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lunedì 9 febbraio 2015

Bauval e l’enigma delle Piramidi: “Ecco tutto quello che non torna…”

Un enigma che finora nessuno ha saputo risolvere. Le Piramidi di Giza da millenni sono per tutti noi  “un enorme punto interrogativo”, come le ha definite con l’arguzia che lo contraddistingue Robert Bauval (saggista ingegnere appasionato di egittologia)

L'allineamento Cielo-Terra del sito di Giza

Tra i ricercatori contemporanei, forse non c’è nessuno che le abbia studiate in modo più approfondito e con maggior passione di lui, che alle Piramidi di Giza ha dedicato molti libri. Eppure, dopo vent’anni  vissuti a stretto contatto con questi giganti di pietra, la domanda continua a farlo impazzire: come e perché sono state edificate? A cosaservivano? Su quest’ultimo punto,  Bauval ha elaborato una sua teoria …

Un momento dell'intervista

 <Le piramidi sembrano essere l’hardware di una scienza metafisica. Noi la chiamiamo “scienza segreta”, perché non sappiamo cosa sia esattamente. Gli Antichi Egizi credevano- che sia vero o no, non è questa la questione- ma loro erano convinti di poter compiere una transizione da un corpo fisico a uno spirituale… Non c’è dubbio al riguardo, i testi sono davvero chiari. Pensavano ad esempio di  avere un re corporeo, umano, che una volta morto, in qualche modo, sarebbe diventato un  essere spirituale  che si sarebbe  poi trasformato in  una stella. Sembra che avessero rituali, che mettessero in atto tutta una serie di attività di cui le piramidi erano il nucleo… Anche se  molta gente pensa che non sia molto carino, di solito le  paragono a un computer. In un computer, l’hardware è inutile senza  il software… Devi attivare un programma. Ma il software è inutile finchè non hai il processore… Hai bisogno di queste tre cose per lavorare.  Dunque, le piramidi sono come l’hardware, mentre il  software era l’”iniziato“, l’essere umano che era preparato allo scopo: sarebbe entrato nelle piramidi ben equipaggiato da un serie complessa di conoscenze… C’è una grande differenza tra noi e loro,  tra un turista che entra nelle piramidi ora e una persona iniziata dal culto delle piramidi. Gli Antichi erano imbevuti di ideologia, facevano parte di un mondo perfettamente integrato, sapevano leggere i simboli, leimmagini, ne conoscevano il significato ed interagivano con esse. Ma qual è il processore? Secondo me, è la macchina celeste. Il cosmo fungeva come una sorta di energia. Non so come, ma credo funzionasse così…

La Grande Piramide, le camere e i condotti

Quindi è così che bisogna interpretare le piramidi: sono l’hardware del meccanismo metafisico, ma non funziona senza gli Egizi… Sono come un computer con la spina staccata. Gli Antichi studiavano forse per  25 anni, forse per  una vita intera, Dio solo lo sa,  per diventare degli iniziati. Sorprendentemente, quando adesso studi l’astronomia, quando cerchi interpretare  i testi e di capire cosa avessero in mente, nel momento in cui arrivi alle piramidi, tutto si trasforma: la tua mente inizia a pensare diversamente,  entra  in una dimensione differente. Pensi davvero di trovarti in una sorta di mondo stellare. Ciò che sono riusciti a fare, è difficile da provare: riuscivano aportare l’iniziato fino ad una sensazione, ad una sorta di epifania, nella quale avrebbe percepito cos’era la vita dopo la morte, insomma, l’eternità. La sensazione doveva essere  così forte che l’iniziato era davvero convinto di sperimentarla.

