà da dietro le quinte.
immagine da: blogpositivo.it

Queste sono i 5 tipi di connessioni cosmiche che incontriamo durante la nostra vita :
1. Quelle che devono risvegliarci : A volte le persone o le cose entrano a far parte delle nostre vita con lo scopo di creare un punto di stop totale. Non ci lasceranno andare avanti fino a quando non capiremo che serve un cambiamento nella nostra vita. Niente va secondo i nostri piani ma tutto va secondo i piani che l’universo ha per noi.
2. Quelle che ci ricordano : A volte nella vita, incontriamo persone che hanno lo scopo di ricordarci il percorso che dovremmo seguire. Queste persone sono spesso temporanee ma lasciano un’impronta fondamentale nella nostra anima.
3. Quelle che ci aiutano a crescere : Alcune persone sono destinate a farci crescere come persone. Ci insegnano cose che altrimenti ,da soli, non saremmo mai riusciti ad imparare.
4. Quelle che occupano spazio per niente : Spesso ci sono persone che entrano a far parte delle nostre vita che servono al solo scopo di farci perdere tempo. Parlano tanto e dimostrano niente con i fatti e a volte finiamo anche per scordarci come si chiamano vista la loro poca importanza. 
5. Quelle che restano : Quando siamo pronti l’universo ci darà una persona che starà per sempre accanto a noi, la persona destinata a noi. Questa persona sarà tutto ciò che hai sempre desiderato e anche più. Devi solo avere pazienza.
Le persone vengono nella tua vita per una ragione, per una stagione o tutta la vita. Quando saprai perché, saprai cosa fare con quella persona. Quando qualcuno è nella tua vita per una RAGIONE, di solito è per soddisfare un bisogno che hai espresso. Sono venuti per assisterti attraverso una difficoltà, per darti consigli e supporto, per aiutarti fisicamente, emotivamente o spiritualmente.
Possono sembrare come un dono del cielo e lo sono. Loro sono li per il motivo per cui tu hai bisogno che ci siano. Quindi, senza nessuno sbaglio da parte tua o in un momento meno opportuno, questa persona dirà o farà qualcosa per portare la relazione a una fine. Qualche volta loro muoiono. Qualche volta se ne vanno. Qualche volta si comportano male e ti costringono a prendere una decisione. Ciò che dobbiamo capire è che il nostro bisogno è stato soddisfatto, il nostro desiderio realizzato, il loro lavoro è finito.
La tua preghiera ha avuto una risposta e ora è il momento di andare avanti. Alcune persone vengono nella nostra vita per una STAGIONE, perché è arrivato il tuo momento di condividere, crescere e imparare. Loro ti portano un’esperienza di pace o ti fanno ridere. Possono insegnarti qualcosa che non hai mai fatto. Di solito ti danno un incredibile quantità di gioia. Credici, è vero. Ma solo per una stagione!
Le relazioni che durano TUTTA LA VITA ti insegnano lezioni che durano TUTTA LA VITA, cose che devi costruire al fine di avere delle solide fondamenta emotive. Il tuo lavoro è accettare la lezione, amare la persona e usare ciò che hai imparato in tutte le altre relazioni e aree della tua vita. Si dice che l’amore è cieco ma l’amicizia è chiaroveggente. Grazie per essere una parte della mia vita, che sia una ragione, una stagione o tutta la vita

lunedì 4 giugno 2018

Essere o apparire anche online

Come gestire la reputazione online






Nella società dell’immagine, la reputazione viene spesso confusa con il ruolo che si intende interpretare per meglio apparire, dimenticando i veri valori di ciò che è davvero importante.

