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giovedì 20 agosto 2015

Problema Immigrazione: il ruolo degli Stati Uniti

Sul Corriere della Sera il cardinal Bagnasco accusa l’Onu di non fare abbastanza per risolvere il problema dell’immigrazione. Immediatamente sopra, un articolo sulla Libia, dove molti stati membri della comunità europea, tra cui Francia, Spagna e Italia, che si candida a condurre l’operazione, si dicono pronti a intervenire militarmente. Le due cose sono legate?


FOTO: strettoweb.com
Al cardinal Bagnasco vorrei innanzitutto chiedere a quale Onu intende appellarsi. A quell’Onu che ha legittimato la distruzione totale della Libia nel 2011? A quell’Onu che ha coperto la distruzione totale dell’Iraq, nel 2003? A quell’Onu che legittima la guerra di 14 anni contro l’Afghanistan? Insomma, quell’Onu che avvalla la famosa guerra contro il terrorismo che gli Stati Uniti utilizzano per poter togliere di mezzo paesi disobbendienti e avanzare nella loro conquista del mondo? Bagnasco, rivolgendosi all’Onu, lavora in sintonia con questi signori della guerra che si stanno preparando ad assaltare per l’ennesima volta la Libia, come se non avessero combinato abbastanza guai con la distruzione della Libia di Gheddafi, che allora era un paese prospero e con una notevole giustizia sociale, come dichiarato dalla stessa Onu nel 2011. L’Onu ha coperto tutte le guerre degli Stati Uniti e della cosiddetta comunità internazionale (cioè occidentale), che ora per andare in Libia dovrà avere il nulla osta dell’Onu, che lo darà senz’altro, come ha dato il nulla osta a tutte le guerre neocoloniali condotte in questi ultimi decenni dall’Occidente.
Cosa c’entra l’immigrazione in questo contesto? L’immigrazione è quella che deve convincere il popolo bue, decerebrato dal costante martellamento dei mezzi di informazione falsi e bugiardi, obbedienti e servili, tentacoli del potere, che per risolvere questo immane problema, fatto di tragedie altrui ma anche di fastidio nostro, ci sia bisogno di un intervento drastico. Non si è potuto bombardare i barconi perché la cosa era tremendamente idiota (si sarebbe potuto fare confusione con le barche da pesca e ammazzare un sacco di gente che non c’entrava niente). Non si è potuto combinare un accordo tra le due realtà libiche che si fronteggiano e in più hanno da affrontare anche l’Isis, opportunamente arrivato per evitare che la Libia potesse consolidarsi, riunirsi e diventare una realtà statuale, con poteri negoziali eccetera. L’Isis perpetua e approfondisce il caos, e quindi l’emigrazione, e quindi la disperazione di coloro che fuggono dai bombardamenti, dai massacri delle truppe imperiali oppure dei loro connazionali e, arrivando qua, spaventano a tal punto la popolazione che poi l’intervento militare appaia come una necessità addirittura umanitaria. L’escalation del fenomeno, pompato al di là della realtà da tutti i mezzi di informazione, ha il suo equivalente in accadimenti come l’11 settembre, che è stato il pretesto per lanciare la famosa guerra infinita al terrorismo, che permette ai circoli dirigenti internazionali del mondo di consolidare il loro potere.
Approfondiamo i motivi per cui queste masse migrano.
Basta dare un’occhiata ai paesi d’origine della maggioranza di questi migranti. Sono l’Afghanistan, sono la Siria, sono l’Iraq, sono la Palestina, la Libia… Poi sono anche alcuni paesi del nord Africa, in cui c’è stato il provvidenziale intervento della cosiddetta comunità internazionale, sotto la guida della Francia, Mali, Repubblica Centroafricana, Ciad, ma anche Nigeria, Senegal. il Congo che ci riforniscono di migranti a centinaia di migliaia. Ognuno di questi paesi porta il marchio dell’intervento del capitalismo occidentale e dell’imperialismo. Questi paesi sono stati aggrediti, colonizzati, depredati, spogliati dei loro averi, disgregati, fatti a pezzi con milioni e milioni di morti per mano delle potenze coloniali europee, le quali hanno costruito sulle rapine dei paesi del sud del mondo le proprie ricchezze. Il capitalismo occidentale è cresciuto, si è sviluppato, è fiorito in virtù del fatto che le ricchezze sono state tolte, rubate ai popoli dell’America latina, dell’Africa e dell’Asia. In più oggi si aggiunge l’escalation delle guerre. E’ veramente stupefacente, vergognoso, quasi osceno il fatto che 99 commentatori su 100 non menzionino, pur spargendo lacrime di indignazione o germi di paura, il fatto che per evitare l’alluvione che si sta verificando si deve chiudere il rubinetto da cui esce l’acqua. Ma chi controlla, chi ha aperto quel rubinetto se non l’occidente, in termini di guerra economica, climatica (ambientale) e militare? Tutti questi vengono da paesi che sono stati straziati da noi. Sono stati imposti dittatorielli obbedienti all’occidente che vendevano il loro paese alle multinazionali.Sono i paesi centroafricani, il Kenial’Uganda, anche in una certa misura ilCongo, la Nigeria. Poi ci sono i paesi cui è stato imposto un sistema neoliberista strangolatore, immessi in un circuito di globalizzazione che li ha distrutti. La Grecia è un altro esempio.