Se è vero allora è una cosa straordinaria perché noi viviamo in un mondo nel quale  siamo completamente insicuri. Le grandi domande fondamentali che l’uomo si pone da sempre sono rimaste ancora senza una risposta… Non abbiamo idea di chi siamo, di cosa dovremmo fare. Siamo lasciati soli nel posto da cui veniamo e lasciati soli anche nel posto dove andremo dopo la morte. Queste questioni fondamentali sono irrisolte e non penso che saranno mai spiegate dalla scienza… La scienza si avvicina un po’ , ma possiamo davvero raggiungerle solo attraverso questo tipo di esperienze di iniziazione. Le possiamo “sentire” e penso che è questo ciò che essi hanno fatto: avevano diverse forme di conoscenza. La persona che si avvicinava a queste esperienze di iniziazione veniva chiamata “l’equipaggiato” . Perché era davvero preparato: era pronto a morire e a rinascere. Questa è una cosa veramente difficile da capire,  fino a quando  non penetri nei  loro pensieri, nel loro  stato mentale. Non  sto dicendo che lo potevano fare sul serio. Io non posso farlo: vorrei riuscirci, ma non posso. So che si può raggiungere una visione, che si può raggiungere uno stadio nel quale credi nell’esistenza di qualcosa anche se non puoi provarlo… Come per l’amore: a volte sai che c’è, ma non ne hai la certezza. La loro cultura era molto, molto diversa dalla nostra e forse loro erano sulla strada giusta. Si stavano concentrando sulle questioni più importanti: per loro la cosa fondamentale era riuscire a capirle. La loro vita era completamente dominata da queste questioni ed è così che la nostra vita dovrebbe essere. Il pericolo- nelle culture moderne come la nostra- è che noi non ci poniamo nemmeno più le domande esistenziali e dunque non proviamo nemmeno a darci le risposte. E’ come se non esistessero. Abbiamo perso completamente il nostro legame con il mondo che ci circonda.  Io sono convinto invece che gli Egizi non solo avevano una fortissima connessione con la natura, cosa molto evidente (erano sempre in contatto con le  attività della natura, con gli animali, il l Nilo, le inondazioni…),  ma  in più si vedevano parte  di un ambiente universale… Parlavano di se stessi in termini di celestialità. E non sbagliavano: erano consapevoli della loro esistenza cosmica. Erano dei veri “cosmopoliti”.>

Se questa interpretazione filosofica ci può aiutare ad intuire a cosa servissero le piramidi, restano invece inspiegabili i modi e i tempi della loro costruzione.

Una delle ipotesi costruttive

Bauval, ingegnere civile impegnato in uno dei cantieri più mastodontici dell’epoca moderna- quello dell’Università di Riad, in Arabia Saudita- ha tutto il “know how” tecnico per dimostrare quanto le ricostruzioni a tavolino compiute finora da egittologi ed archeologi siano assolutamente prive di fondamento, al limite del comico.

< Gli Egittologi sostengono che le Piramidi risalgono al 2500 avanti Cristo. Guardiamo al contesto di quell’epoca: a quei tempi non avevano ancora la ruota,non c’erano utensili in ferronon c’erano macchine per sollevare pesi, non c’era niente di niente. Avevano solo la forza bruta della manodopera umana, le corde, ibastoni… Ed è un dato di fatto che non costruisci una piramide con questi strumenti. Una delle cose di cui ho sempre discusso con mio fratello Jean Paul è che quando sfogli un libro di archeologia non ha senso il modo in cui spiegano come vennero costruite le piramidi. Un progetto di quel tipo richiedeva un’enorme fase di preparazione: l’organizzazione del  lavoro era terrificante. Come ingegnere, il primo progetto in cui sono stato coinvolto è stata  la progettazione della Università di Riad, in  Arabia saudita. Era il più grande progetto di costruzione a quei tempi. Avevamo 8000 lavoratori  e l’implicazione di una cosa del genere era incredibile. Voglio dire, pensa a 8000 persone che devono far colazione al mattino: ti servono 8000 uova. E da dove arrivano le uova? Da 8000 galline…ogni giorno! E’  da folli… E poi le abluzioni quotidiane, i pasti, gli alloggi, serve  un’organizzazione enorme.

