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sabato 21 novembre 2015

Perchè odiare la carne?

L’Organizzazione Mondiale della Sanità ha decretato che la carne rossa lavorata è cancerogena come il fumo di sigaretta e l’amianto. 
foto da: www.agi.it
Un'affermazione basata sui dati forniti dall'ente Iarc, l’Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro di Lione.
La carne lavorata è stata inserita nel Gruppo 1 delle sostanze cancerogene per le quali “esiste una evidenza sufficiente che causino il cancro nell’uomo” in particolare allo stomaco e all’intestino crasso. Quella non processata è stata inserita invece nel Gruppo 2.
La carne rossa viene paragonata all’amianto, ma viene anche promossa per il suo alto contenuto nutrienti importanti come vitamina B, ferro e zinco e per le sue qualità biologiche. 

Le associazioni delle carni e dei salami (Assocarni e Assica) ovviamente hanno subito ribattuto che qui da noi in Italia il consumo di carne è basso e quindi non c’è alcun pericolo per i consumatori.

Gli aspetti negativi attribuiti alla carne sono stati espressi sulla base di dati statistici, gestiti e manipolati a seconda delle esigenze.
Pertanto, si è arrivati ad affermare che in campioni di urina delle persone che mangiano carne rossa, si riscontra la presenza di tossine in grado di mutare il codice gegetico
Secondo i ricercatori francesi è dovuto a particolari proteine presenti nel muscolo animale (mioglobine) che all’interno dell’uomo si trasformano in sostanze in grado di danneggiare il DNA: le carni non sono fatte per essere digerite dall’uomo!

Leggendo le dichiarazioni ufficiali sembra infatti che SOLO le carni rosse siano imputate di provocare mutazioni al DNA e quindi cancro. E le carni bianche? Andando per esclusione, fanno benissimo.
Un'inversione di tendenza che ha consentito un sospiro di sollievo per i produttori messo in crisi dall’aviaria che aveva messo in crisi il consumo delle carni bianche, presto sostituite dal consumo di quelle rosse.

Incolpare soltanto la carne rossa lasciando intendere che tutto il resto, carne bianca (pregna di ormoni e farmaci), pesce (carico di metalli tossici come il mercurio), uova e latticini (pregni di estrogeni e antibiotici) vanno assolutamente bene, è estremamente pericoloso.

Non è il colore o l’origine della carne: il problema sono le proteine di origine animale!

TUTTE le proteine che derivano da animali creano nell’organismo umano, dopo i processi metabolici, tossine che possono generare patologie anche gravissime.


Tutte le proteine di origine animale, indipendentemente dal colore e dall’animale, quando vengono metabolizzate, cioè digerite, producono nell’intestino tossine cancerogene comecadaverina, putrescina, indòlo, scatòlo, ptomaine, e sottoprodotti come acido urico, acido fosforico, acido nitrico, acido solforico.
Questi ultimi sono acidi molto forti che vanno a squilibrare l’armonia e l’assetto acido-basico di tutto il sistema a tal punto che per neutralizzare tale acidità l’organismo richiama immediatamente sali tamponi, cioè sali minerali (calcio, magnesio, potassio, ecc.) dai vari depositi: ossa (osteoporosi), denti (carie), capelli, unghie, tendini e vasi sanguigni.
L’eccesso di azoto contenuto nelle proteine animali, che il nostro organismo NON può utilizzare, è causa di nefropatie (patologie renali), gotta, iperuricemia, ecc. Patologie queste non a caso in crescita esponenziale oggigiorno.

Andando avanti con la disamina è bene anche sapere che tutte le proteine animali NON contengono assolutamente la fibra necessaria a stimolare gli importantissimi movimenti peristaltici, quindi l’evacuazione giornaliera dei veleni e delle tossine, inducendo stitichezza cronica, tossiemia, vene varicose, emorroidi, diverticoliti, appendiciti e in ultima istanza anche il cancro.

Un altro grossissimo problema non menzionato dallo studio dello Iarc e che tocca tutti gli animali sia quelli dalla carne rossa che quelli dalla carne bianca, è l’utilizzo negli allevamenti intensivi di antibiotici (prevenzione e ingrasso), ormoni (ingrasso e crescita), cortisonici (ingrasso e per stimolare la fame), anabolizzanti (ingrasso) e moltissimi altri prodotti chimici di sintesi, spesso illegali ma usati lo stesso.
Nel caso degli antibiotici per esempio stiamo parlando di una quantità pari a 10.000 tonnellate che finiscono per “curare” e “ingrassare” gli animali da macello. E’ scontato sottolineare che questi farmaci finiranno nel piatto dei consumatori ignari.


