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lunedì 20 luglio 2015

Italia favorevolissima al TTIP

E’ il ministro Paolo Gentiloni ad affermare che l’Italia non solo è favorevole al Ttip , ma darà il massimo sostegno affinché il trattato venga alla luce. 
foto: obessu.org

“Se si parla di aprire i mercati, da parte nostra non ci sarà nessuna riluttanza, ma il massimo impegno. Il nostro lavoro a favore del Ttip, il trattato commerciale tra Europa e Stati Uniti,riconferma l’asse fondamentale della nostra politica estera“. Ad affermarlo è il ministro degli Esteri, Paolo Gentiloni, dal palco dell’iniziativa ‘The Global (Dis)order, can trade agreement revive growth?’, organizzata dalla rivista ‘East’ in collaborazione con UniCredit questa mattina a Roma.
Nel suo intervento di saluto, Gentiloni ha affermato che “alla base del ‘disordine globale’ vi è il ritorno di protezionismi e nazionalismi. Una dinamica molto allarmante”, prosegue il ministro, che evidenzia il ruolo dell’Italia, “paese che scommette per definizione, storia e cultura sul libero scambio e l’apertura dei commerci attraverso trattati internazionali“.
Gentiloni ribadisce quindi il forte sostegno del governo italiano al Ttip, il controverso trattato di libero scambio in discussione tra Stati Uniti e Unione Europea. “Al di là delle difficoltà, la nostra voce deve essere favorevole per il bene della nostra economia. Il rilancio dell’Unione Europea nelle relazioni economiche e commerciali con il resto del mondo è fondamentale perché la velocità di crociera della nostra crescita non è all’altezza per affrontare le sfide che ci circondano”, ha concluso il ministro.
Eppure i motivi per opporsi sono molti e documentati: intanto il Ttip non è una risposta immediata alla crisi. Lo studio del Cerp del 2013 evidenzia come in caso di condizioni ottimali (taglio del 100% delle tariffe e del 25% delle Barriere non tariffarie) l’aumento del Pil sarebbe di +0,48% medio all’anno dal 2027. Numeri certamente non stratosferici che dovremmo aspettare per 12 anni. Non certo una risposta just-in-time alla crisi.
Quali siano i settori a rischio lo spiega bene il rapporto Prometeia(2013) dove si evidenzia come la filiera chimica, l’industria della carta e del legno ma soprattutto l’agricoltura potrebbero essere vittime sacrificali del Ttip, proprio per il basso costo delle merci statunitensi. IlParlamento Europeo in un dossier del 2014 evidenzia come all’aumento dell’agri-export europeo di quasi il 60%, corrisponderebbe un +118% di import con impatti non indifferenti sulla produzione europea. E la Bertelsmann Foundation sottolinea come l’aumento degli scambi transatlantici porterebbe a un ridimensionamento degli scambi intraeuropei con diminuzioni del 29% degli scambi tra Germania e Italia. Dati che il governo non cita mai, nelle stime che spesso utilizza a sostegno delle sue tesi.
Anche la Commissione Europea glissa su tutte le possibili perdite economiche che potrebbero esserci con il Ttip, e per di più sostiene che esso non provocherebbe “deroghe sugli standard agroalimentari europei”.

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