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sabato 30 gennaio 2016

ADHD: come distrtuggere la vitalià dei bambini

foto: ipsico.it
“Alla luce delle acquisizioni delle Avanguardie Scientifiche delle Neuroscienze e della Fisica e prendendo atto della confessione dell'inventore dell'ADHD sul fatto che si tratta di una sindrome inesistente, sono ancora più felice di affermare quanto sostenevo da tempo: i cosiddetti "ADHD" così come i cosiddetti “disturbi dell’apprendimento” sono stati una mera creazione di “etichette” ai fini di patologizzazione forzata dell’infanzia ad utilità del sistema sanitario e delle multinazionali farmaceutiche. 



Le difficoltà dei bambini nell'apprendimento non sono patologie, ma semplicemente manifestazioni di un disagio e di un blocco... di un empasse motivazionale che ha origini emotive ed energetiche, Si tratta di un malessere interiore che si riflette simultaneamente sul piano della comunicazione sinaptica neuronale come “impaccio” nel funzionamento del sistema neurologico a causa di una situazione conflittuale interiore, di uno scompenso energetico che attraversa il campo vibrazionale dell'individuo. Mai dobbiamo dimenticare che emozioni-cervello-organi sono simultaneamente in continua interazione… 



Si tratta di manifestazioni assolutamente temporanee che si sciolgono quando:
aumenta l'autostima e ritorna la fiducia in se stessi... 
si ristabilisce un equilibrio energetico… 
si risolvono o si riparano situazioni conflittuali e di tensione che stanno in sottofondo e creano sofferenza, più o meno consapevolmente.
Quando si manifestano difficoltà di apprendimento e agitazione motoria esiste infatti di fondo un qualche "trauma" emotivo, registrato nell'inconscio più o meno in profondità, connesso ad una situazione scioccante o conflittuale. Questo Shok emotivo viene automaticamente associato all'apprendimento e biologicamente attiva un blocco delle funzioni in presenza di contesti restrittivi o autoritari... 
Tutti i cosiddetti “disturbi dell'apprendimento” sono quindi espressioni di un malessere generato da possibili differenti fattori o dalla copresenza di essi:
contesto sociale aggressivo, superficiale, ansiogeno in cui viviamo…: questo crea nel bambino la sensazione di essere minacciato e non al sicuro e biologicamente si attiva uno stato di allarme che si esprime in eccesso di movimento e di agitazione…
ambiente scolastico spesso particolarmente autoritario, competitivo o noioso, che costringe il bambino a stare in posizioni statiche per ore... : questo crea interiormente un conflitto di impossibilità motoria... Per nessun bambino è naturale restare più di 4 ore nello stesso ambiente e passare 1 ora seduto senza potersi muovere liberamente.
didattica standardizzata ed omologante ,che non rispettano la creatività ed il different-thinking e non valorizza le naturali predisposizioni…: questo comporta l’impossibilità per il bambino di potersi avvicinare con i suoi tempi all’esplorazione della conoscenza e di poter avanzare prima con ciò che gli da più autostima e sicurezza, con i propri talenti individuali.
situazioni familiari in cui si vivono momenti difficili, di preoccupazione per la sopravvivenza o per la salute, dove spesso regna la tensione, il giudizio, la critica, il rimprovero continuo, l’interventismo…: questo che fa sentire il bambino non adatto, inadeguato, senza possibilità di potersi rilassare nemmeno nel proprio territorio… 
Le esperienze traumatiche, se non elaborate e trasmutate, bloccano nel tempo le funzioni della comunicazione, la possibilità quindi di esprimersi e lasciare emergere il proprio segno/suono nel mondo, (scrivendo o leggendo) perché attivo un conflitto interiore, una tensione che ruba energia, una paura di sbagliare o di essere giudicati o paragonati... Spesso queste manifestazioni sono anche la risposta biologica sensata per dire che qualcosa non va, per chiedere aiuto, per chiamare attenzione sulla propria sofferenza.
Di fatto ogni bambino è per natura assolutamente curioso e predisposto ad apprendere... sempre che si senta sereno. In ogni caso i bambini, così come tutti gli Esseri Umani, manifestano difficoltà quando non sono sereni e non si sentono a loro agio.
