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giovedì 5 novembre 2015

Inibizione emotiva

FOTO: nuovoateneoromano.it
L'inibizione è una restrizione che avviene per motivi prudenziali. Il sintomo è, invece, il segno di un processo morboso, una neoformazione psichica creata per evitare la situazione di pericolo segnalata dallo sviluppo di angoscia.
Henri Laborit, un biologo francese che negli anni Settanta scoprì che i disordini somatici causati da aggressioni psicosociali sono provocati da uno stato particolare che lui denominò di inibizione dell’azione.
In seguito scoprì anche che l’inibizione dell’azione persistente provocava disturbi a carico della memoria.

Nelle sue ricerche, Laborit utilizzava la procedura dell’invio di uno stimolo doloroso (una scossa di corrente) a dei ratti rinchiusi in una gabbia.
  • Nella prima situazione, il ricercatore mandava la scossa sul pavimento della gabbia, comunicante attraverso una porta con un’altra gabbia non raggiunta dalla corrente: alla scossa, il ratto imparava velocemente a passare nell’altra gabbia e se le condizioni si invertivano (la scossa era inviata nella gabbia in cui il ratto era fuggito) questi ritornava velocemente nella prima.
    Sottoposto a tali stress per una settimana, il ratto non presentava alcuna lesione patologica: la sua salute restava eccellente.
  • Nella seconda situazione, la gabbia su cui veniva inviata la scossa elettrica non comunicava con nessun’altra gabbia ma all’interno venivano posti due ratti, anziché uno solo, come nella prima situazione. Alla scarica elettrica, i ratti non potevano fuggire e iniziavano a lottare tra di loro: dopo una settimana di esposizione a tale stress, le loro condizioni di salute si rivelavano eccellenti.
  • Nella terza situazione, la gabbia era sempre isolata ed il ratto era solo. Alla scarica elettrica, il ratto non poteva fuggire né combattere con qualcun altro: dopo una settimana, presentava segni di dimagrimento importante, ipertensione arteriosa e lesioni multiple alla mucosa gastrica.
Henri Laborit imposta lo studio del cervello e dello stress attraverso il concetto di aggressione: "Quando incontriamo nell'ambiente esseri e cose che ci sono gradevoli, che ci permettono di mantenere questo principio del piacere, nei mammiferi abbiamo un sistema che permette di memorizzare la strategia che abbiamo utilizzato, la nostra esperienza: ricominciamo lo stesso comportamento per ritrovare il piacere.
Se invece, al contrario, il vostro contatto con l'ambiente é pericoloso, se non fa piacere, se é doloroso, cominciate a fuggire e, se non potete fuggire, combattete, vale a dire vi orientate verso l'ambiente per distruggere l'oggetto del vostro risentimento.

La scoperta é che, quando non potete né farvi piacere, né fuggire, né lottare, vi inibite.

Biologicamente INIBIZIONE significa: meglio non agire, per non essere distrutti dall'aggressione.

Ciò va bene se serve a salvare al momento la vostra pelle, la vostra struttura. Ma se non siete in grado di sottrarvi molto rapidamente, da questo stato di inibizione, di attesa in tensione, allora in quel momento comincia tutta la patologia.
Secondo Laborit, questa inibizione d'azione si accompagna alla liberazione di ormoni come i glucocorticoidi e neuro-ormoni come la noradrenalina che tendono ad indebolire fino a distruggere il sistema immunitario. Ciò genera vulnerabilità alle infezioni ed ai tumori.
Non sifa un cancro per caso, sostiene Laborit e la lista delle malattie dell'adattamento é lunga.
La sindrome d’inibizione dell'azione, che s’instaura allorché l'aggressione psicosociale si protrae nel tempo e non é risolvibile né con la lotta né con la fuga, ha un aspetto chimico, un aspetto neurofisiologico ed un aspetto comportamentale.
Per Laborit, la salute non è soltanto il mantenimento dell'omeostasi ristretta, dell'equilibrio interno, ma significa mantenere il proprio equilibrio in relazione all'ambiente e qualora non fosse possibile, la risposta naturale è la lotta o la fuga per eliminare ciò che ci impedisce di essere in equilibrio. Ma se le condizioni ambientali non ci consentono né di gratificarci, né di lottare, né tanto meno di fuggire, l'ambiente ci modifica al di là delle possibilità di difesa. In questo caso, si dice che "subiamo l'ambiente", in altre parole ne riceviamo un'aggressione, e allora il rapporto con l'ambiente ci disorganizza. Per Laborit, quindi, è nell’aggressione, intesa in questi termini, che tutte le dis-regolazioni e le patologie hanno inizio.

Le persone emotivamente inibite appaiono bloccate nel parlare, nel mostrare e nel vivere le emozioni, specialmente quelle più intense.
Dal punto di vista affettivo sono persone spente, inespressive, poco spontanee e piuttosto controllate; impostano la loro vita sulla razionalità, sulle abitudini e sulle regole, tralasciando il soddisfacimento di bisogni emotivi.
E se si perde il controllo che cosa succede? Per le persone emotivamente inibite, lasciarsi andare alle proprie emozioni e condividerle apertamente è fonte di grande preoccupazione, in quanto ciò potrebbe esporle a derisioni, abbandoni o punizioni, e quindi far insorgere sentimenti di vergogna o colpa.
Anche le persone con inibizione emotiva provano dentro di sé una buona parte delle emozioni umane, ma non lo dimostrano. Questo le porta a “covare” una mole di rabbia, delusione, tristezza, risentimento che non trovano sfogo se non con astio e ostilità, spesso indifferenziate (non rivolte verso la persona o l’evento che le ha provocate).
Fin da piccoli (o per molto tempo, in anni successivi) si è stati abituati ad inibire, non mostrare, le proprie emozioni, specialmente gli scoppi di rabbia, di pianto o di gioia. Questo perché l’ambiente familiare (o in fasi successive, l’ambiente scolastico o lavorativo) considerava disdicevole l’espressione delle emozioni e tendeva a rimproverare o punire gli atteggiamenti di spontaneità ed impulsività.
Le persone emotivamente inibite tendono a ricercare partner emotivi ed impulsivi, forse come compensazione per ciò che loro non riescono ad essere. In alcuni casi la coppia trova un equilibrio e gli angoli opposti si smussano. In altri casi, la relazione può portare a fragorosi conflitti, in cui i partner finiscono per detestare nell’altro proprio ciò che all’inizio li aveva attratti.

Dal punto di vista delle 5 Leggi Biologiche possiamo sostenere che quando siamo in presenza di due conflitti attivi contemporaneamente nelle due emiparti destra e sinistra, non si può reggere una doppia simpaticotonia.
Il cervello accende immediatamente un programma speciale che separa l’individuo da una realtà che non sarebbe in grado di reggere.
Viene definita costellazione  “schizofrenica”, perchè significa “scisso, separato”
La costellazione in questione è quella del tronco cerebrale ed ha il significato biologico del “dover stare fermi ed aspettare che la situazione cambi”.
Non sappiamo dove è il cibo, abbiamo perso l’orientamento, e lo stare fermi ci garantisce di consumare di meno e di aspettare che la situazione evolva, può derivare questo comportamento anche perchè rimanere immobili senza nessuna reazione è come fingersi morto per non subire altre conseguenze, perchè nessuno oserebbe attaccare chi è già morto.


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