Ma l’elemento più direttamente responsabile sono le guerre. Quando si parla di persecuzioni si allude ai famosi GheddafiSaddamAssad… i dittatori che perseguitano. Peccato che tutti questi paesi stavano infinitamente meglio prima che arrivasse la nostra democrazia. L’elemento, lo strumento più importante, è quello della guerra, ma la guerra fatta dagli Stati Uniti, fatta dalla Nato, cui dà il suo contributo l’Unione Europea e quindi l’Italia. La guerra che se non utilizza direttamente i militari della Nato, interviene attraverso l’uso di spaventosebande surrogate di terroristi, addestrati allo scopo di creare la destabilizzazione più totale, la disgregazione sociale, nazionale e soprattutto il nostro terrore. A che cosa serve l’utilizzo di forze comel’Isis o Al Qaeda, oltre al fatto che devono disgregare paesi fino a quel momento uniti che ostacolavano la marcia dell’imperialismo? Servono a consolidare lo scontro di civiltà. Lo scontro di civiltà, formulato come teoria in corrispondenza dell’11 settembre, era quello che doveva demonizzare, satanizzare l’Islam. E allora la presenza di queste bande è anche un elemento che agisce sulla psicologia occidentale consolidando l’idea che noi ci troviamo di fronte i mori, i selvaggi, i barbari, che minacciano – li si fa minacciare – di arrivare a Roma, al Papa, di fare cose spaventose. Ogni tanto accadono cose come Charlie Hebdo e naturalmente rappresenta un ulteriore incentivo ad alimentare questo scontro di civiltà che serve a preparare il terreno alle guerre contro a questo cosiddetto mostro.
Tornando all’immigrazione, sono raccapriccianti le immagini che arrivano dalla Grecia, paese che già è stato scarnificato dalla comunità europea, con il concorso di tutta la comunità internazionale che ha assistito al martirio della culla della nostra civiltà. Su questo paese ridotto a pezzi si sta concentrando il maggiore afflusso di migranti che sta occupando le isole. Si trovano di fronte ad un paese già totalmente disarmato, impreparato a sostenere i propri abitanti, ma figuriamoci questi disperati che non hanno nulla. Quindi è proprio strategico investire i paesi europei più deboli, più esposti, di queste ondate di migranti provocate dagli stessi operatori di guerra perché ci mettano in difficoltà, perché suscitino apprensioni sociali e culturali, perché provochino, attraverso i minimi diritti che gli vengono concessi, le rivendicazioni, la gelosia, l’invidia degli autoctoni, e quindi guerre tra poveri.
Perché si fa tutto questo? Io credo che sia un piano lucido, ottimamente organizzato. Quelli che hanno come obiettivo il dominio mondiale assoluto, che risiedono a Wall Street e rappresentano la cupola del grande potere finanziario, bancario, multinazionale essenzialmente americano ma anche europeo, utilizzano la nazione Stati Uniti, essendo la più potente sul piano militare, per attuare i propri propositi. Gli eventuali alleati, che hanno un carattere anche competitivo, concorrenziale come l’Unione Europea, devono essere tenuti in ginocchio, in difficoltà. Gli Stati Uniti hanno voluto l’Unione Europea. Attraverso le loro agenzie di spionaggio, la Cia in particolare, alla fine degli anni ’40 e negli anni ’50 sono stati i primi promotori delle prime organizzazioni di federazione europea. Hanno voluto creare questa confederazione per superare l’ostacolo degli stati nazionali che, soprattutto emergendo dalla guerra antitotalitaria contro il nazifascismo, avevano assunto delle costituzioni e dei caratteri statali molto democratici, molto progressisti. Cosa che agli ambienti conservatori, reazionari non poteva andar bene. Allora la proposta di una Unione Europea che superasse gli scogli degli stati nazionali e configurasse una struttura non democratica, dove il governo del continente fosse affidato a deifunzionari nominati, prodotti dal coacervo del potere finanziario, poteva liberare la strada a una struttura che fosse dominabile, assimilabile agli interessi degli Stati Uniti. Avendo un’Europa ridotta in questi termini anti-democratici, che man mano hanno fatto carne di porco delle sovranità nazionali, agli Stati Uniti è riuscito molto meglio il controllo sul continente. Un controllo che deve essere comunque e sempre mantenuto, come sempre deve essere mantenuta la subalternità del continente, che non deve rafforzarsi eccessivamente, non deve fiorire, non può essere troppo competitivo economicamente con gli Stati Uniti e, soprattutto, non deve essere attratto dalla sua tentazione naturale, data dalla sua collocazione geografica, culturale, storica, verso l’Eurasia, verso la Russia. Questo deve essere impedito. Mettere in difficoltà l’Europa a partire dalle sue appendici inferiori, cioè meridionali, creando questi subbugli, caricando le economie nazionali di questo sovrappeso, significa tenere l’Europa sotto ricatto. Io, attraverso le mie guerre, attraverso i miei strangolamenti economici, attraverso i miei surrogati, l’Isis eccetera,provoco profughi. Questi profughi li faccio riversare su di te, Europa, ed eventualmente la smetto se tu mantieni un ruolo subalterno, se non ti fai tentare da Putin e rimani un nostro tranquillo vassallo, a cui è concesso qualche giro di valzer, qualche spazio economico, ma sempre in termini di condizionamento.