Ma se e quando si tranquillizza il bambino, lo si rassicura, gli si fa comprendere che lui non ha proprio nulla di sbagliato... quando si risolvono le cause primarie delle tensioni (spesso in primis negli adulti che si relazionano con lui) e gli si offre un contesto di apprendimento creativo, senza tensioni e senza competizione, con tutto il tempo per lui necessario... insomma quando si crea intorno a lui un ambiente gioioso, dove sentirsi a suo agio e imparare divertendosi, nella maggioranza dei casi tutti quelli che vengono definiti "disturbi dell'apprendimento e dell'attenzione" (che ribadisco sono pseudo-diagnosi con cui si "etichettano" i bambini, spesso cristallizzando il loro disagio ed il loro senso di inadeguatezza) se ne vanno così come si sono manifestati...
E' sempre possibile aiutare i bambini che sono stati etichettati attraverso un percorso di de-patologizzazione che prevede una didattica creativa e di allenamento grammaticale cinestesico e divertente, a recuperare l'autostima e la fiducia in sé stessi, la motivazione intrinseca all'apprendimento e la voglia di esplorare il Sapere e la Conoscenza con i propri tempi, senza fretta e senza ansie, con Gioia e Amore"
Dott.ssa Silvia Spanu
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"Sono una pedagogista-docente e mi occupo di formazione oramai da diversi anni. Troppo spesso però vedo una situazione che non posso più tacere, anche se non è la prima volta che ne parlo. Sono molto indignata per la facilità con cui i nostri bambini vengono giudicati e “torturati” psicologicamente. E non sto esagerando! Perché la tortura non è solo quella fisica, ma anche e ai nostri giorni soprattutto, quella psicologica.
Viviamo in una società molto superficiale, dove i tempi frenetici e la poca pazienza che abbiamo nei confronti dei nostri bambini e delle nostre bambine ci spingono a conclusioni affrettate sulle loro potenzialità e capacità cognitive, purché ci sollevino dall’incombenza di seguirli negli studi.
Troppo spesso i genitori mi portano i loro figli emotivamente avviliti, psicologicamente affranti, demotivati e senza più la minima autostima di se stessi. Arrivano da me dicendomi che il loro bambino o la loro bambina hanno difficoltà nello studio; che piangono perché non vogliono studiare; che non vogliono andare a scuola. Me li portano dicendomi che l’insegnante gli ha detto che sicuramente hanno qualche problema cognitivo, e quando arrivano da me hanno già fatto percorsi con il logopedista e, il più delle volte, il medico gli ha certificato un ritardo nell’apprendimento. Ma sapete una cosa? Nel 99% dei casi il bambino o la bambina non hanno niente, recuperando nel giro di un anno scolastico tutte le carenze!
Mi sono chiesta più volte se voi vi foste mai domandati come reagiscono i vostri figli a tutte queste chiacchiere non vere sulla loro capacità di apprendimento. Vi siete mai chiesti cosa provano? Come stanno? Cosa pensano di tutte quelle ricerche mediche e quelle esercitazioni alienanti alle quali vengono sottoposti, anche solo perché hanno una pessima scrittura? Vi siete mai chiesti guardando la calligrafia di un medico se anche lui fosse disgrafico? 
Ve lo dico io cosa pensano i nostri figli! Pensano di essere inferiori, di essere diversi, stupidi, non capaci come i loro compagni di classe. E la loro psiche lentamente cambia e diventa brutta. Perdono la loro autostima, diventano tristi, paurosi e a scuola non rendono più, non si sentono capaci e si convincono di non riuscire negli studi; dentro di loro si domandano perché devono continuare a studiare, perché devono andare a scuola, a cosa serve… perché la scuola non brucia!
Io sono molto indignata con insegnanti impreparati nella didattica che si sentono in diritto di diagnosticare senza averne la competenza. Sono molto indignata con la connivenza di medici psichiatri che devono trovare necessariamente un’anomalia in un bambino che ha solo bisogno di essere rispettato nei suoi tempi di apprendimento, mentre la loro diagnosi è basata su statistiche (vi ricordo che Albert Einstein ha mostrato la sua genialità solo all’università, risultando terribilmente carente in tutti i precedenti corsi di studi, soprattutto in matematica; e nonostante oggi si dica che fosse dislessico, niente e nessuno allora, fortunatamente, gli ha impedito di credere in se stesso e di diventare ciò che tutti noi conosciamo). E vogliamo parlare dei logopedisti che uccidono il pensiero del bambino tediandolo con tanti esercizietti che allontanano sempre più il piccolo dalla scuola? E tutto questo pur di non ammettere che quel paziente non ha bisogno del loro aiuto, ma solo di una efficace didattica che loro ignorano completamente.
