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giovedì 19 febbraio 2015

GODETEVI IL SOLE SENZA PAURA: NON E' UN NOSTRO NEMICO!

In questo post ho unificato alcuni articoli pubblicati su un "blog amico"
COMPRESSA-MENTE:, riguardanti il SOLE, la nostra stella, fondamentale per la vita sul nostro pianeta, ma ormai considerato pericoloso a tal punto da essere trattato come un nemico da cui bisogna difendersi..... 

http://compressamente.blogspot.it/2014/09/puo-esistere-vita-senza-sole.html
http://compressamente.blogspot.it/2014/09/fa-bene-o-fa-male-il-sole-sulla-pelle.html


Può esistere vita senza Sole?

Fin da piccoli ci viene insegnato che all’origine della Vita sulla Terra c’è il Sole con la sua luce: la luce solare è la fonte di energia utilizzata dagli organismi come le piante per produrre, attraverso la fotosintesi, le molecole organiche (soprattutto carboidrati) necessarie al proprio sostentamento.
Altri organismi, come gli animali (noi compresi), non sono in grado di sintetizzare le molecole organiche necessarie in modo autonomo e sono costretti a ricavarle mangiando le piante che le producono oppure altri animali.
Nonostante il nostro metabolismo non dipenda direttamente dalla fotosintesi, quindi,non può comunque farne a meno in quanto la produzione di molecole organiche da parte delle piante è alla base della nostra rete alimentare (sia mangiando insalata sia mangiando una mucca che ha mangiato erba, per dirla in parole povere). La nostra esistenza e i nostri metabolismi sono indirettamente ma necessariamente collegati alla luce solare (vi sono collegati anche direttamente per svariati altri motivi quali la temperatura ambientale, il ciclo giorno/notte, la produzione di vitamina D ecc. ecc.).
Ma è possibile sostenere la Vita in assenza totale di luce solare?
La risposta a questa domanda è di per sè semplice. Alcuni batteri e archei (un regno di microrganismi simili ai batteri) sono infatti in grado di produrre molecole organiche utilizzando l’energia ricavata da reazioni chimiche inorganiche. Questi organismi, chiamati chemiautotrofi (o chemiosintetici), sono autonomi dalla luce solare e possono usare molecole come zolfo, ferro, ammoniaca o idrogeno per produrre l’energia necessaria al proprio metabolismo. Le reazioni chimiche utilizzate da questi microrganismi sono inoltre fondalmentali per altre forme di vita come le piante che, ad esempio, ottengono i nitrati (composti di azoto) grazie a batteri del genere Nitrosomonas che utilizzano l’ammoniaca per produrre molecole organiche.