di Pasquale Di Matteo
La reputazione parte dall’idea che abbiamo di noi stessi e non può esserci positività quando non si è soddisfatti di ciò che si è realmente, quindi non come si appare o come è costruita la nostra immagine dal ruolo che interpretiamo ogni giorno, ma come siamo genuinamente.
Provate a pensare a quante volte avete ascoltato una canzone che giudicavate mediocre e siete rimasti stupiti nel constatare un successo planetario; ebbene, pensate che una canzone possa raggiungere il successo solo grazie a pubblicità e continui passaggi in radio pagati profumatamente dalla casa discografica?
Sicuramente la pubblicità è fondamentale, ma non basterebbe se il cantante lasciasse trasparire scarsa convinzione nel pezzo.
La reputazione funziona allo stesso modo: non si può trasmettere un’immagine positiva se non si è certi di essere positivi, puliti, genuini.
E ciò trascende la posizione sociale e il ruolo, perché chiunque può essere brillante, geniale, filantropo con grandi possibilità economiche a disposizione, ma nessuno può fare miracoli senza acqua nel pozzo.
Si potrà fingere circondandosi di abiti costosi, gioielli, auto di lusso, ma la reputazione vera è una cosa che trascende la posizione sociale, i successi nel mondo del lavoro o i ruoli che riusciamo a ritagliarci, perché è molto di più e lo dimostra il fatto che, in questi anni, diversi arricchiti che hanno perso tutto per la crisi abbiano scelto il suicidio, soffocati dall’idea che gli altri potessero avere di loro, proprio perché scambiavano la reputazione con l’immagine.
Forse perché erano abituati a giudicare gli altri proprio allo stesso modo.
La reputazione nasce dall’avere gli attributi per fottersene dei ruoli, delle etichette e degli ornamenti, nonché dei giudizi della gente, riuscendo a restare sempre fedeli ai propri ideali, qualunque siano le conseguenze.
E la parola, ovvero la capacità di mantenersi sempre fedeli ai propri ideali e di fare sempre ciò che si promette, è una qualità indispensabile per avere un’ottima reputazione.
Un uomo, d’altronde, non è niente se ha milioni di euro in banca, una posizione di dominanza, ma poi non è in grado di mantenere le promesse.
Uno così è una mammoletta e quant’anche all’interno della sua cerchia sociale fosse invidiato, ciò avverrebbe solo in virtù delle sue ricchezze e del suo potere e solo tra gli incapaci di vivere senza ruoli e senza stereotipi.
La reputazione si costruisce, perciò, con la parola, con la forza di restare fedeli ai propri ideali, anche a costo di isolare delle persone o di essere isolati.
Con gli attributi, insomma!
La reputazione è ciò che contraddistingue una persona e la rende unica, anche se la stragrande maggioranza degli uomini scambia la reputazione con l’immagine che siamo capaci di proiettare davanti agli occhi della gente, con i giudizi che riusciamo a suscitare.
Nient’affatto!
La reputazione è ciò che siamo veramente ed è in primo luogo l’essenza del nostro pensiero e della nostra integrità morale, perché solo l’integrità morale di un individuo dice chi è veramente.
Non i soldi, non gli abiti, le aziende, i successi politici o artistici, ma l’integrità morale e la capacità di mantenere fede alla parola.
Come gestire la reputazione online, dunque?
Mai svendersi al miglior offerente, mai affermare qualcosa in cui non si creda veramente solo per compiacere qualcun altro, mai farsi sopraffare dal pensiero altrui…
Mantenere sempre un profilo educato, di stile, ma far capire a chiunque che non siete disposti a cedere o a deviare da quelli che sono i vostri ideali.
Ciò non significa lasciarvi coinvolgere in risse verbali che non portano a nulla, ma affermare la vostra personalità.
Qualche “amico” virtuale vi abbandonerà, e anche qualcuno fisico, ma il numero di persone che vi seguono vale quanto la quantità di autografi accumulati da un adolescente se si tratta di individui tanto superficiali da cancellarvi l’amicizia solo per un’opinione diversa.
Peggio ancora se si tratta di persone accecate dagli stereotipi e dal materialismo.
Perciò, per un’ottima reputazione online, siate voi stessi, siate educati, siate leali e sempre fedeli ai vostri ideali e fottetevene dei giudizi.
Indubbiamente si tratta di un comportamento che non vi permetterà di aumentare numero di amici vertiginosamente in un lasso di tempo breve, anzi, tutt’altro, ma vi caratterizzerà con il tempo e selezionerà le amicizie, isolando quelle “tossiche“.
Di gente tanto falsa da sembrare vera e di delinquenti famosi ne abbiamo già visto qualcuno ai vertici della società e i falsi sembra godano di un grande fascino.
Purtroppo.
Per costruire una vera reputazione, voi siate anticonformisti: siate veri, leali e onesti.