Ma è tutto un sistema di scarica barile: l’insegnante ai genitori, i genitori al medico, il medico al logopedista e il logopedista sul problema diagnosticato dal medico che purtroppo si può migliorare, ma non curare. E non c’è la cura semplicemente perché non c’è la malattia!
Ma sono indignata anche con voi genitori! Che non avete la pazienza di ascoltarli, i vostri figli; che li imboccate come se fossero sempre piccoli, senza svezzarli nel rapporto e nella loro continua e costante crescita di competenze. E questo è un ERRORE grave, molto grave, perché non permettete loro di crescere, di sviluppare indipendenza, di conquistarsi quel pezzettino di mondo a scuola che solo a loro appartiene. Non avete voglia di seguire e capire i cambiamenti che la scuola li costringe a sviluppare, non avete la voglia di capire che il vero problema potrebbe essere nel rapporto con voi, con la maestra o con i compagni di classe. Perché è così: quasi sempre il problema scolastico ha le sue profonde radici nel rapporto umano.
Allora non distruggiamo la mente e la vitalità dei nostri figli. Abbiate il coraggio e l’umiltà di valutare il vostro rapporto, di considerare quello che la maestra ha con vostro figlio o vostra figlia, prima ancora di intraprendere un percorso diagnostico, che in quanto tale, nella mente del bambino riporta sempre e comunque a una malattia e quindi a una diversità dai compagni di scuola. Ricordandovi inoltre che oggi quella che viene comunemente definita dislessia il più delle volte è un abuso di terminologia e medicalizzazione su bambini sanissimi, per questione di business. Non confondiamo le difficoltà didattiche e di rapporto con la scusa della malattia, una malattia che nessuno ha organicamente riscontrato e che si basa solo su statistiche. Eviteremo così di crescere bambini insicuri, ribelli, aggressivi, svogliati, tristi, spaventati e senza autostima"
Dott.ssa Tiziana Cristofari
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PER APPROFONDIRE I FATTI
Confessione shock sul letto di morte dell'inventore dell'ADHD. 
"L'ADHD è una malattia fittizia e priva di basi reali", ha confessato lo psichiatra americano Leon Eisenberg, classe 1922 e figlio di emigrati ebrei russi. Lo ha fatto prima velatamente all'età di 87 anni, sette mesi prima di morire, e poi, in modo drammatico, quando esalava l'ultimo respiro, a conferma che ci teneva a togliersi di dosso quella cosa che ormai lo rodeva dal rimorso.
PESANTE CONDANNA DEL RITALIN
La Commissione consultiva nazionale svizzera sull'etica biomedica (NEK, Presidente: Otfried Höffe) ha aspramente commentato l'uso del Ritalin, il farmaco per l'ADHD. Nel suo scritto del 22 novembre 2011 intitolato "Il miglioramento dell'uomo mediante agenti farmacologici", ha affermato che il consumo di medicinali altera il comportamento del bambino senza portare alcunché di utile. Si provoca così, una interferenza nella libertà e nei diritti del bambino perché gli agenti farmacologici inducono cambiamenti comportamentali, ma non educano il bambino stesso a realizzare tali cambiamenti in modo autonomo.
DUE TONNELLATE/ANNO DI FARMACI FASULLI NELLA SOLA GERMANIA
Occorre tener presente che di questa pseudo-malattia si parla da ben 40 anni. All'inizio come reazione ipercinetica dell'infanzia, e in questi ultimi decenni come ADHD. L'uso di farmaci per l'ADHD in Germania è aumentato in soli diciotto anni da 34 kg (nel 1993) a un record di non meno di 1760 kg (nel 2011), che rappresenta un aumento di 51 volte tanto nelle vendite! Negli Stati Uniti un ragazzo su 10 ingoia tutti i giorni un farmaco per l'ADHD su una base quotidiana.
CHE DIRE DELLA FULMINANTE CARRIERA DI EISENBERG
Una carriera notevolmente rapida. La sua creazione a tavolino ha portato a un vertiginoso aumento delle vendite. Eisenberg ha servito nel Comitato per il DSM V e per l'ICD XII, e nell'American Psychiatric Association dal 2006 al 2009. Ha ricevuto il premio Ruane per la ricerca psichiatrica su bambini e adolescenti. È stato un leader in psichiatria infantile per più di 40 anni per il suo lavoro in studi farmacologici, ricerca, insegnamento e politica sociale e per le sue teorie sull'autismo e la medicina sociale.
