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giovedì 9 aprile 2015

CELIACHIA: intolleranza, buisness e domande senza risposta!!!

Il glutine è la componente proteica che si trova nel frumento, cioè il grano e altri cereali come l’orzo, il farro, il kamut. L’intolleranza a questa sostanza provoca la celiachia.

"Senza glutine" 

Una scritta che sempre più spesso vediamo non solo sulle confezioni di pasta, pane e biscotti, ma anche su prodotti che di alimentare non hanno niente, come detergenti e cosmetici
Dovuto all'‘aumento dei soggetti celiaci in Italia ma, forse, anche all  poco corretta informazione, che sta diventando punto di forza di numerose aziende.
Secondo la AIC, Associazione italiana celiachia, l'intolleranza ha come organo bersaglio l’intestino tenue, per cui la presenza di glutine in prodotti che possano venire a contatto con la pelle o le mucose, come anche quelle della bocca, non comporta alcun rischio per i celiaci. 
Apporre la dicitura ‘senza glutine’ su un sapone per le mani o un burrocacao è superfluo.
Le aziende produttrici hanno ben capito che la guerra al glutine che sta assumendo le sembianze di una moda, una moda assai costosa, considerando che i prodotti senza glutine costano almeno il doppio dei corrispettivi tradizionali,giustificato, a loro dire, da un processo lavorativo che necessità notevoli accorgimenti per evitare contaminazioni.
Gli alimenti senza glutine, anni fa reperibili solo in farmacia, sono ora presenti in molti negozi e nella grande distribuzione. Spesso nelle famiglie in cui è presente un soggetto celiaco si tende ad eliminare tutti gli alimenti contenenti glutine e anche i soggetti non celiaci si abituano a consumare prevalentemente quelli certificati privi di glutine anche se più costosi. 
Sempre più persone non affette da celiachia, infatti, scelgono alimenti senza glutine, convinte che i cibi che ne sono privi siano più digeribili e più sani; fino ad arrivare alla tesi del tutto infondata e priva di riscontri scientifici secondo la quale i cibi ‘gluten free’ sarebbero addirittura ... dietetici!!
Come le migliori mode, anche questa arriva dagli Stati Uniti, dove il mercato del ‘gluten free’ è in forte espansione.
Anche il mercato italiano si sta muovendo in questa direzione. In base ai dati dell’Aic, in Italia il mercato dei prodotti senza glutine ha fruttato ben 237 milioni di euro. Di questi, circa il 65% sarebbe da attribuire all’erogazione gratuita che il Servizio Sanitario Nazionale garantisce ai celiaci, mentre il 35% circa deriverebbe da acquisti fatti senza l’utilizzo dei buoni o, più probabilmente, da persone che non hanno intolleranze al glutine, poichè una percentuale  troppo alta per giustificare acquisti da parte di soli celiaci.

Secondo il professor Luciano Pecchiai, storico fondatore dell'Eubiotica in Italia e attuale primario ematologo emerito all'ospedale Buzzi di Milano, la causa della diffusione epidemica della celiachia è da attribuire ad un frumento geneticamente modificato al fine di renderlo col fusto meno alto e quindi meno esposto all'azione del vento e della pioggia. Di conseguenza la modifica genetica di questo frumento sia correlata ad una modificazione della sua proteina e in particolare di una frazione di questa, la gliadina, proteina basica dalla quale per digestione peptica-triptica si ottiene una sostanza chiamata frazione III di Frazer, alla quale è dovuta l'enteropatia infiammatoria e quindi il malassorbimento caratteristico della celiachia.
Lo stesso professore ha anche ammesso che è tanto difficile quanto necessario dimostrare scientificamente una differenza della composizione aminoacidica della gliadina del frumento nanizzato, geneticamente modificato, rispetto al frumento originario; questo prima che tutte le future generazioni diventino intolleranti al glutine
Esaminando i dati relativi a questo argomento emerge che solo nel 18-30% della popolazione è stata riscontrata la produzione di antigeni necessari a scatenare la celiachia, un numero ben inferiore al 50% necessario per scatenare l'intolleranza in tutte le future generazioni, ma al massimo su un 30% della popolazione. Quindi perchè bloccare la produzione di questi frumenti e non quella di altre coltivazioni che generano allergie ben più gravi??...
Attualmente, anziché cercare spiegazioni sulle cause, cosa che permetterebbe di provvedere poi alla loro rimozione, la ricerca oggi percorre direzioni opposte, ipotizzando e sperimentando ulteriori modificazioni genetiche del frumento stesso per «deglutinare», cioè privare del glutine, ciò che ne è provvisto o «immettere» nel frumento caratteristiche proprie di cereali naturalmente privi di glutine.