giovedì 24 maggio 2018

Un pensiero assolutista può renderci infelici



Di questi tempi, una cosa di cui quasi tutti sembrano assolutamente certi – lo so, è un po’ contraddittorio – è che è sbagliato essere assolutisti. Pretendere qualcosa dal mondo per poi arrabbiarsi se non soddisfa perfettamente le nostre richieste non è un modo per vivere felici. Come non lo è vedere tutto in bianco e nero o rifiutare l’amicizia di chiunque non condivida punto per punto le nostre opinioni.

immagine pixabay
L’assolutismo non è sano neanche quando è rivolto verso noi stessi e si manifesta come perfezionismo. Eppure, per semplicità, tutti tendiamo a pensare in modo assolutistico: siamo quello che gli psicologi chiamano “avari cognitivi”, cioè ci aggrappiamo a regole semplici per affrontare quello che altrimenti sarebbe un mondo eccessivamente complesso.

Questo spiega perché i bambini piccoli, che stanno ancora cercando di trovare il loro posto nel mondo, sono così conservatori – “I maschi non giocano con le bambole!”. O, se è per questo, spiega anche il motivo per cui probabilmente per farmi leggere un libro fantasy si dovrebbe usare la forza fisica. Non è che io sia convinto che tutte le opere di quel genere siano insopportabili, è solo che nessuno di noi potrebbe sopravvivere senza un intero arsenale di queste scorciatoie cognitive.

Purtroppo però, quando è spinto all’estremo, questo atteggiamento così comune comincia a impedirci di funzionare: è sempre più dimostrato che il pensiero assolutista potrebbe essere una delle cause della depressione. Almeno è quanto sostiene un recente studio condotto dagli psicologi dell’università di Reading, Mohammed al Mosaiwi e Tom Johnston, i quali hanno analizzato il linguaggio usato da 6.400 persone in vari forum online in cui si parla di salute mentale e hanno scoperto che, rispetto ai gruppi di controllo, l’uso di parole come “tutto”, “completamente”, “nulla” e “costantemente” era il 50 per cento più frequente nei forum sull’ansia e la depressione, e l’80 per cento più frequente in quelli sulle intenzioni suicide (è anche stato rilevato che le persone depresse usano più pronomi personali come “io” e “me”, ma la presenza del linguaggio assolutista era più rilevante).

Ovviamente, correlazione non significa per forza causalità. Però hanno riscontrato che perfino persone al momento non depresse ma che lo sono state in passato usano più spesso quelle parole. Il che fa pensare che l’assolutismo sia un tratto persistente, che rende vulnerabili alla depressione, più che un atteggiamento in cui si cade solo quando si è depressi.

È facile capire perché l’assolutismo può renderci infelici: più la nostra mappa del mondo è rigida – su come sono le cose, come dovrebbero essere, quanto dovremmo essere bravi, come dovrebbero trattarci gli altri – più possibilità ci sono che non coincida con il caos della realtà. Il che ci fa capire molte cose non solo sulla depressione, ma sull’attuale situazione politica, dominata com’è da personaggi che sembrano assolutamente sicuri di se stessi.

È naturale desiderare leader che abbiano un progetto chiaro. Ma come dice l’economista radicale Charles Eisenstein, quando “la società ha raggiunto un punto in cui i soliti piani e le solite risposte non funzionano”, questa chiarezza diventa un punto debole. “Un leader che pensa di sapere quello che deve fare, ma in realtà vuole semplicemente ripetere il passato non è di grande utilità. Forse avremmo davvero bisogno di qualcuno che dica ‘Non so cosa fare’”.

