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venerdì 17 luglio 2015

Perchè gli scimpanzè non si ammalano di cancro?


Una scimmia in cattività avrà probabilità
molto maggiori di una libera di trovarsi
per lungo tempo in un ambiente 
in condizioni non-biologiche, e quindi
probabilità maggiori di dover 
"reagire a livello biologico".






La cosa più interessante di questo studio è primariamente l'esclusione della genetica classica dalla eziologia della malattia.

"Cancro, autismo e altre patologie comuni nell'essere umano sembrano invece virtualmente assenti negli scimpanzè. E per spiegare questa differenza non basta quel 4 per cento di patrimonio genetico non in comune. "
Quindi gli studiosi giungono alla conclusione che la causa della malattia è "una modifica epigenetica del Dna, che altera cioè l'espressione dei geni senza mutare il materiale genetico della cellula". Lo studio "suggerisce che un grande numero di malattie umane, cancro compreso, potrebbero avere un'origine evolutiva epigenetica".



Il discorso, in parole povere, va nella direzione di escludere dalla causa delle malattie l'errore genetico ereditato, spostando l'indagine su una modificazione esclusivamente umana del modo di esprimersi del DNA.
Cioè: se la causa non sono i geni, allora devono essere gli "epi-geni", sui quali ha influenza l'adattamento all'ambiente.
Un noto promotore dell'epigenetica, Bruce Lipton, avrebbe da dire molto sul tema.



Tali studi biochimici sono molto precisi e ragionevoli, tuttavia ci costringono ad analizzare le più piccole funzioni cellulari, con un dettaglio straordinario, a scapito della prospettiva più larga e completa. 
Un'indagine mirata sul dettagliatissimo "come", che però distoglie l'attenzione dal semplice "perchè" avvengono quei processi rispetto alle più basilari necessità della vita:
l'animale libero vive esclusivamente in funzione del suo corpo e dei suoi bisogni e, per questo motivo, non resta vincolato in prolungate routine, molto frequenti nell'uomo, che possono aumentare a dismisura la massa conflittuale.
Così il suo organismo si trova a fare molto meno sforzo di quello umano per adattarsi.
Quando si dice che l'animale domestico, o comunque in cattività, prende le malattie umane... in effetti l'animale in cattività reagisce a condizioni che non sono coerenti con la sua natura.



A onor del vero non è possibile dire che gli animali selvatici non facciano tumori o malattie, perchè tutti gli organismi attivano continuamente processi biologici per sopravvivere. 
Ma è evidentemente più raro e difficile per loro permanere inerti e per lungo tempo in condizioni di pericolo per la vita (non-bio-logiche), atteggiamento che invece è ben comune nell'uomo civile per aderenza alle proprie sovrastrutture. 
Questo immobilismo può generare grandi masse conflittuali, ovvero lunghe Fasi Attive della curva bifasica.

Restando ora in un generico ben poco scientifico, per cercare di rispondere alla domanda "Perchè gli scimpanzè non si ammalano di cancro?", diciamo che l'animale allo stato naturale, come lo scimpanzè, fa sicuramente tumori e malattie come l'uomo, ma è probabile che tenderà a farli con minore incidenza e spesso con sintomatologie non rilevabili, o che regrediscono più rapidamente. 
Per lo scimpanzè si tratta di un quadro molto lontano da quello drammatico che oggi dipingiamo per noi, immersi in un fiorire di malattie "autoimmuni" ed "epidemie di cancro".



Escludendo dunque dalla eziologia la "genetica difettosa" e i fattori ambientali (gli inquinamenti elettromagnetici, dell'acqua, del suolo e dell'aria che sono comuni ai selvatici e ai domestici) resta l'argomentazione del cibo, secondo cui la nostra alimentazione cotta, carnivora e altri nutrizionismi intaccherebbero la nostra salute.
Non ho intenzione di trattare il tema in questo contesto, l'ho fatto ampiamente su questo sito.



Quello che cerco di mettere in luce è la chiarezza e la scientificità delle leggi biologiche che sono verificabili nel 100% dei singoli casi concreti, con una precisione mai vista nella storia della scienza medica, tanto da non poter più parlare di teorie, ipotesi e fattori di rischio.
Oggi è fondamentale riconoscere come in biologia non ci siano fattori di rischio, ma precisi e semplici programmi di adattamento evolutivo che si attivano per andare incontro ai bisogni primari della vita, e che davvero non necessitano, da parte di chi volesse approfondire l'argomento, di contorsioni cerebrali per essere compresi. 

link fonte: 5lb.maurosartorio.com

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