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giovedì 5 marzo 2015

La lista segreta di tutte le guerre americane


DEMOCRAZIA - PACE - POTENZA

USA in guerra durante 214 anni dei 235 della sua storia

Gli Stati Uniti dalla sua creazione nel 1776, hanno vissuto in pace appena 21 anni.
Dalla sua fondazione nel 1776, sono stati in guerra 214 anni anni su 235 della loro esistenza. In altri termini, sono solo 21 gli anni in cui gli USA non hanno provocato una guerra.
Nessun presidente degli USA è catalogabile come un presidente in tempo di pace. Nei fatti, tutti i presidenti che si sono alternati possono essere catalogati indistintamente come dei "presidenti di guerra".e superiore a un decennio"
"Gli USA non hanno mai conosciuto un periodo di pace completa superiore a un decennio"
L'unica volta in cui gli USA sono rimasti 5 anni senza stare in guerra (1935-40) fu durante il periodo della Grande Depressione.

Nei periodi di guerra vengono inserite anche iniziative di singoli, prese senza autorizzazione e numerosi interventi nell’800, soprattutto in Sudamerica, che hanno gettato le basi di una politica estera da allora giocata sulla superiorità militare e sulle dimostrazioni di forza.
In 11 occasioni queste azioni militari sono però state accompagnate da dichiarazioni di guerra.
Nella maggior parte dei casi si è trattato ufficialmente di azioni motivate dalla salvaguardia di interessi americani o internazionali, ma già il primo caso è stato più che sufficiente a legittimare ogni tipo d’intervento in qualsiasi parte del pianeta. Dalle spedizioni punitive contro i paesi nei quali gli americani incorrevano in disavventure, fino alle pesanti ingerenze nella politica dei paesi centro e sudamericani e in quelli del Pacifico, gli Stati Uniti rivelarono fin da subito un discreto spirito coloniale e la tendenza a ingerire anche militarmente nella politica interna di altri paesi a tutela degli “interessi” o della “sicurezza” nazionale.
Nell’800 si parla anche di “vendette” contro le popolazioni di isole del pacifico o del bombardamento di città colpevoli di essere state teatro di qualche sgarbo o delitto ai danni di americani, della flotta del commodoro Perry mandata  ad “aprire il Giappone”, dei numerosi interventi in Cina e dei numerosissimi interventi in America Centrale. Nel secolo successivo gli interventi militari americani nel “cortile di casa” sono numerosi fino alla Seconda Guerra Mondiale e poi si diradano entrando in clandestinità, sostituite con gli appoggi alle dittature fasciste in chiave anticomunista che però non hanno titolo per stare nell’elenco. Riemergeranno frequenti con il disfacimento dell’URSS legittimato dalla “war on drugs”, che ha portato al dispiegamento di truppe americane in molti paesi per combattere la droga.
Per tutto il periodo della Guerra Fredda gli interventi militari diretti americani saranno molto più limitati nel numero e a parte le guerre in Corea e nel Sud-est asiatico Washington impegnerà esplicitamente le sue forze solo in Congo per mandare al potere Mobutu e in operazioni limitate in Medioriente. L’aumento di questo genere d’operazioni dopo il 1989 è evidente, così com’è evidente che una volta caduta la minaccia sovietica e la politica dei blocchi gli Stati Uniti sono intervenuti militarmente in moltissimi altri paesi di tutti continenti, prendendo molto seriamente il ruolo di unica superpotenza.
Nell’elenco si legge anche con grande evidenzia l’agonia dell’Iraq di Saddam, che dal 1991 al 2003 aveva subito ogni genere d’attacco punitivo e preventivo che i presidenti americano hanno deciso in piena autonomia e al di fuori di qualsiasi mandato internazionale, per finire con l’invasione platealmente illegale nel 2003 e l’uccisione del dittatore che ai tempi dell’abbattimento dell’Airbus iraniano era un fedele alleato. Quale minaccia potesse rappresentare Saddam è evidente dalla sequenza dei fatti. Dopo Desert Storm il regime di Saddam ha perso il controllo del Kurdistan, non poteva far alzare i suoi aerei in volo e ogni tanto si beccava un bombardamento. Nel 1998 Stati Uniti e Gran Bretagna misero in piedi Desert Fox, una campagna di bombardamenti contro le industrie  irachene e contro obbiettivi militari e continuarono così a colpire quando volevano fino all’invasione del 2003, legittimata dicendo che il dittatore era pronto a devastare il mondo libero con le sue armi potentissime, che non esistevano e neppure potevano esistere.
Dopo il crollo del muro di Berlino i militari degli Stati Uniti mettono in fretta i piedi al di là della cortina di ferro, dalla Bosnia all’Albania l’impegno bellico è robusto, ma anche in Africa cominciano a moltiplicarsi gli interventi, anche da prima del primo grande sbarco di forze americane in Somalia. Bombe anche per Afghanistan e Sudan, ben prima del 2001, per cercare di colpire Bin Laden, due discrete violazioni della sovranità nazionale di questi paesi. Proprio l’Afghanistan dimostra che il pur lunghissimo elenco manca di comprendere le numerose proxi-war intraprese da Washington armando movimenti di guerriglia o regimi un po’ ovunque, così come il contributo americano a una lunghissima serie di golpe, guerre civili e dittature. Omettendo qualsiasi traccia dell’impegno americano in Afghanistan in chiave antisovietica, l’elenco rivela il suo limite, che è quello di ricomprendere solo le operazioni strettamente militari condotte da soldati in divisa.
In questi giorni si è intensificata la necessità di far fronte al fenomeno dell' ISIS che, secondo gli esperti del settore, potrà essere fronteggiata soltanto quando le truppe militari si schiereranno in Siria ed Iraq, sarà questa la prima guerra di Obama....


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