batteri
Gli organismi come i batteri chemiosintetici possono quindi vivere senza la luce del sole ma si muovono comunque in un ambiente plasmato dalla fotosintesi e la loro esistenza è, come nel caso dei batteri nitrici sopracitati, strettamente collegata a quella di altri organismi che vivono grazie alla luce del sole.
A questo punto la domanda diventa la seguente: è possibile trovare vita in un ambiente che sia (quasi) completamente isolato dall’influenza della luce solare?
Per rispondere a questa domanda dobbiamo prima di tutto trovare l’ambiente adatto. Gli abissi marini possono essere dei buoni candidati in quanto i raggi solari non penetrano oltre un certo livello (intorno ai 100 metri). Cionostante l’acqua dei fondali non è isolata dall’acqua sovrastante e nutrienti organici prodotti dalla fotosintesi in modo diretto (alghe) o indiretto (pesci) possono sempre raggiungere il fondo.
Ma cosa succede se guardiamo al di sotto dei fondali marini?
Nel 2011 Yuki Morono della Japan Agency for Marine-Earth Scienze and Technology ha trovato batteri in sedimenti marini vecchi di 460.000 anni localizzati220 metri al di sotto dei fondali dell’Oceano Pacifico. Una scoperta simile ma ancora più estrema è stata fatta da Hans Røy dell’Università danese di Aarhus. Il suo team ha infatti scoperto batteri attivi in sedimenti depositatisi sui fondali dell’Oceano Pacifico 86 milioni di anni fa!
Questi staordinari batteri si trovavano probabilmente sul fondo dell’oceano ancestralee sono stati progressivamente sepolti dai sedimenti venendo così completamente isolati dal resto del mondo. Per sopravvivere in condizioni così estreme e povere di nutrienti questi batteri hanno adottato due strategie differenti: prima di tutto hannorallentato il proprio metabolismo a ritmi tali che, ad una prima analisi, risulta difficile dire se siano effettivamente vivi o no; in secondo luogo hanno ulteriormente limitato il consumo delle poche risorse disponibili rinunciando alla riproduzione. Far crescere la popolazione con così poco cibo a disposizione è un suicidio, meglio riparare i corpi cellulari esistenti senza produrne di nuovi. Questo, tra l’altro, renderebbe questi batterigli organismi viventi più vecchi del pianeta.
Fino ad ora ho parlato solamente di batteri e di archei, quindi solo di microrganismi unicellulari relativamente semplici.
E gli animali? Esistono forme di vita complesse in ambienti completamente indipendenti dalla fotosintesi?
Sembra incredibile ma anche in questo caso la risposta è si!
Il record di vita nelle profondità nella crosta terrestre appartiene ad un verme nematode lungo mezzo millimetro chiamato Halicephalobus mephisto che è stato ritrovato nelle miniere d’oro del Sud Africa ad una profondità di 3.6km. Questo verme vive in acque estremamente povere d’ossigeno e isolate dal mondo esterno da circa12.000 anni. Questi vermi non dipendono in alcun modo dal Sole poiché si nutrono dibatteri chemiosintetici che ricavano energia combinando l’idrogeno con i solfati delle rocce circostanti. Ciononostante dipendono ancora dall’ossigeno disciolto nell’acqua in cui vivono e, quando questo sarà esaurito, i vermi mephisto si estingueranno.

Un esempio di organismi complessi in grado di sopravvivere anche in assenza di ossigeno, invece, è rappresentato da minuscoli animali (≈250 micrometri) appartenenti al Phylum dei Loriciferascoperti nel 2010 sui fondali del Mar Mediterraneo. Questi animali sono ancora poco studiati ma sembra siano caratterizzati da un metabolismo unico all’interno del regno animale. Dai risultati pubblicati su BMC Biology da un gruppo di ricerca dell’Università di Ancona emerge infatti come le cellule di questi Loriciferi siano prive delle centrali energetiche basate sull’ossigeno tipiche di una cellula animale (i mitocondri, si veda questo mio post per approfondire) mentre sono dotate invece di organelli chiamati idrogenosomi che generano energia dall’idrogeno solforato e che si trovano solitamente in microrganismi e funghi.
Loricifera
Loricifera (Photo credit: Wikipedia)
In conclusione, quindi, la vita complessa può esistere sul nostro pianeta anche in assenza di luce solare e, anzi, interi ecosistemi possono esistere senza esserne indipendenti. È il caso della grotta di Movile, 30 metri sotto la superficie della Romania meridionale, dove piccoli crostacei e ragni vivono isolati da milioni di anni grazie a batteri chemiosintetici posti alla base per la piramide alimentare di tutta la grotta.
Tutte queste scoperte sono certamente affascinanti e possono contribuire a cambiare la nostra visione della vita e della sua origine sul nostro pianeta e, chissà, magari aiutarci a trovarla su altri.

[la maggior parte delle informazioni contenute in questo post sono state pubblicate in un articolo del New Scientist dal titolo "Deep life: Strange creatures living far below our feet"]

Fa bene o fa male? Il sole sulla pelle

Mauro Sartorio
Se vivessimo sul pianeta come noi esseri viventi abbiamo sempre fatto per miliardi di anni, saremmo esposti alla luce del sole in un modo piuttosto costante e omogeneo, e la nostra pelle si adatterebbe ogni giorno a difendersi in modo appropriato dalla intensità dei raggi ultravioletti del luogo.
Invece, la pelle degli uomini civili di città è nascosta ai raggi solari per 350 giorni l'anno, adattandosi alla penombra, e per 15 giorni viene improvvisamente esposta al bombardamento del sole più forte possibile, ovvero quello estivo e spesso e volentieri allo zenith.
Però, in caso di ustioni, è sempre possibile giustificarsi con un "ma oggi il sole è malato".
 
