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giovedì 2 aprile 2015

RITENZIONE IDRICA – CELLULITE: cause psicosomatiche

È convinzione comune ritenere che l’aumento di peso sia causato solo da abitudini alimentari errate o da una vita troppo sedentaria. Difficile poter uscire da simili schemi mentali, e questo è il motivo per cui molte persone affrontano il proprio processo di dimagrimento solo attraverso delle diete, abbinate, se possibile, ad attività fisica.
Ma siamo proprio sicuri che le cose stiano proprio così?
Proviamo a ragionare un po’ in maniera obiettiva. Chiunque avrà potuto verificare come talvolta il proprio peso corporeo diminuisca nonostante in dei giorni si stia mangiato come sempre, così come, in altri casi, sia potuto aumentare o rimanere uguale nonostante un periodo di dieta.
Capita anche che alcune persone aumentino di peso a seguito di un in un periodo trascorso in  un ambiente diverso dal proprio, come in vacanza oppure in ospedale, pur non mangiando affatto molto.
La verità è che la quantità di cibo assunto non è l’elemento principale rispetto al peso corporeo, a meno che non ci si trovi di fronte a casi di denutrizione, nei quali la privazione di cibo provoca un deperimento organico.
Grazie alle scoperte delle Leggi Biologiche da parte del dottor Hamer, oggi sappiamo che l’aumento ponderale del proprio peso è dovuto alla ritenzione idrica, fenomeno, questo, denominato “conflitto del profugo”.
Si tratta di un programma, previsto da Madre Natura oltre 300 milioni di anni fa, quando eravamo organismi che vivevano nell’acqua del mare.
Trattenere i liquidi, senza disidratarci, nel caso un’onda ci avesse spinto fino a riva, ha reso possibile la nostra sopravvivenza; ecco perché, ancora oggi, reagiamo attivando questo programma biologicamente sensato, quando viviamo situazioni nelle quali
  • ci sentiamo come “pesci fuor d’acqua”,
  • quando perdiamo ogni punto di riferimento,
  • quando ci sentiamo catapultati in una situazione diversa, in un “territorio” che non èpiù il nostro.
  • Quando lottiamo per la propria sussistenza
È proprio questo “non avere più appigli” che ci fa sentire soli e abbandonati, in continua lotta per la nostra esistenza.
L’organo preposto a mantenere inalterato l’equilibrio idrico è riposto nel rene, precisamente neitubuli collettori, che, nel momento in cui vengono vissute queste emozioni (in fase attiva), si restringono, con la finalità vitale di trattenere i liquidi, causando così un aumento di peso (i liquidi si accumulano nelle cellule adipose e in altri tessuti).
Nei casi in cui simili emozioni non siano così intense, allora si riscontra una ridotta espulsione di urine, che può arrivare, nei casi più gravi (come l’internamento in un ospedale) fino all’anuria o blocco renale.
 Un vero e proprio programma biologico vitale,  il quale è stato capace, nella nostra storia  evolutiva, di garantirci maggiori chance di   sopravvivenza.
In fase attiva di questo programma, si nota nel sangue un aumento di creatinina e di sostanze azotate, che la Medicina Ufficiale considera una grave malattia, in quanto gli scienziati, non considerando la connessione mente corpo, hanno anche trascurato l’evoluzione embriologica di questo tessuto, il quale risponde, come abbiamo detto, a precise emozioni.
Vediamo adesso di analizzare, con degli esempi concreti, gli effetti della ritenzione idrica. Analizziamo il caso della GESTOSI, ossia dello stato di gonfiore che viene a svilupparsi in donne in gravidanza.
Le donne che, in gravidanza, arrivano a metter su parecchi chili, sono sicuramente in uno stato di profugo; solitamente, si tratta di donne che amano tenere tutto sotto controllo, che hanno, sino ad allora, condotto una vita molto dinamica, piena di impegni e libere da condizionamenti.
E’ facile comprendere come queste donne possano vivere il pancione come una sorta di “palla al piede” (esempio lampante è il gonfiore agli arti inferiori), che non permette loro di muoversi liberamente e che le fa sentire, appunto, come un “pesce fuor d’acqua” rispetto alla vita sino ad allora condotta.
Un “profugo” ha bisogno di sentirsi accudito e protetto, non ha bisogno di punizioni, come diete ferree o massacranti ore in palestra. Una persona costretta a privarsi di cibo, attenta all’impietoso giudizio degli altri, in una società in cui “grasso non è bello”, non fa altro che riattivare il conflitto che, a lungo andare, può diventare cronico.

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