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martedì 31 marzo 2015

Lupi...tutt'altro che solitari!

I lupi hanno una grande organizzazione sociale che gestisce la caccia l'accoppiamento, l'allevamento della prole e la gestione del territorio:
il BRANCO.




In Italia un branco è composto mediamente da 4-6 animali, un numero che può oscillare anche tra 2-7; nel continente nord-americano il numero di individui arriva fino a 15, con casi che sfiorano le 40 unità in Alaska; questo perchè tutto dipende dalle diverse condizioni ecologiche quali densità di prede, efficienza nelle loro individuazione e uccisione, tasso di mortalità dei cuccioli.
Una vera e propria gerarchia sociale caratterizza ogni singolo branco che possiede al vertice un maschio ed una femmina dominanti detti "alfa", mentre gli altri individui subalterni sono denominata con le lettere dell'alfabeto greco (beta gamma delta), ad eccezione dei cuccioli che vengono presi in considerazione solo al raggiungimento della maturità sessuale.
All’interno di un branco tipo di lupi si ritrova una coppia dominante (detta alfa), un individuo o una coppia immediatamente successiva in importanza (detta beta), alcuni individui di medio rango fino ad arrivare ad uno o più lupi di rango inferiore (detti omega). Gli alfa comandano tutto il gruppo, i beta dirigono i lupi di medio livello e tutti gli adulti comandano gli individui di medio e basso rango. Mentre i due estremi della gerarchia tendono all’immutabilità dei ruoli, eccetto i casi di ferimenti o morte, è il medio rango ad essere più dinamico socialmente.  Diversa considerazione spetta ai  cuccioli, che fino all’età della maturità sessuale restano fuori da questi delicati equilibri, mentre le femmine sono sempre in seconda posizione rispetto al maschio pari grado.
Il lupo ha un vasto linguaggio corporale per comunicare, linguaggio che può essere dato sia da espressioni facciali che da espressioni corporali: sollevare la coda e tendere le orecchie indicano minaccia; sdraiarsi a terra ed abbassare le orecchie indicano una resa; mostrare i denti manifestano la propria aggressività; mostrare il ventre e rotolarsi per terra indicano sottomissione, ecc.).Anche la comunicazione vocale è molto attiva nei lupi: ululare consente di comunicare le diverse posizioni oppure quando il gruppo si deve riunire

I lupi dominanti hanno un comportamento da leader che si manifesta con specifici atteggiamenti: quali testa e coda alte e orecchie dritte ed importanti privilegi: come l'accesso alle prede in anticipo che difficilmente hanno gli altri membri del branco. Questi ultimi piuttosto leccano loro il muso e tengono testa, coda e orecchie più basse del lupo in posizione superiore. Decisamente più ardua è, invece,  la vita per il lupo omega che si limita  a promuovere il momento del gioco o a sedare gli animi in caso di conflitti, sopportando al contempo la scarsa considerazione del branco.

Il capobranco è il lupo che si è dimostrato più forte e in grado di guidare il gruppo, e ha di conseguenza il diritto di fecondare le femmine per rinforzare la stirpe. Conseguentemente a questa situazione, tutti gli altri lupi del branco vanno, in "conflitto di territorio", che fisiologicamente agisce su alcuni organi specifici, ma soprattutto riduce il livello di testosterone nel corpo.

Il programma biologico speciale che quindi si attiva nell'organismo che patisce un "conflitto di territorio", viene sfruttato dalla Natura per fare selezione: una sorta di "castrazione" che diventa una necessità biologica, permettendo la convivenza tra lupo Alfa, secondi lupi ed eventuali lupi di riserva (mancini).

I "secondi lupi" maschi sono tutti maschi omosessuali, nel senso che non hanno diritto all'accoppiamento con le femmine e l'abbassamento di testosterone evita loro di provare quel senso di rivalsa ne i confronti del lupo che ha prevalso, giungendo alla condizione di adorarlo a vita e mettere e di sacrificarsi per lui. Un programma molto efficiente perchè attua meccanismi efficaci per la lotta alla sopravvivenza senza pericoli di lotte interne, che comunque consente ai secondi lupi di mantenere la capacità di riprodursi in caso di bisogno.
Quindi un maschio che si ritrova con un abbassamento di testosterone percepirà il mondo "più femminilmente", in modo più remissivo e depressivo, pertanto dominato e con le orecchie basse.
I "secondi lupi" femmine, hanno più estrogeni e meno testosterone, subiscono anche loro una riduzione di livelli ormonali causata dal "conflitto di territorio" patito, ma inteso in modo più femminile, ovvero il territorio "interno", riferito alla tana o al rapporto con il maschio alfa nel senso di "non essere presa dal maschio" e quindi di "essere o non essere la sua femmina"; abbassando i livelli di estrogeni, di conseguenza si trova in proporzione con più ormoni maschili e il suo comportamento sarà pertanto più iperattivo e aggressivo.
Le diverse condizioni di vita in cui viene a trovarsi il branco, genera una bilancia ormonale che coinvolge maschi e femmine, portando gli ormoni a livelli variabili mettendoli in condizioni diverse che vanno da forte mascolinità, aggressività, iperattività, leadership (estrogeni abbassati) a remissività, dolcezza, depressione (testosterone abbassato).