Nessuno ancora ha trovato una spiegazione al fatto che l'incidenza della celiachia è aumentata in maniera esponenziale negli ultimi anni e l'allarme non accenna a rientrare. «Mentre qualche decennio fa l'incidenza della malattia era di 1 caso ogni mille o duemila persone, oggi siamo giunti a dover stimare 1 caso ogni 100 o 150 persone»,.
Non convince nemmeno la tesi che sostiene l'aumento dei casi di celiachia come conseguenza del miglioramento delle tecniche diagnostiche.
Bisogna considerare altrettanto pericolose le "autoanalisi" con "presunta"celiachia.
Autoconvincersi di avere una malattia è una malattia. Di natura psicologica. Spesso grave e con conseguenze sempre serie. 
Spesso in presenza di dolori o gonfiori addominali, stanchezza, difficoltà di concentrazione, si pensa a un'intolleranza alimentare e ci si imbarca in una serie di esami che spesso non hanno validità scientifica o possono perfino portare a conseguenze molto serie se eseguiti senza le necessarie cautele:
Sono circa un milione gli italiani che si sono convinti di soffrire di una ipersensibilità al glutine.


Uno studio italo-americano ha rivelato l'esistenza di una forma di sensibilità al glutine diversa dalla celiachia, che è però ancora tutta da studiare e verificare – spiega Adriano Pucci, presidente della Fondazione Celiachia -.
Una sindrome che provoca sintomi simili a quelli della celiachia, come dolori o gonfiori addominali, ma senza che siano presenti segni oggettivi riscontrabili di malattia
Celiachia e sensibilità al glutine sono perciò due entità ben diverse e la seconda in ogni caso non sembra essere associata ad alcuno dei gravi effetti della celiachia
Negli ultimi anni è addirittura raddoppiato il numero delle diagnosi di celiachia ed è spuntata una nuova sindrome chiamata “Sensibilità al Glutine non Celiaca” (SCNG) che la comunità scientifica sta considerando come una vera patologia, non solo una moda dietetica senza glutine. Molto spesso capita di leggere che le“allergie” al cibo, non meglio specificate, sono largamente diffuse e causano numerosi problemi, dall’emicrania, all’artrite e reumatismi, dall’obesità all’eccessiva magrezza, inappetenza e scarsa concentrazione, nonché una serie di piccoli disturbi da cui chiunque, prima o poi, può essere colpito. Ovviamente i sintomi a volte così incerti o lievi non possono avere nessun significato diagnostico.

Ricercatori della Mayo Clinic, uno dei più prestigiosi ospedali al mondo, hanno studiato i campioni di sangue di migliaia di persone aventi età superiore a 50 anni. Sono risultati valori fortemente positivi per il glutine, indicativi di solito di una malattia celiaca in atto, su circa un centinaio di esaminati.
Queste persone sono state studiate e controllate per 10 anni(con una intolleranza al glutine in atto quindi, e continuando regolarmente a mangiare frumento, orzo e altri prodotti contenenti glutine), ma nessuna differenza è stata notata neanche per malattie come la diarrea, il dimagrimento, il deperimento o i dolori addominali. Una lieve prevalenza di osteoporosi e di ipotiroidismo è stata rilevata, ma in compenso le persone erano decisamente più magre, con il colesterolo più basso e con la ferritina a valori bassi.
In questi soggetti le indicazioni lanciate dalle associazioni per la celiachia sul rischio di forme tumorali in chi continua a mangiare glutine sono false e non contribuiscono certo a rasserenare le persone cui viene diagnosticato questo tipo di disturbo. Le persone che hanno anticorpi contro il glutine, se hanno costruito anche una capacità di tolleranza nei confronti di questa sostanza possono vivere benissimo senza l'obbligo di una dieta priva di glutine.
Si deve quindi tener conto della tolleranza, e le possibilità fisiologiche che questa offre, nei confronti del glutine come nei confronti di qualsiasi altra sostanza alimentare. La tolleranza genera vita ... ostacolarne il raggiungimento è del tutto sbagliato.
La celiachia un tempo veniva chiamata “sprue” o malassorbimento, prevalente solo nella prima infanzia e molto grave. I bambini che ne erano affetti, soffrivano di diarrea persistente e malassorbimento severo, e se non curata poteva avere esito fatale. La celiachia è stata considerata una malattia rara fino agli anni ’80, con una prevalenza di 1 caso ogni 2000-3000 quasi esclusivamente in età pediatrica. La biopsia intestinale fino a quel periodo era l’unico metodo diagnostico per individuare la tipica lesione intestinale (appiattimento dei villi intestinali), un metodo molto invasivo a cui si sottoponevano solo i soggetti con sintomi evidenti o gravi. L’epidemiologia della celiachia è cambiata radicalmente a partire dagli anni ’90: i principali risultati del progresso scientifico sono il drammatico aggiornamento dell’incidenza della celiachia.

Peter




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