Malgrado ciò, il corpo è estremamente intelligente e fa ottimamente tutto quello che gli è possibile, anche in situazioni estreme come questa.


Il colore della pelle è dovuto a vari pigmenti tra cui la melanina, prodotta dalle ghiandole melanofore che sono situate nello strato più profondo dell'epidermide. Questa sostanza viene distribuita verso la superficie della pelle attraverso dei prolungamenti cellulari, e si dispone attorno al nucleo delle cellule per proteggerlo dalle radiazioni ultraviolette. La più potente ed efficace crema solare mai inventata, ma una tecnologia che segue certe leggi. 
L'epidermide, innervata dal neo-encefalo (come già qui descritto in dettaglio), riduce funzione e sensibilità in Fase Attiva della curva bifasicaquando viene colpita dai raggi, infatti, non produce subito in quel momento melanina, ma la pigmentazione immediata che si verifica è dovuta alla ossidazione della melanina residua già presente nella pelle.
Solo dopo che la pelle ha avuto la sua dose di sano danneggiamento cellulare, entra in fase PCL-A, i vasi si dilatano, la pelle si arrossa, il rinnovamento cellulare aumenta e si velocizza, e i melanociti iniziano la produzione di melanina.
In effetti il pigmento viene depositato intorno ai nuclei cellulari nel giro di 2-3 giorni dopo lo "shock" di luce.
In questo senso, il sole che prendo oggi dà l'istruzione alla pelle sulla protezione da attivare entro non prima di alcuni giorni.
 

Per schematizzare possiamo quindi considerare il processo di abbronzatura una curva bifasica del neoencefalo, dove la pelle reagisce con una Fase Attiva a uno shock (DHS), come in un "contatto da evitare" con la luce, in cui le cellule vengono danneggiate e lasciate morire, per poi attivare la riparazione cellulare in fase PCL, e simultaneamente l'aumento di funzione dei melanociti utile per essere pronta, alla prossima esposizione, a una adeguata protezione alle radiazioni. 
Chi fa attività fisica in palestra conosce già bene questi ritmi di lavoro e riposo, allenandosi non tutti i giorni ma solo il lunedì e giovedì, o il martedì e venerdì.
In effetti uno scienziato nel body building della tintarella, conoscendo la curva bifasica, costruirebbe il suo programma di "allenamento" cadenzato in base ai tempi naturali più efficienti, in modo da permettere alla curva di aprire il processo biologico e soprattutto di portarlo a compimento senza interruzioni e sovraccarico.
Saprebbe che l'allenamento è importante, ma lo è anche di più il riposo, perché è durante il riposo che si abbronza. E ad ogni sessione alzerebbe di un po' l'asticella del "peso".
 

Ma perchè succede che alcune aree del corpo, malgrado l'esposizione sia stata omogenea, si arrossano e scottano maggiormente, e altre quasi per nulla?
Sarà capitato a molti di stare al sole a lungo e scottarsi le spalle ma non la schiena, o magari il petto ma non la pancia, o solo le ginocchia ma non il resto delle gambe...
Il motivo di tale "sensibilità" di alcune zone è strettamente personale, variabile nella vita di una persona, e dipende dai processi biologici già in corso sull'epidermide.
Se per esempio un bambino va in vacanza lontano da mamma e papà, e la sua pelle del petto e della alta schiena è in attività da "rottura di contatto" dall'abbraccio dei genitori, la curva bifasica della reazione al sole andrà a sommarsi a quella già in corso, e a esasperare il processo; con il risultato che il bambino potrebbe avere, anche solo in quelle particolari zone, una riparazione più profonda, con eritemi, infiammazioni e sintomi più accentuati (fase PCL).
 