Stranamente a pochi giorni dal clamoroso studio dello Iarc, il Parlamento di Strasburgo ha dato il via libera a quello che viene chiamato novel food (nuovo cibo): insetti, vermi, larve, scorpioni, ragni, alghe. Ma anche cibi costruiti in laboratorio (che non esistono in natura e quindi pericolosissimi per l’intero ecosistema), nuovi coloranti, prodotti di colture cellulari e tessuti e nuovi nano-materiali potranno finire nella nostra imbandita tavola.



Il legame fra carni rosse lavorate e insorgenza del cancro, è stato subito raccolto da chi sembra più interessato al suo quarto d’ora di celebrità che non a una corretta informazione.
“Gli italiani mangiano in media due volte la settimana 100 grammi di carne rossa (e non tutti i giorni) e solo 25 grammi al giorno di carne trasformata. Un consumo che è meno della metà dei quantitativi individuati come potenzialmente a rischio cancerogeno dallo studio”, spiegano Assocarni e Assica (Associazione industriali delle carni e dei salumi).
Insomma, l’Italia sembrerebbe ben al di sotto della soglia di guardia, oltre ad avere probabilmente carni ben più sane di quelle d’oltre Atlantico (almeno finché non entrerà in vigore il Ttip).
Del resto c’è da domandarsi se la comunicazione dell’Oms non sia stata volutamente terroristica, dato che appaiare certi tipi di carni alle sigarette lascerebbe intendere una loro pericolosità intrinseca, che si fa sentire sempre, a qualsiasi dosaggio. E invece non è così.
L'allarme viene in particolar modo dalle carni lavorate, ovvero quelle che sono state trasformate “attraverso processi di salatura, polimerizzazione fermentazione, affumicatura, o sottoposte ad altri processi per aumentare il sapore o migliorare la conservazione”. Esempi di carni lavorate includono dunque, avverte l’Oms, gli hot dogs, prosciutto, salsicce, carne in scatola, preparazioni e salse a base di carne.
La carne rossa seppur classificata come potenzialmente cancerogena, non è mionimamente paragonabile a sostanze appartenenti allo stesso gruppo come indice di pericolosità quali nello il fumo di sigaretta o anche l’amianto, l’arsenico e il benzene, ma chi ritiene può benissimo scambiare un hot dog per una quantità di arsenico equivalente
La classificazione dell’Oms si limita a indicare come cancerogena una certa sostanza, senza esprimersi su quanto sia dannosa o meno la stessa. L’Oms, in sostanza non si esprime sul fatto che la carne lavorata sia più o meno cancerogena del tabacco. Gli studi, infatti, vengono eseguiti ad altissimi dosaggi o con durate d’esposizione molto lunghe, ben lontani da quelli della vita reale. “Prima di preoccuparsi – sottolinea infatti l’Airc, l’associazione italiana per la ricerca sul cancro – è importante sapere non solo in che lista si trova una certa sostanza ma quali sono i dosaggi e le durate d’esposizione oltre le quali il rischio diventa reale e non solo teorico”.
Anche il cibo e la cultura culinaria sono stati, e vengono tuttora, “sostituiti” da surrogati che rendono orizzontali i gusti. Al di là della polemica sui McDonald, purtroppo scaduta una volta presa in mano dai no-global che ne hanno fatto una battaglia al logo come fosse il simulacro del palazzo d’inverno, anche le leggi dell’Unione Europea che vietano o limitano la produzione dei cibi tradizionali e artigianali – fu famosa la polemica sul camembert in Francia negli anni ’90 – altro non sono se non battaglie contro le fondamenta della civiltà europea. Ma non contenti, dopo averci invaso per decenni con il cibo spazzatura, ora ci dicono che fa male e ci propongono un’alternativa finta, come tutte le alternative eterodirette, fatta spesso di cibi al limite del liofilizzato, privi di gusto e totalmente asettici che etichettano con il nome di “biologico” per far abboccare all’amo i più sensibili alla questione ambientale.
Ma in molti paesi europei, Italia in testa, le suddette picconate alla cultura del cibo non hanno avuto gli effetti sperati: il cibo spazzatura, tranne che nelle fasce più giovani, non è riuscito a sostituire la cucina tradizionale troppo vasta e troppo buona e il “biologico” resta un costoso capriccio di nicchia per pochi radical-chic. E allora meglio puntare sull’effetto terrore:criminalizzare la materia prima stessa della cultura europea del cibo, la carne. Come scritto proprio sulle nostre pagine, in realtà gli studi dimostrano che è proprio la cultura allogena che viene importata da oltre-oceano ad essere dannosa, ma la grande operazione orwelliana sta nel far credere che in realtà il male non è come viene trattata ma proprio la carne in sé e soprattutto farci credere che una dieta priva di carne possa essere non solo sana ma addirittura più sana. Lo stesso concetto dell’essere vegetariani, scelta una volta dettata dalla necessità di purificarsi e “alleggerirsi” in determinati periodi dell’anno in cui bisogna essere più sensibili ai moti cosmici o scelta radicale per una vita quasi monastica dedita alla meditazione, è stato del tutto invertito e desacralizzatotrasformandolo in una religione estremista del partito dell’anti-carne grazie soprattutto alla sua controparte modernista, il veganesimo, nato in Inghilterra nel 1944, cresciuto negli Usa e quindi giunto in Europa grazie ai movimenti no-global all’alba del XXI secolo – se ne hanno le prime notizie nel 2003 grazie al saggio di Mickey Z. “Paura di un pianeta vegano” contenuto nel libro “Tutto quello che sai è falso” – prima di essere diffuso dalle più radicali correnti che militano nei centri sociali.