Quando la nostra mappa del mondo ci porta regolarmente fuori strada, la prima cosa da fare è gettarla via. 

martedì 22 maggio 2018

L'analfabetismo emotivo di massa

ALESSITIMIA
LA MEDICINA CHE NON DEVI SAPERE.
Straordinaria analisi
 del dottor Angelo Bona


La gente è disperatamente priva di ormone D, non alcune persone, ma tutti sono stremati nel valore della 25OHD, l’esame del sangue che svela la carenza di vitamina D.
La conseguenza più evidente è una strana sindrome che sempre più frequentemente coglie le persone, l’alessitimia. Ti voglio dare anche la spiegazione etimologica: a mancanza, lexis parola e thymos emozione. Cioè la completa mancanza di empatia, di verbalizzazione delle emozioni e di compassione del prossimo.
I sintomi sono: mancanza di identificazione e di espressione dei sentimenti, una netta riduzione della capacità immaginativa e onirica, difficoltà di introspezione, conformismo ai media, compulsività, relazioni sociali scarse con tendenza all’isolamento o una fittizia e formale socializzazione.
Moltissimi bambini, preadolescenti, adolescenti sono fortemente alessitimici e affetti da una grave instabilità e blocco emotivo e affettivo. Stiamo assistendo sempre più ad una alessitimia di massa e ciò è inquietante.
Considero questo uno stadio di pre-demenza, cioè una demenza che coglie ogni età della vita e non soltanto riferita all’età della senescenza. Molti bambini, preadolescenti, adolescenti sono alessitimici.
Gli alessitimici sono utili al sistema perché anafettivi, compulsivi, dipendenti dai media e facilmente tramutabili in consumatori seriali o anche plagiabili, radicalizzabili, robotizzabili.
La sindrome alessitimica coglie anche personalità politiche che rivestono alti ruoli sociali e che divengono sicari cinici e succubi dei poteri che li sovrastano, non riuscendo a riconoscere la sofferenza prodotta negli altri a causa delle loro azioni. Essi sono completamente scissi dal bene comune, dal bene sociale.
Ci vogliono dementi e acritici per manipolarci meglio e per favorire questo fine, serve il crollo di esposizione solare e di vitamina D e conseguentemente, il deficit di serotonina.
Oggi il miglior controllo sociale e mentale è quello di favorire una demenza di massa, una acriticità di quanto i media ci propinano ogni giorno depistandoci ad arte fuori dalla verità.
L’aspetto più grave, anche se occulto è la completa deconnessione spirituale, una dissociazione dell’anima dalla sorgente della Luce.
Einstein ci rivela che la luce è formata da unità fondamentali che si chiamano fotoni, o quanti di luce, ma nessuno ha mai pensato che esistano nella radiazione elettromagnetica dei quanti d’anima che nutrono lo spirito.
Da qui si aprirebbe un discorso infinito su: inquinamento ambientale, scie chimiche, vaccini ecc., ma rimando altrove questi argomenti.
L’integrazione di vitamina D è obbligatoria per tutti! L'ormone D nel sangue deve raggiungere per la 25OHD i 100 ng/ml o 250 nmol/L . Dobbiamo però insieme guarire il sole da tutte le speculazioni dell’uomo, perchè la cura della tua anima avviene integrando la D, ma anche esponendosi alla luce solare anche d'inverno.
Sole e vitamina D possono quindi favorire un urgente cambiamento del mondo, ma occorre fare presto, prima che ci omogenizzino completamente il cervello e soprattutto l’anima.

Siamo quello che mangiamo

Quando mangiamo, qualunque cosa mettiamo nel piatto, non introduciamo nel nostro corpo solo nutrienti, calorie, proteine, carboidrati, minerali o la qualità energetica dell'alimento; dentro il nostro cibo c'è molto di più: significati simbolici, emozioni e relazioni che viaggiano nascoste al nostro livello di coscienza.