In termini di leggi biologiche il discorso non può essere esteso ai tumori, poichè non vi è nesso di causa con l'esposizione al sole.

GODETEVI IL SOLE SENZA PAURA E SENZA CREME

LETTERA - UNA ENNESIMA PERLA MERITEVOLE DI PUBBLICAZIONE 
Ciao caro Valdo! Vorrei segnalare questo articolo scritto da Angus Dalgleish, professore scozzese in oncologia, specializzato in melanomi. Cosa ne pensi? Con immensa stima.
Vanna  
(Documento di Angus Dalgleish)

UNA DOSE DI SOLE PUÒ PROTEGGERTI DAL CANCRO SONO IL CLASSICO SOGGETTO A RISCHIOEssendo uno scozzese lentigginoso con i capelli e la pelle chiara, sono un classico caso di persona con un maggior rischio di melanoma. L'aver preso delle scottature piuttosto gravi sul mio naso anni fa in Spagna ha ulteriormente aumentato il mio fattore di rischio. Dire che sono stato diffidente nei confronti del sole è una cosa automatica - sono specializzato nel trattare pazienti con melanomi avanzati, una forma mortale del cancro della pelle. 
GIÀ IN AUSTRALIA MI AVEVANO TERRORIZZATO PER SETTE LUNGHI ANNI
 Inoltre ero in Australia trent'anni fa all'inizio della campagna "Slip-Slop-Slap" (campagna australiana protezione solare) che avvertiva la gente di stare lontani dal sole, e per sette anni non sono mai andato a nuotare senza essere coperto di lozione solare e senza indossare una maglietta. 
LA CARENZA DI RAGGI SOLARI METTE A GRAVE RISCHIO LA POPOLAZIONE MONDIALE
 Ma adesso credo che seguire queste linee guida che dicono di evitare il sole, invece di ridurre il rischio di cancro della pelle in realtà lo aumentino. Questo perché si è scoperto che abbiamo bisogno del sole sulla nostra pelle per produrre vitamina-D. ironicamente queste campagne potrebbero aver creato milioni di persone con una mancanza cronica di vitamina-D, mettendole tutte a rischio. Pare infatti che gli effetti del sole proteggano addirittura dal melanoma, al contrario di quanto predicano e strombazzano certi dermatologi venduti ai fabbricanti di creme e di lozioni protettive. 
IL SOLE COMBATTE IL CANCRO MENTRE L'OMBRA LO SVILUPPA
 Ho cominciato ad interessarmi alla vitamina D e sul suo potenziale nel combattere il cancro circa 15 anni fa, quando lavoravo in un gruppo che testava la vitamina D come cura per il cancro al seno. Si era rivelata molto efficace, ma il progetto fu abbandonato per ragioni tecniche. Credetti che abbandonare il progetto fosse un errore perché era chiaro che la vitamina-D può curare i tumori in molti differenti modi, anche accelerando la morte delle cellule tumorali. 
ALLA LEEDS UNIVERSITY LA SORPRENDENTE SCOPERTA CHE SENZA SOLE CI SONO PIÙ MELANOMI
 Successivamente, mentre facevo delle ricerche per dei vaccini contro il cancro, ho scoperto che un buon livello di vitamina-D nel sangue innescava nei pazienti una risposta immunitaria più forte, importante in quanto aumenta la potenza del vaccino. Quindi, un paio di anni fa, dei ricercatori della Leeds University fecero la sorprendente scoperta che livelli molto bassi di vitamina-D aumentano il fattore di rischio del melanoma. 
IL 90 PERCENTO DELLA POPOLAZIONE È CARENTE DI VITAMINA-D
 Questa ricerca contraddice completamente l'idea che sia il troppo sole ad aumentare il rischio di melanoma. Molto sole in realtà significa molta vitamina-D e pertanto minor rischio di melanoma. Ho immediatamente cominciato a misurare i livelli di vitamina-D nei miei pazienti e sono rimasto stupefatto. Mi aspettavo che forse il 30 % avrebbe avuto dei livelli bassi. Ebbene era quasi un incredibile 90 %. Questo ha cambiato tutto per quanto mi riguarda. 
LE CREME SOLARI IMPEDISCONO L'ASSORBIMENTO VITAMINICO, MENTRE LE PILLOLE SONO UN REBUS
 Adesso misuro la vitamina D di tutti i miei nuovi pazienti con melanoma e se i loro livelli sono bassi dò loro un supplemento. La domanda difficile è: questo migliora le percentuali di sopravvivenza? Non lo sappiamo ancora - lo stiamo facendo solo da circa sei mesi - ma penso che tutti questi fatti portino a delle risposte in ogni caso. Tutti noi dobbiamo stare più tempo al sole. Le ragazze giovani stanno avendo problemi di rachitismo in quanto i loro genitori preoccupati le spalmano di creme con filtri solari a partire dalla nascita ogni volta che vanno all'aperto. 
I MESI INVERNALI SONO DAVVERO MICIDIALI
 Sono contento che in questi ultimi tempi gli avvisi ufficiali stiano cambiando e che adesso siano raccomandati alcuni minuti di sole ogni giorno da prendere senza creme solari. Ma siamo ancora lontani dall'essere consapevoli di quanto sia vitale avere un sano livello di vitamina D. Le ricerche mostrano che una grande percentuale di persone nel Regno Unito hanno mancanza di vitamina D in parte anche perché noi dal sole non possiamo produrne per circa sei mesi l'anno. 
PRENDO PURE DEI SUPPLEMENTI
 Come controllo il livello di vitamina D nei miei pazienti, lo faccio periodicamente anche su me stesso e prendo un supplemento di 1000 UI circa tre volte la settimana. Intanto, mi piacerebbe vedere che tutti quelli che si occupano di pazienti con il cancro facessero loro automaticamente il controllo del livello di vitamina D nel sangue. Costa poco, è rapido e vi garantisco che rimarrebbero stupiti nel vedere quei livelli così bassi. 
GODETEVI IL SOLE SENZA RISERVE E SENZA PAURA
 Quindi quanta esposizione solare è necessaria? E se usiamo i supplementi, di quale quantità abbiamo bisogno? Trovare le risposte corrette potrebbe portare dei grandi benefici con dei piccolissimi costi. Nel frattempo il mio approccio personale è cambiato radicalmente in confronto a quei giorni di trent'anni fa. Se adesso gioco a tennis o vado a sciare, uso la crema solare sul viso o sulle braccia solo quando il sole è molto caldo o a mezzogiorno. Ma il mio messaggio è: Non abbiate paura del sole, godetevelo!
Angus Dalgleish
 