LEGAMI CON L'INDUSTRIA FARMACEUTICA E CON LA CIA
È stato pure membro nel 2006 dell'Organizing Committee for Women and Medicine Conference, alle Bahamas, con la Josiah Macy Foundation. E questa Fondazione ha organizzato conferenze con agenti dell'intelligence dell'OSS, e della CIA come Gregory Bateson e Heinz von Foerster. Tali gruppi hanno commercializzato la diagnosi di ADHD a servizio del mercato farmaceutico e fabbricato su misura per lui un sacco di propaganda e di pubbliche relazioni. È questo ciò che lo psicologo americano Lisa Cosgrove e altri investigatori hanno trovato sui legami finanziari tra i membri del gruppo del DSM-IV e l'Industria farmaceutica.
DSM SIGNIFICA PSICHIATRIA MONDIALE
Il Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali, noto anche con la sigla DSM derivante dall'originario titolo dell'edizione statunitense Diagnostic and Statistical Manual of Mental Disorders, è uno dei sistemi nosografici per i disturbi mentali più utilizzato da medici, psichiatri e psicologi di tutto il mondo, sia nella clinica che nella ricerca.
MEMBRI DEL DSM LEGATI ALL'INDUSTRIA FARMACEUTICA
Hanno trovato che dei 170 membri del pannello del DSM, ben 95 (il 56%) avevano una o più associazioni finanziarie con le aziende dell'industria farmaceutica. Il 100% dei membri dei pannelli sui Disturbi dell'umore, la schizofrenia e altri disturbi psicotici avevano legami finanziari con le aziende farmaceutiche. I collegamenti sono particolarmente forti in quelle aree diagnostiche dove i farmaci sono la prima linea di trattamento per i disturbi mentali.
GROSSI SOTTOBANCHI E PARTECIPAZIONI AGLI UTILI
E per la prossima edizione del manuale, la situazione è invariata. Lo stesso vocabolario della psichiatria è ora definito a tutti i livelli dall'industria farmaceutica, ha detto il dottor Irwin Savodnik, assistente professore clinico di psichiatria presso l'Università della California di Los Angeles. Questa gente è pagata profumatamente. Il vicedirettore dell'unità di psicofarmacologia pediatrica al Massachusetts General Hospital e professore associato di psichiatria presso la Harvard Medical School, tanto per fare un esempio, ha ricevuto un milione di dollari in guadagni dalle aziende di farmaci tra il 2000 e il 2007.
BAMBINI DATI IN PASTO ALLE SOCIETÀ FARMACEUTICHE
Ora nessuno può tacitare quanto affermato da Eisenberg. Una vera e propria mina sotto i piedi di una Sanità sempre più corrotta. Il compito di psicologi, educatori e medici non è quello di mettere i bambini sotto farmaci, dandoli in pasto alle società farmaceutiche. Ritorniamo piuttosto al principio di base che è quello di far acquisire al bambino responsabilità personale sotto una guida esperta, come la famiglia e la scuola, dove dovrebbe essere in grado di crescere, anche mentalmente.
Da un articolo di Moritz Nestor, pubblicato il 12/6/13


CONSIDERAZIONI DI VALDO VACCARO
INTERESSANTE LEGGERE GLI INFIORATI E CERVELLOTICI REPORT MEDICI, SU UNA PATOLOGIA INESISTENTE
ADHD (Attention-Deficit/Hyperactivity Disorder), è la sigla della sindrome da deficit di attenzione e iperattività. Un disturbo del comportamento caratterizzato da inattenzione, impulsività e iperattività motoria che rende difficoltoso e in alcuni casi impedisce il normale sviluppo e integrazione sociale dei bambini. Un disturbo eterogeneo e complesso, multifattoriale che nel 70-80% dei casi coesiste con uno o più altri disturbi come il disturbo oppositivo-provocatorio, i disturbi della condotta, i disturbi specifici dell'apprendimento (dislessia e disgrazia), i disturbi d'ansia, il disturbo ossessivo-compulsivo, il disturbo da tic, il disturbo bipolare.
FARMACI PRESCRITTI E ASSUNTI ANCHE DA BAMBINI ITALIANI
Per la normalizzazione del comportamento di alcuni pazienti iperattivi e con deficit d'attenzione si sono rivelati efficaci, unitamente a terapie comportamentali, a cambiamenti dello stile di vita e ad interventi psicoterapeutici anche trattamenti con farmaci contenenti metilfenidato e atomoxetina. L'8 marzo 2007 l'Agenzia Italiana del Farmaco ha autorizzato l'uso di tali presidi terapeutici anche in Italia. Nel nostro paese gli adolescenti e i bambini in cura, ad aprile 2010, erano circa 1600.