Il nutrimento è indubbiamente uno dei primi linguaggi non verbali con cui ognuno di noi si confronta sin dai primi momenti della propria vita e rappresenta una necessità fondamentale; il latte materno (che idealmente gratifica, appaga, porta piacere e rilassamento nel corpo) soddisfa i bisogni di sopravvivenza del corpo ma, al tempo stesso, ci consente di entrare in relazione con le emozioni trasmesse dalla madre: affetto, comprensione, sicurezza, considerazione (in altri termini: amore) oppure con ansia, nervosismo, riprovazione, stanchezza (la percezione, seppure indistinta, è di mancanza o deficit di amore).
Quello che mangiamo ci ricorda e riporta alla prima relazione affettiva importante e ci rimanda, simbolicamente, alla qualità di quell'amore; ecco perché si può sicuramente dire che, in qualche modo e simbolicamente, attraverso il cibo possiamo passare energia d'amore: il modo in cui viene pensato, il tipo di ingredienti utilizzati, l'attenzione e il tempo nel cucinare, l'intenzione presente nel momento in cui lo si mette nel piatto fanno la differenza e diventano, essi stessi, qualità, “sapore” e nutrimento che si aggiunge ai nutrienti “tradizionalmente” intesi. Il cibo è, anche, famiglia, ritualità, emozioni condivise e situazioni, cultura.
Il primo pasto della nostra vita, e poi tutti gli altri, quindi, ci mettono quindi sempre in relazione con qualcosa, che grazie alla digestione diventerà parte di noi (quello che mangiamo, la sua storia e il suo stato di coscienza prima di arrivare nel nostro piatto nonché le sue valenze simboliche), con qualcuno (chi ci ha preparato quella portata e, indirettamente, con la nostre prime fonti relazionali primarie, i genitori; naturalmente, ci potrebbero essere – crescendo - anche altri riferimenti relazionali importanti) e con un contenuto traslato di nutrimento-amore.
Così spesso aumentiamo la quantità di cibo giornaliera quando abbiamo bisogno di conforto: è un po' come darsi più forza, cercare all'esterno (e in modo non adeguato) la dose mancante di amore e altre forme di nutrimento dell'anima e dello spirito.
Seppure inconsapevolmente, scegliamo cosa mangiare in modo compensatorio non solo seguendo la soddisfazione del palato ma a seconda del significato simbolico del singolo alimento e del conseguente inconsapevole piacere che ci offre:
  • i cibi morbidi, riportano in una dimensione di integrazione affettiva; quelli duri, croccanti portano un'informazione di grinta, resilienza;
  • gli alimenti dolci compensano un bisogno di regressione, di dipendenza e accudimento, sono consolatori; quelli salati rinforzano un comportamento maturo, indipendente, volitivo;
  • la scelta su piatti semplici rivela un bisogno di chiarezza, linearità; pietanze elaborate possono indicare un bisogno di integrazione di aspetti diversi, complessi;
  • i prodotti di origine animale portano con sé un elemento di forza e aggressività; quelli vegetali aprono maggiormente ad una dimensione relazionale armonica, possono indicare bisogno di leggerezza;
  • latte e latticini ci parlano della madre e, più in generale, del “maternage”;
  • i cereali, in modo particolare il frumento, parlano invece del “padre”;
  • i tuberi rappresentano il nostro nucleo originario, le forze depositate nella terra, le nostre radici;
  • i germogli rappresentano l'esplosione della nuova energia, il nuovo che deve ancora prendere forma.
Non è tutto: il modo in cui il cibo ci è stato somministrato da piccoli e la qualità delle emozioni sottostanti fanno la differenza.
Se, ad esempio, ci è stato dato – regolarmente - quando eravamo stanchi, nervosi, per distrarci dai capricci, come “ciuccio”, come rimedio, come premio per un certo nostro comportamento, per tenerci occupati in qualcosa o per altre ragioni che non avevano nulla a che fare con la nostra fame fisiologica (ma piuttosto con altri bisogni, fisici o relazionali, espressivi), crescendo tenderemo, spontaneamente, ad aprire il frigorifero o la dispensa per trovare una risposta compensatoria al disagio emotivo del momento: tireremo fuori così degli “anestetici” che non facciano sentire le fatiche; dei succedanei di affetto e sicurezza o coccole; qualcosa che colmi bisogni non chiaramente individuati ma insoddisfatti. Cercheremo di riempire un vuoto, ottundere un sentimento di noia, non pensare alla solitudine.
Cibo come succedaneo dell'amore, perché l'amore è l'unico nutrimento davvero fondamentale, che fa la differenza nella qualità della vita: averne consapevolezza è il primo passo. Il secondo è osservare come mangiamo e perché, cosa c'è realmente “sotto” (appetito o altro?) e poi, con gentilezza e rispetto verso di sé e quello che al momento c'è, prendersene cura: cominciando a fornire quei nutrimenti (diversi) che mente, corpo, emozioni e spirito richiedono. 
Anna Maria Cebrelli pubblicato sulla pagina: greenme.it (LINK)

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