Sia la tensione in Ucraina sia il grexit sarebbero dunque funzionali all’esigenza degli Stati Uniti di trattenere le potenze europee dall’espansione verso est.
Sì, ma sono funzionali anche ad evitare una fuga della Germania, quella Germania rappresentata dalle posizioni del suo ministro delle finanzeSchäuble. Schäuble, convinto sostenitore dell’egemonia tedesca che deve essere la prima in tutto il continente ed avere un ruolo mondiale, aveva addirittura vaticinato l’uscita della Grecia dall’Euro, per togliersi una zavorra che non poteva più essere ulteriormente sfruttata, dissanguata. I tedeschi dalla Grecia avevano già succhiato tutto quello che si poteva (ndr:oggi la notizia della vendita alla tedesca Fraport di ben 14 aeroporti). Appena è stato ventilato il grexit, c’è stato subito l’intervento del Fondo Monetario Internazionale, che sappiamo essere un organismo americano (risiede a Washington e i suoi direttori vengono nominati dal governo statunitense, in questo caso Christine Lagarde), il quale di fronte alla prospettiva di una Grecia fuori dall’eurozona ha frenato immediatamente. Subito dopo è intervenuto direttamente Obama, che ha fatto pressioni sulla UE per avere una considerazione più tollerante nei confronti delle difficoltà greche. Da quel momento in poi di grexit non si è più parlato. Se l’intento di Schäuble fosse andato a buon fine e se la Grecia fosse uscita, secondo il piano B predisposto da Yanis Varoufakis, allora Atene avrebbe dovuto appoggiarsi alla Russia, alla Cina, ai Brics e a tutti quei paesi del mondo che avevano teso una mano alla Grecia. Fare della Grecia un’appendice di questa realtà alternativa alla cosiddetta comunità internazionale globalizzante, avrebbe significato con ogni probabilità per la Grecia anche l’uscita dalla Nato. E questo era inaccettabile: intanto la Grecia è un grande acquirente di armi. Pensate che  il bilancio militare della Grecia era di oltre il 6%, quando la media europea in tutti questi anni era del 2%. La Grecia si è indebitata principalmente attraverso l’acquisto di carri armati e sottomarini tedeschi, di cacciabombardieri francesi e di armamenti di ogni genere (ndr: leggere “Perché la Grecia non può fallire”). Con la scusa della paura della Turchia, che non aveva ragione di essere, la Grecia veniva usata come un baluardo a cavallo del medio oriente, un membro della Nato che avrebbe potuto essere utilizzato in vista dello scontro finale con l’Eurasia, a partire dai Balcani fino alla Russia. La Grecia, in quella collocazione, era fondamentale. Obama, all’ipotesi che la Grecia avrebbe potuto uscire dalla Nato, è intervenuto direttamente.


