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sabato 28 febbraio 2015

Sindrome da cuore infranto o "crepacuore"

Un'antica affermazione popolare: morire di crepacuore
Una diagnosi considerata molto poco scientifica ma anche tanto reale.....

L'essere umano, in quanto essere vivente, necessità di cibo, acqua, riposo e qualcuno con cui riprodursi; quando una di queste necessità viene meno, l'individuo può subire conseguenze fatali.
Per la sopravvivenza dell'individuo e della specie vi sono altri bisogni essenziali che rendono l'essere umano assai più complesso, difatti ogni parte del corpo è collegata alle altre, cervello incluso, mediante una sofisticata rete di sistemi di controllo.
Soddisfazione regolare dei propri bisogni e corretto di funzionamento di mente e corpo sono le caratteristiche di coloro che sanno “vivere felici”
I bisogni essenziali per un essere umano sono sei, tra cui: ottimismo; senso di controllo; fiducia nella prevedibilità della vita, capacità di recupero delle forze dopo uno o più eventi stressanti; scopo e significato con assieme il bisogno di spiritualità; sostegno sociale e contatti.
Tra questi sei modulatori psicologici, la necessità di sostegno sociale e contatti spiega lo scatenarsi di una serie di malattie nei soggetti in cui viene meno la capacità di gestire la propria esistenza una volta che è venuta a mancare la persona amata.
In queste persone si sviluppano vari squilibri emotivi così importanti da modificare la chimica del corpo umano.
Su questo argomento sono stati effettuati numerosi studi che confermano la sofferenza emotiva per la perdita di una persona cara e l'insorgere di problemi cardiaci: “sindrome da crepacuore” o “sindrome di Tako-Tsubo”.
L'interruzione di una relazione sentimentale e la successiva solitudine in cui si rischia di scivolare, rappresentano secondo alcuni cardiologi, un pericolo simile all'ostruzione delle arterie.
Il crepacuore non deve fare per forza pensare all'infarto: ovviamente per ognuno di noi il crepacuore significa morte, ma esistono alcuni pazienti che pur avendo gli stessi sintomi di un infarto miocardico (dolore acuto al petto, elettrocardiogramma alterato) hanno una forma di crepacuore non mortale, anche se rara.
Le emozioni cambiano gli impulsi che il cervello trasmette al cuore ed il cuore reagisce di conseguenza.

Il “crepacuore” è detto anche cardiopatia da stress, un evidente esempio di correlazione tra mente e corpo, quello che la psicosomatica studia da oltre 150 anni.

Lo studio delle 5 Leggi Biologiche del dott. Hamer (nuova medicina germanica) afferma che a causare la reazione dell'organismo non basta un semplice stress o un problema su cui focalizziamo i nostri pensieri, occorre difatti un evento particolare da affrontare in modo del tutto inaspettato, cioè senza una possibile mediazione e in maniera scioccante, cioè che si spinge oltre le nostre capacità di affrontare l'evento. In questi casi l'organismo mette in atto un programma speciale biologico sensato proprio perchè per la mente analitica non c'è stato tempo di trovare una soluzione.
Ogni diversa condizione emotiva attiverà, di conseguenza tessuti diversi.
Il cuore rappresenta da sempre il centro dell'amore e della sicurezza. La sindrome da crepacuore è quindi da considerare come la risposta sensata dell'organismo ad una sofferenza che viene ritenuta troppo grande per il proprio cuore, che non reggendo al forte dispiacere, va in svalutazione e di conseguenza ritenuto come un cuore malato.

Peter Zeta.

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PNL per il benessere
                                                                      Nuova medicina Germanica    



                                                                   
                                                                   

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