Eppure, gli egittologi non hanno problemi nel dire che all’epoca c’erano 40.000 persone che costruivano le piramidi… 40.000 persone, anche oggi, sono un problema enorme da gestire e da organizzare su un lungo periodo di tempo! Gli storici dicono che ci vollero più di 20 anni per costruire le Piramidi: prova a organizzare 40.000 persone attraverso più generazioni… E’ impossibile.

Corde, pali in legno e forza umana per costruire le piramidi. Ma è davvero possibile?

E poi: come fai a comunicare con  40.000 persone? Come dai loro le istruzioni?  Avevano i dormitori lontani di 10-20 km da Giza. Alcuni quartieri erano a 60 km: ci sarebbero volute 3 settimane per mandare un messaggio e 3 settimane per avere la risposta… Ancora: spesso nei libri si dimenticano di spiegare come facevano asollevare le pietre. Spostare un masso  da 50 tonnellate, anche oggi, è un grosso problema… Lo puoi fare, certo, ma non è un lavoro da tutti i giorni: richiede un enorme impegno organizzativo, il giusto equipaggiamento, molti studi.

Un dettaglio che spesso trascuriamo è che la piramide di Cheope  è un monumento che pesa, come un corpo morto, 6 milioni di tonnellate… E 6 milioni di tonnellate sono davvero molto pericolose. Oggi, se ponessimo un monumento simile, dovremmo prima  essere assolutamente sicuri- intendo sicuri al 150 per cento-  che il suolo resista.  Sarebbe una cosa da pazzi erigere un monumento del genere senza aver verificato se il suolo può reggerlo  o meno… Ma  non avevano ingegneri del suolo all’epoca, quindi presumo che siano  andati un po’ a spanne e abbiano pensato che potesse andare bene. Ma il pericolo che si può vedere nel luogo in cui la Grande Piramide fu costruita è che essa è a soli 30 metri da una scarpata. C’è una larga discesa nella piattaforma di Giza. Nessuno, oggi, la costruirebbe lì: invece loro lo fecero e non successe nulla. Ma il rischio era enorme e lo si sarebbe potuto evitare semplicemente spingendo il monumento  50 o 60 metri più lontano dalla scarpata. Loro però non lo fecero, corsero il rischio e funzionò. La vera domanda è: perché hanno corso quel rischio? Si potrebbe avere l’impressione che avessero unatecnologia che noi non possiamo capire… Le loro costruzioni erano troppo ben fatte, la precisione era incredibilmente buona e non sarebbe stata possibile per tempi in cui non esistevano strumenti ottici. Non ci si riesce! Quindi detto questo, in maniera un po’ elaborata, la mia conclusione è: il contesto è sbagliato. Quello che gli egittologi ci dicono è sbagliato, dobbiamo considerare qualcos’altro. Cosa non lo so, ma dobbiamo considerare qualcosa di molto più sofisticato di quello che ci è stato raccontato.>

 Quando parla di piramidi, lo scrittore belga si infervora. Lo si capisce dal tono della voce, dai gesti delle mani, dallo sguardo balenante, che davvero in questo mistero vuole andare fino in fondo.

Le piramidi di Giza

E non accetta spiegazioni superficiali o ipotesi di comodo  che offendono la sua – e la nostra- intelligenza. Il discorso lo accalora.

