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venerdì 17 luglio 2015

Iniziano a venir fuori le prove: ISIS un prodotto americano

foto da: lavaligiadellartista.com
Sono giorni che i disinformatori professionisti ci ricordano con altisonanti titoloni la malvagità dei jihadisti islamici, i loro efferati crimini, e ventilano un pericolo per l’Occidente da parte di siffatti mostri sotto forma umana. Adesso c’è l’Isis che ambisce, per i media finanziati da banchieri e industriali, a spodestare l’Uomo Nero negli incubi dei bimbi occidentali.
Mangia la minestra, o viene Al Baghdadi e ti porta via.
Calma, respiriamo.
Per cominciare, sono sempre più schiaccianti le prove che indicano nell’Isis un prodotto americano.
Diversi articoli di Franco Fracassi su Popoff Quotidiano, hanno chiarito come da qualche anno a questa parte, ci siano stati diversi incontri tra importanti esponenti della politica Usa (come John McCain, senatore e ambasciatore ombra degli States) e i leader dei tagliagole jihadisti, incontri avvenuti quando già questi ultimi erano nella lista nera del Fbi. 
Secondo rivelazioni di Edward Snowden, il Gola Profonda del Nsa, il piano sarebbe stato la creazione di uno Stato islamico nei pressi di Israele, capace di attirare tutti i jihadisti per poi rivolgersi contro gli Stati islamici vicini, in primis la Siria di Assad.
Al Baghdadi e i suoi sarebbero stati arruolati durante la prigionia a Guantanamo da Cia e Mossad, per svolgere questa funzione.
Per cui se l’Isis non lavora direttamente per gli Usa e Israele, rimane comunque un loro prodotto che – al limite – potrebbe essere “sfuggito di mano”, come suggerito da Hillary Clinton. 
Seconda questione: la decapitazione del giornalista Foley. Secondo esperti forensi sentiti dal Times, il video della decapitazione è stato montato con pause e trucchi.
Sembra che l’omicidio sia avvenuto a telecamere spente, e che l’assassino sia stato un altro e non quello che appare come il “boia”. Inoltre gli esperti sollevano dubbi sulla decapitazione, per la mancanza di sangue e per gli strani suoni emessi dalla vittima.
Per cui non si può mettere la mano sul fuoco sull’autenticità del filmato.  
Terza questione: l’utilità strategica dell’Isis.

Oltre agli scopi per cui l’Isis fu creato, i nuovi tagliagole jihadisti tornano molto utili in questo periodo per stornare l’attenzione pubblica dal vero Stato terrorista, cioè Israele con i suoi 2.200 morti (solo negli ultimi due mesi) in Palestina.

Più si parla del malvagio Stato islamico, meno si parla del ben più malvagio Stato ebraico. La crudeltà di Israele nei confronti dei palestinesi da quasi 70 anni a questa parte è stata tale che, dopo l’appello di numerosi intellettuali, artisti e premi Nobel per un embargo militare allo Stato ebraico, anche alcune centinaia di sopravvissuti (e loro discendenti) all’Olocausto non hanno esitato a condannare il genocidio compiuto dagli israeliani.
E non credo li si possa accusare di “antisemitismo”.
Quarta e ultima questione: il vero terrorismo. Consiglio a chi legge due testi che definirei illuminanti per capire chi c’è dietro il vero terrorismo internazionale: il primo e “Confessioni di un sicario dell’economia” di John Perkins, il secondo è “Perché ci odiano” di Paolo Barnard. Ho avuto la fortuna di intervistare entrambi, e nei loro libri ci sono tutti gli elementi (e i documenti) per capire come Usa, Gran Bretagna e Israele abbiano fomentato e attuato i peggiori atti di terrorismo a danni della popolazione civile dell’ultimo secolo, semplicemente per mantenere determinati Stati (e le rispettive risorse) sotto controllo. 
E per far questo, non hanno esitato ad assoldare, armare ed addestrare i più efferati assassini in circolazione, gente in grado di fare a pezzi uomini, donne e bambini solo perché sostenevano una parte politica che voleva maggiore indipendenza dalle multinazionali e dagli Stati occidentali.

Di fronte a tutto ciò, la conclamata “superiorità” dell’Occidente e la sua crociata contro il terrorismo, risultano dei ridicoli giochi di prestigio per imbambolare un’opinione pubblica già fin troppo addormentata davanti alla Tv.

E per fargli dimenticare che, dietro alla coltre di fumo, c’è sempre il solito, vecchio capitalismo di stampo coloniale, che usa Stati Uniti, Unione Europea e Israele per continuare a predare le risorse del pianeta e mantenere un ferreo controllo sulla popolazione.
Incolpando, poi, di ogni male qualche fantoccio da loro stessi creato, tanto per deviare l’attenzione. Qualcuno, appunto, come i jihadisti dell’Isis.

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