Sarebbero gli Stati Uniti a finanziare il traffico di migranti africani dalla Libia verso l’Italia. Lo afferma l’austriaco “InfoDirekt”, che dice di averlo appreso da un rapporto interno dello Österreichischen Abwehramts (i servizi d’intelligence militari di Vienna): ed “InfoDirekt” è un periodico notoriamente vicino alle forze armate. Il titolo dice: “Un Insider: gli Stati Uniti pagano i trafficanti (di immigrati) in Europa”. Il testo non dice molto di più. Dice che i servizi austriaci valutano il costo per ogni persona che arriva in Europa molto più dei 3 mila dollari o euro di cui parlano i media. «I responsabili della tratta chiedono cifre esorbitanti per portare i profughi in Europa». Si va dai 7 ai 14 mila euro, secondo le aree di partenza e le diverse organizzzioni di trafficanti; e i fuggiaschi sono per lo più troppo poveri per poter pagare simili cifre. La polizia austriaca che tratta i richiedenti asilo sa questi dati da tempo; ma nessuno è disposto a parlare e fare dichiarazioni su questo tema, nemmeno sotto anonimato.
Da parte dei servizi, «si è intuito che organizzazioni provenienti dagli Stati Uniti hanno creato un modello di co-finanziamento e contribuiscono a gran parte dei costi dei trafficanti». Sarebbero «le stesse organizzazioni che, con il lorolavoro incendiario, hanno gettato nel caos l’Ucraina un anno fa». Chiara allusione alle “organizzazioni non governative” americane, cosiddette “umanitarie” e per i “diritti civili”, bracci del Dipartimento di Stato o di Georges Soros. L’articolo termina con un appello «a giornalisti, funzionari di polizia e di intelligence» perché «partecipino attivamente nella ricerca di dati a sostegno delle accuse qui espresse. L’attuale situazione è estremamente pericolosa e il lavoro informativo può prevenire l’intensificarsi della crisi». In un successivo articolo, il giornale austriaco rivela che «anche in Austria c’è il “business dei profughi”». Una “azienda per i richiedenti asilo” ha ottenuto dallo Stato 21 milioni per assissterli nelle pratiche e nutrirli.
E’ una vera e propria azienda a scopo di lucro, con sede in Svizzera, la Ors Service Ag, ed è posseduta da una finanziaria, la British Equistone Partners Europa (Pee), che fa capo a Barclays Bank: ossia alla potentissima multinazionale finanziaria nota anche come “la corazzata Rotschild”, che ha come principali azionisti la banca privata Nm Rotschild e la loro finanziaria satelletite Lazard Brothers. «Presidente di Barclays è stato per anni il figlio Marcus Agius Rothschild. Questi ha sposato la figlia di Edmund de Rothschild: Katherine Juliette. Di conseguenza, ha il controllo anche della British Broadcasting Corporation (Bbc), ed uno dei tre amministratori del comitato direttivo del gruppo Bilderberg». I Rotschild non disdegnano nessun affare: e quello degli immigrati da “accogliere” e curare con denaro pubblico è certo l’industria di cui hanno previsto (sanno) che crescerà in modo esponenziale.
Thierry Meyssan (“Reseau Voltaire”) rilancia l’informazione perché vi trova confermato un suo lungo e complesso articolo da lui postato quattro mesi fa, in cui fra l’altro sosteneva che l’ondata di rifugiati in Europa non è l’effetto collaterale accidentale dei conflitti in Medio Oriente, ma un obiettivo strategico degli Stati Uniti. Meyssan chiamava la strategia Usa “la teoria del Caos”, e la faceva risalire a Leo Strauss (1899-1973), il filosofo padre e guru dei neocon annidati nel potere istituzionale Usa. «Il principio di questa dottrina strategica può essere così riassunto: il modo più semplice per saccheggiare le risorse naturali di un paese sul lungo periodo non è occuparlo, ma distruggere lo Stato. Senza Stato, niente esercito. Senza esercito nemico, nessun rischio di sconfitta. Da quel momento, l’obiettivo strategico delle forze armate Usa e dell’alleanza che esse guidano, la Nato, consiste esclusivamente nel distruggere Stati. Ciò che accade alle popolazioni coinvolte non è un problema di Washington».
«Le migrazioni nel Mediterraneo, che per il momento sono soltanto un problema umanitario (200.000 persone nel 2014), continueranno a crescere fino a divenire un grave problema economico. Le recenti decisioni della Ue (…) non serviranno a bloccare le migrazioni, ma a giustificare nuove operazioni militari per mantenere il caos in Libia (e non per risolverlo)». E’ proprio così: la strategia americana sembra effettivamente quella di trascinare gli europei in avventure militari in Libia come in Siria e in Ucraina; una volta impantanati fino al collo in quelle paludi del caos, per cui non abbiamo alcuna preparazione militare, dovremo implorare l’aiuto della sola superpotenza rimasta, a cui ci legheremo più che mai perché “ci difende dal caos”. Una sola ultima considerazione: la sinistra dell’accoglienza, come sempre la sinistra, “fa l’interesse del grande capitale, a volte perfino senza saperlo”

FONTI DI QUESTO ARTICOLO:
byoblu.com (LINK)
libreidee.org (link)

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