<Se qualcuno ti dicesse :”Vengo da Roma a Pescara in due ore”, ma  ti dice che non  usa né la  macchina né il treno, perché ha solo  un asino, tu diresti: “O mi hai dato le informazioni sbagliate o il contesto è sbagliato. Ci deve essere qualcosa che ti permette di essere qui in due ore.”  Questo è quello che noi chiamiamo “pensiero obliquo”: devi trovare la spiegazione a questo tipo di problema. Faccio un altro esempio.  C’è un problema al quale non si è guardato: immagina una casa normale, una costruzione di mattoni, una villa. Probabilmente servirebbero 100mila mattoni. Tu li ordini e ti vengono consegnati progressivamente. Non possono portarti troppi mattoni altrimenti bloccherebbero il cantiere. Ma da ingegnere civile c’è una cosa di cui sono assolutamente certo:  i mattoni devono essere della stessa misura. Puoi immaginare che incubo se un mattone fosse di 10 centimetri, l’altro di 5, un altro di 3… sarebbe pazzesco. Beh, questa è la cosa bella delle piramidi: esse contengono2,5 milioni di blocchi di pietra e nessuno di questi blocchi è della stessa lunghezzanessuno dei 230 piani sono della stessa altezza! Ora, l’organizzazione deve essere stata davvero bizzarra… Prova ad immaginare: alcuni blocchi servono  per il terzo livello, altri sono per il quinto… Questo crea un puzzle che non era necessario. Se dovessi dare io le istruzioni, chiederei che almeno i blocchi siano dello stesso spessore… Per la grandezza, ok, possiamo spostarli… Ma non sono dello stesso spessore! E perché fare così?  Hanno scelto di complicare il lavoro.  Eppure ci riuscirono comunque. Quindi chiaramente l’organizzazione era molto, molto più complessa dell’avere semplicemente i blocchi consegnati al momento giusto.

Non solo. Ti dico anche questa cosa e la persona che troverà la risposta a questo,risolverà il mistero delle popolazioni antiche. Gli Egizi costruirono dei templi ai piedi delle piramidi… Sono costruiti con blocchi che pesano dalle 50 alle 200 tonnellate. Ti do un’idea di un blocco di 100 tonnellate: se prendi 200 macchine e le pressi insieme, quello  che ottieni è un blocco da 100 tonnellate. Un peso enorme. Muovere quel blocco e posizionarlo è un grosso problemaanche oggi. Ma la cosa strana è che non c’era bisogno di blocchi di quella misura per costruire quei templi. Non ne avevano bisogno. È molto meglio e molto più semplice usare piccoli blocchi: li puoi prendere, posizionare… La logica è completamente assurda.

La camera del Re

Si sono resi la vita estremamente difficile, quando non ne avevano bisogno… Capisci? Questo è necessario tenerlo presente. Noi dobbiamo sapere chi fossero queste persone, non avevano le nostre stesse conoscenze. Ti faccio quest’ultimo esempio: è un po’ come se fuori piovesse e tu, invece di prendere l’ombrello, portassi con te tutto il guardaroba. Portarti  l’armadio non servirebbe, non avrebbe senso… perché dovresti farlo? Ma è questo è quello che gli Egizi hanno fatto e questa domanda non ha ancora risposta.

La prima cosa che un ingegnere avrebbe chiesto sarebbe stata:”Hey, perché stai usando questi blocchi, non ne hai bisogno!”  Ma proprio gli  ingegneri, gli architetti, i progettatori, oggi sono coloro che danno spiegazioni inaccettabili, mistificando come  sono state costruite le Piramidi. E lo hanno fatto anche gli Egittologi.

Ho risposto alla tua domanda? In realtà, non c’è una vera risposta: c’è un mistero, un grande mistero.È qualcosa che non si può  capire. Non dovrebbero essere lì, non hanno senso… O per lo meno, il nostro tipo di logica non può spiegarle. E fanno sorgere altre strane domande. Una delle cose che ancora non è chiara per niente sono i condotti  della Grande Piramide. Nessuno li ha capiti. E posso dirti che li hanno analizzati esperti davvero molto in gamba. Ma nessuno può spiegare perché questi condotti sono lì. Quello nella stanza della regina resiste a ogni comprensione: semplicemente non riusciamo a capire a cosa servisse. Perché il condotto era tagliato?  perché finisce con una porta? È una contraddizione in termini: è come se loro avessero voluto e nello stesso tempo non avessero voluto farci sapere. Volevano portare il condotto, ma non volevano che lo si vedesse. Sfida la comprensione, non dimentichiamolo,  e quando raggiungi quel tipo di confine, sei costretto a fare il salto. La verità è che noi non abbiamo idea di chi loro fossero veramente. Perché sembrano fare cose che noi non riusciamo a capire…>



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