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lunedì 27 luglio 2015

Adozioni e famiglia naturale


Argomento delicato, perchè è dominio di etica e morale.
Provo a mettere qui in evidenza un principio che ritengo significativo, ma che purtroppo nel dibattito pubblico di questi giorni resta colpevolmente inosservato.

Le leggi di natura sono affascinanti perchè sono riferimenti assoluti.
Natura sceglie sempre la strada più breve con meno dispendio di energia.
Su questo pianeta e in questa era astronomica un oggetto cade sempre verso il suolo, e non verso il cielo.
Su questo pianeta e in questa era astronomica un bambino nasce il 100% delle volte da un papà e una mamma, non al 99% con qualche eccezione: il 100% delle volte.

Un bambino ha sempre un papà e una mamma alle sue spalle, non è argomento di discussione.
Anche quando fosse concepito "in vitro", c'è sempre un papà donatore e una mamma, o una mamma donatrice e un papà.
Loro sono i "genitori", ovvero coloro che generano, e non ce ne sono altri.

Questo principio, che piaccia o no, è biologico e inviolabile.
Dunque ci sono sempre dei "genitori", e in seguito ci possono essere degli "affidatari", "adottanti", "tutori", "guide" che accompagnano nella crescita il bambino che non ha potuto vivere al fianco di chi lo ha generato.
Usare le parole adeguate è indispensabile, poichè ogni parola ha forte contenuto ipnotico.
"A loro vieni affidato" e "quelli sono i tuoi genitori", e lo saranno sempre.

Per assecondare il flusso naturale della vita, non confondere questi due ruoli è tutto ciò che serve.
Se ci si concede di rispettare questo flusso, tutto fila liscio, perchè natura prende la sua solita strada, quella più semplice e senza ostacoli.
Se si pretende invece di interferire, lo si può fare, ma mettendo in conto che se ne pagherà un prezzo.

Per fare un esempio, una interferenza nella linea biologica si pone quando un affidatario, per esigenza personale, assume una posizione di pretesa (più o meno esplicita) nel sostituire il genitore "quelli non ti hanno voluto, quindi adesso ci sono io": il bambino vive una lacerazione così profonda che potrebbe avere molte difficoltà a perdonarla.
"Dare un genitore" a un bambino che non ce l'ha con una attitudine prevaricante di negazione delle origini, equivale al fatto, nella sua percezione viscerale, che in realtà glielo si sta togliendo.
Il carico di rabbia che il bambino può covare per questa sottrazione è spesso palese.

Quando dare la vita a un bambino, o semplicemente una casa, si configura come un atto utile a colmare un'esigenza egoistica, a rattoppare un bisogno di adulto che si proietta nell'avere un figlio, la situazione è rovinosa e non dipende per nulla dal fatto che la coppia sia omosessuale o eterosessuale, e neanche che sia una coppia.
Qualsiasi attitudine non sorga dalla limpida e naturale disposizione ad accogliere una vita, senza aggiungere altro, è sempre un peso caricato sulle spalle del bambino il quale, per sostenere l'esigenza dell'adulto, rischia di portare per il resto dei suoi giorni un fardello che non gli appartiene.

La battaglia pubblica sulla "famiglia naturale" è una zuffa tra tonti, perchè la procreazione umana è sempre naturale, cioè data dall'unione di due sessi distinti (quandanche sia agevolata dalla tecnologia), e perchè chiunque può essere investito del ruolo di adottante, senza per questo dover meritare il disprezzo di "famiglia innaturale".
La diatriba dovrebbe rimanere piuttosto nei confini in cui è sempre stata, ovvero concentrata sulla capacità che il singolo individuo ha di sapere rispondere alla necessità del minore di vivere in una famiglia che lo accolga, e questo compito di valutazione è il lavoro ordinario degli psicologi.

Invece oggi osserviamo proprio che, nella lite tra progressisti e conservatori, il bambino che si pretende di difendere è del tutto rimosso dal quadro, tirato per il cordone ombelicale da una parte e dall'altra, trasformato in baluardo di contesa nel campo dei diritti sociali.
In effetti, se il dibattito mantenesse separati i ruoli per quello che sono, se fossero adoperate con onestà le parole appropriate, genitori e adottanti, non sarebbero nemmeno concepibili domande irrazionali del tipo "coppie omosessuali possono essere genitori?".

articolo di Mauro Sartorio su: 5lb.maurosartorio.com

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