IPOTESI DI RITO E AUTENTICHE BALLE SU FATTORI CAUSANTI
Una specifica causa dell'ADHD non è ancora nota. Ci sono tuttavia una serie di fattori che possono contribuire a far nascere o fare esacerbare l'ADHD. Tra questi ci sono fattori genetici e le condizioni sociali e fisiche del soggetto. Secondo la maggior parte dei ricercatori e sulla base degli studi degli ultimi quarant'anni il disturbo si ritiene abbia una causa genetica. Studi su gemelli hanno evidenziato che l'ADHD ha un alto fattore ereditario (circa il 75% dei casi). Altri fattori sono legati alla morfologia cerebrale, o anche possono essere legati a fattori prenatali e perinatali o a fattori traumatici. L'ADHD si presenta tipicamente nei bambini. Si stima che, nel mondo, colpisca tra il 3% e il 5% dei bambini. Si stima che il 4,7% di statunitensi adulti conviva con l'ADHD.
STIMOLAZIONI ANFETAMINICHE
I farmaci stimolanti usati sono il metilfenidato (Ritalin, Metadate, Concerta), le dextromethamphetamine (Dexedrine e Desoxyn), le anfetamine (Adderall) e le lisdexamfetamine (Vyvanse). Questo tipo di farmaci incrementano il livello di dopamina e creano dipendenza. Atomoxetina (Strattera) e Guanfacina (Intuniv) sono i soli farmaci non stimolanti approvati per la cura dell'ADHD.
UN CLAMOROSO CASO DI DISEASE-MONGERING
L'ADHD sarebbe dunque una delle varie sindromi scoperte e introdotte nel prontuario negli ultimi 50 anni con modalità arbitrarie, vale a dire in base non a rigidi criteri neurologici, ma in base a criteri comportamentali, ossia morali. Secondo questa impostazione, che si rifà alle teorie di Thomas Szasz, l'ADHD sarebbe un disturbo non solo senza vere e proprie basi fisiologiche, ma anche senza una sintomatologia chiara e univoca. I critici più estremisti insinuano che questo sarebbe un caso di disease-mongering, ripreso negli anni '80 dal passato per creare un nuovo mercato di farmaci.
NON DIMENTICHIAMOCI DI THOMAS SZASZ
Due parole su Thomas Szasz (1920-1912), possono essere a questo punto illuminanti. Filosofo e pschiatra statunitense di origine ungherese Thomas Szasz, eroe della libertà, pionere della critica dell’istituzione psichiatrica e massimo rappresentante del movimento anti-psichiatriatrico, queste le sue credenziali.
PENSATORE LIBERTARIO CON MOLTE OPERE MERITEVOLI DI ESSERE LETTE
Eminente pensatore libertario, della vasta bibliografia di Szasz sono stati pubblicati in Italia numerosi libri, tra i quali “Legge, libertà e psichiatria” (Giuffre’), “I manipolatori della pazzia” (Feltrinelli), “La schiavitù psichiatrica” (Il Saggiatore), “Disumanizzazione dell’uomo. Ideologia e psichiatria” (Feltrinelli), “Il mito della droga: la persecuzione rituale delle droghe, dei drogati e degli spacciatori” (Feltrinelli), “Il mito della psicoterapia: la cura della mente come religione, retorica e repressione” (Feltrinelli), “Sesso a tutti i costi: l’allarmante verità sulle odierne terapie sessuali” (Feltrinelli), “Schizofrenia: simbolo sacro della psichiatria” (Armando), “Farmacrazia: medicina e politica in America” (Spirali).
IL MITO DELLA MALATTIA MENTALE
Nel saggio “Il mito della malattia mentale” del 1961, Szasz espone la sua tesi di fondo, che contesta i fondamenti epistemologici del concetto di malattia mentale. Egli analizza la struttura ideologica della psichiatria e ne mette a nudo le contraddizioni. Szasz sostiene che l’espressione “malattia mentale” sarebbe una combinazione internamente incoerente di un concetto medico e uno psicologico, ma sarebbe popolare perché legittima l’uso della psichiatria per controllare e limitare la devianza dalle norme sociali.
CONCLUSIONE

La medicina* ancora una volta, non ne viene fuori affatto bene. Come inventi una malattia inesistente, trovi immediatamente degli apparati istituzionali pronti a sniffare il business e quindi a captare il progetto e a costruirci sopra fantasiose eziologie, derivazioni genetiche, implicazioni auto-immuni, con tanto di inserimento nei testi universitari e nei repertori medici"


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