Ma perché tutto questo odio verso la carne e verso i cibi di derivazione animale? E perché diventa vitale per l’Europa difendersi da questo attacco? La risposta è piuttosto semplice. La “religione anti-carne” nasce proprio dall’odio verso le radici stesse dei popoli europei. Migrati alla fine dell’ultimo periodo glaciale da una ancestrale Urheimat – nordica, baltica o caucasica a seconda degli studi più importanti – i primi popoli indo-europei che giunsero in Europa erano un popolo di cacciatori e allevatori mangiatori di carne, esperti nelle arti del metallo e che sconfissero gli indigeni agricoltori ed erbivori con asce, armi di ferro e carri da guerra. L’arrivo e la vittoria dei popoli indo-europei portò poi all’imposizione dei costumi di quella società di cacciatori-allevatori. Lo stile di vita sedentario e commerciale fu sostituito da una concezione del mondo eroico-virile e guerriera. La cremazione sostituì l’interramento. Alle divinità ctonie e telluriche degli agricoltori successero le divinità uraniche tipiche dei cacciatori nomadi la cui guida era il cielo. Le Grandi Madri terribili, spesso cannibale e assassine di maschi, come l’infanticida Tanit, furono detronizzate da sovrani cosmici rappresentati sempre come padri celesti, accompagnati non da figure della madre terra ma da regine del cielo, vergini celesti o divinità di amore e fertilità legate al ciclo del cosmo più che a quello della terra. Infine,alla società matriarcale si sostituì quella patriarcale.
La stessa iconografia di molti riti ricorda, oltre a vicende cosmiche e a battaglie spirituali, questa vittoria del popolo cacciatore nei confronti dei popoli “tellurici”, diventando di fatto un esempio in terra di quello che accade in Cielo e di quello che deve accadere all’interno di ognuno di noi. Il caso più lampante è quello della tauroctonia mitraicaMithra che doma e uccide il Toro rappresenta a livello cosmico l’avvento dell’era dell’Ariete – divinità del solfo celeste del pantheon indo-europeo – in seguito all’era del Toro, animale lunare e totem dei popoli pre-indoeuropei; a livello spirituale è la vittoria sulle forze telluriche necessarie a far nascere la vita ma che è necessario dominare per non farsi travolgere; a livello “storico” rappresenta proprio l’avvento e la vittoria dei popoli cacciatori indoeuropei sui popoli il cui culto tellurico taurino era predominante, culto in cui il Toro era il dominatore e non il dominato.
La nuova religione del “niente cibo di derivazione animale” – quindi non solo la carne dei cacciatori ma anche il miele e i latticini degli allevatori, insomma il sostentamento dei popoli guerrieri indoeuropei – si innesta dunque proprio nella battaglia alle radici dell’Europa. La battaglia dei vegani che pretendono di insegnarci che l’essere umano non è fatto per digerire i prodotti animali assume poi caratteristiche etnico-razziali visto che recenti studi hanno dimostrato che il colore bianco della pelle degli Europei deriva proprio dallo sviluppo degli enzimi utili per digerire carne e latticini, enzimi sviluppati solo dai popoli allevatori e cacciatori che millenni fa hanno dato vita alla nostra civiltà. Ma come dicevamo è una battaglia non solo etnica. È anche un attacco simbolico quanto sostanziale al sangue, elemento cardine della spiritualità guerriera, simbolo di forza e vita, vincolo profondo che lega alla stirpe, agli antenati, agli dei ed eroi archetipi e fondatori della propria civiltà. È un attacco diretto al carattere virile e guerriero che va in totale parallelo con le battaglie contro la figura maschile, contro le concezioni eroiche e solari, contro i Mithra tauroctoni – sarà un caso ma il simbolo della finanza di Wall Street che stritola i popoli è proprio un toro furente e soprattutto indomabile che rappresenta la riscossa del popolo americano – portate avanti da chi ha conservato tutte le caratteristiche telluriche, lunari, mercantili e matriarcali di chi ha un solo nemico: l’Europa.

Articolo realizzato mediante informazioni ricavate dalle seguenti fonti:


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