*****
 RISPOSTA 
CONDIVISIONE ASSOLUTA SUI RAGGI SOLARI
 Ciao Vanna. Ti sono grato di questi contributi che servono ad arricchire il blog, oltre che a smentire le troppe informazioni fallaci e strampalate che circolano in rete, soprattutto su argomenti-chiave come l'assorbimento di energia solare. 
PROMOSSO SUL SOLE MA BOCCIATO SULLE PASTICCHE
 Un errore tanto comune quanto pesante che commette il prof Dalgleish è quello delle pasticche di vitamina-D. Quando scrisse questo articolo, un paio di anni fa, non gli erano pervenute evidentemente le ultime ricerche delle varie università americane, Loma Linda in testa, sui danni delle integrazioni di vitamina-D sintetica. Sarebbe interessante conoscere le sue opinioni alla data odierna. 
UN RICERCATORE SERIO CHE DIVENTA PILLOLAIO NON PUÒ NON DELUDERE
 Trovo pertanto ottimo lo scritto del professore scozzese, soprattutto nel titolo "Una dose di sole ti salva dal cancro" e nella conclusione finale "Non abbiate paura del sole, ma godetevelo", dove si parla soltanto di sole senza mai citare la parola supplemento. Peccato che abbia macchiato ed inficiato il suo messaggio con la deludente parte finale, non più da nobile e competente ricercatore quale certamente è, ma da mediocre e banale pillolaio.

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