Confrontando questa situazione con la nostra complessa società possiamo affermare che un essere umano, indipendentemente dal genere sessuale, si trova spesso a muoversi in diversi territori contemporaneamente che provoca un continuo variare di livelli ormonali, ma non così ampio come quello che accade nei lupi poichè questi livelli sono tecnicamente variabili in ogni momento durante la vita, ma siccome viviamo tendenzialmente come abbiamo imparato a vivere (nei primi 6-8 mesi di vita fondamentalmente), le fluttuazioni sono sì continue, ma è raro e difficile che siano molto ampie.


I mancini, sono caratterizzati dall'inversione del funzionamento della corteccia cerebrale e risultano meno predisposti all'omosessualità, pertanto le femmine in conflitto tendono ad essere ancora più remissive e femminili e i maschi più maniacali e iperattivi, questa però NON è una regola, ma sulla bilancia ormonale siamo tutti fisiologicamente omosessuali, chi più e chi meno, si tratta di una strategia che la natura ha adottato per il funzionamento dei branchi .......
... e anche della società umana.


All'interno del branco, il lupo alfa è quello che si è saputo dimostrare più forte, e per questo motivo gli è dato il diritto di guidare gli altri lupi e di tenerli uniti.

Essendo il più forte ha anche il diritto a fecondare le femmine, che si accoppieranno esclusivamente con lui con lo scopo di migliorare la specie.

I "secondi lupi" (sconfitti) attivano un abbassamento degli ormoni maschili entrando in uno stato depressivo, condizione biologica utile al mantenimento delle posizioni ed equilibri nel branco, essi istintivamente restano a "orecchie basse" e lasciano al lupo alfa il compito di fecondare le femmine.
Quando però il territorio è attaccato da un altro lupo, o il lupo alfa perde le forze per qualche motivo, il lupo mancino è quello che, al contrario degli altri lupi beta depressi, aumenta gli ormoni maschili diventando iperattivo. 
Il lupo mancino, in caso di necessità, ha la funzione di sostituirsi al capobranco, per mantenere il branco unito.
Così il maschio mancino più è in conflitto di territorio e più è attivo (e non depresso), più gli dai addosso e più non lo fermi, è sempre pronto a combattere, pronto a tenere testa alla situazione.
Mentre il maschio destrimane è capobranco di natura, quindi determinato a imporre la sua persona, a diventare un capo, il mancino persegue un obiettivo con determinazione, senza badare al riconoscimento del gruppo.


Dopo aver appreso il funzionamento del branco di lupi, risulta presuntuosa l’idea che solo l’uomo sia in grado di vivere in un perfetto meccanismo sociale. Un branco è in realtà una moltitudine che si fa unità per tutelare ogni suo membro, in una sorta di famiglia dove ognuno assume dignità proprio perché vi appartiene.
Nel branco non mancano conflitti e crudeltà ma sono fondamentali per dare un senso all'esistenza stessa dell'animale.
Ecco perché il lupo solitario non ha il fascino attribuitogli erroneamente nel sentire comune, ma è da considerarsi un "falso mito" poichè chi resta senza branco è in realtà destinato a fare una brutta fine  per motivi di mera sopravvivenza.  

Come tutte le zoofobie, anche quella del lupo implica la paura di essere mangiati, divorati; si tratta della proiezione su un oggetto esterno (l’animale) del desiderio di aggredire, divorare, incorporare, che trova fondamento nella vita pulsionale del bambino alle prese con i desideri edipici di possesso/distruzione nei confronti dei genitori e loro sostituti e nella paura delle possibili ritorsioni (castrazione).



Ci sono poi i detti popolari che fanno parte del linguaggio pressoché quotidiano: “Il lupo perde il pelo, ma non il vizio”, “In bocca al lupo – crepi il lupo”, “Ho una fame da lupi”, “Un tempo da lupi”; modi di dire con funzione scaramantica che indicano la necessità di superare una prova difficile e che genera paura, oppure la voracità, o situazioni atmosferiche buie che incutono un certo timore perché richiamano l’oscurità del bosco.
D’altro canto, che il lupo abbia da sempre costituito una minaccia per i cacciatori, i pastori e le greggi, nonché per altri animali, è un dato di fatto.

Il rapporto ambivalente tra l’uomo ed il lupo ha radici antiche; accanto all’odio e la paura del lupo, convive l’invidia di certe sue caratteristiche. 

L’uomo ad esempio, ha sempre invidiato al lupo le prerogative che lo rendevano un cacciatore imbattibile: le zanne, gli artigli, la vista. Per questo motivo il lupo è stato l’animale totemico dei popoli cacciatori dell’Asia centrale

Non c’è quindi da stupirsi se persino in medicina si è fatto ricorso proprio al lupo per designare l’immagine dell’aggressore. Nel XX Secolo i medici chiamarono Lupus eritematoso sistemico quella malattia autoimmune caratterizzata da un’eruzione cutanea a forma di farfalla, riscontrabile sul viso dei pazienti che ricordava i contrassegni bianchi presenti sul muso del lupo.

Peter

Approfondimenti sul tema lateralità e conflitti del territorio:
5 Leggi Biologiche
Letture consigliate: TOTEM DEL LUPO


“Puoi mettere al guinzaglio un cane, un orso, una tigre e persino un leone, ma un lupo no, mai”.

Film : L'ULTIMO LUPO

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