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martedì 16 febbraio 2016

Api senza pungiglione


Le api senza pungiglione, chiamate da alcuni “native”, non appartengono, come nel caso dell’ape a noi nota (Apis mellifera), ad una sola specie, bensì a centinaia di specie differenti, riunite in una stessa “tribù”, Meliponini. 
Alcune specie sono molto antiche e si pensa esistessero già al momento della separazione del continente americano da quello africano. Il fossile piú datato, una Trigona prisca conservata in ambra, risale al Cretaceo, tra i 60 e gli 80 milioni di anni fa.


Erano note ai Maya, che le addomesticarono e praticavano lameliponicoltura con complessi rituali religiosi, per la produzione di miele (manjar de los Dioses, cibo degli Dei), polline e cera. Erano note anche agli Inca, ma per questi vi sono poche evidenze della convivenza con le api. Attualmente si conoscono circa 500 specie di api senza pungiglione: la loro classificazione tassonomica è complessa, perché non disponiamo di buone chiavi di identificazione delle specie, molte delle quali si possono classificare solo a livello di genere, altre non sono state neppure denominate.


Differiscono dalle api del miele europee (genere Apis) per il fatto di non poter pungere, perché il loro pungiglione è totalmente atrofizzato
Hanno però sviluppato altri sistemi difensivi: dalle guardiane a perenne sorveglianza dell'ingresso dell'alveare, alle robuste mandibole con le quali mordono e tagliano i peli dei predatori di miele, alla produzione di sostanze caustiche da ghiandole specializzate, come nel caso dell'ape di fuoco (genere Oxytrigona).


Sono organizzate in complesse società ripartite in caste: l'ape regina, le giovani regine vergini, le operaie e le raccoglitrici di nettare e polline. I maschi svolgono un ruolo importante solo al momento della riproduzione (volo nuziale della regina), e in alcune specie si è osservato un loro ruolo attivo nella pulizia dell'alveare.

Un meliponario è composto da 30 a 40 arnie, ma può diminuire quando si allevano specie con un forte carattere territoriale. La popolazione media di un'arnia va da 3.000 a 5.000 individui (ma anche questa è una variabile): un'operaia può vivere fino a 50 giorni, la regina da 1 a 3 anni. Queste api producono miele tutto l'anno, e solo nei Paesi dove c'è una marcata stagionalità la produzione si riduce nel periodo invernale o delle piogge.



Le api senza pungiglione battono circa 1 km, un territorio molto ridotto se confrontato con le comuni api da miele europee, che mediamente "bottinano" (raccolgono nettare) in un raggio di 3 km.

Le piante visitate sono in genere Euphorbiaceae, Compositae (o asteracee), Labiatae, Fabacee (leguminose), Moraceae, Myrtaceae. Particolarmente importante è il loro ruolo come impollinatrici di alcune specie coltivate, come il pomodoro, il camu-camu (Myrciaria dubia, un arbusto nativo dell'Amazzonia peruviana), il carambolo (Averrhoa carambola, un albero da frutta originario dell'India e dello Sri Lanka) e il banano.




Solo alcune specie appartenenti alla “tribù” Meliponini produce miele, ma la loro importanza per la conservazione degli ecosistemi naturali è grande, in quanto questi insetti impollinano un numero elevatissimo di piante dei climi tropicali e sub-tropicali; a volte esiste una relazione strettissima tra una specifica pianta e la sua ape impollinatrice, cosicché la sopravvivenza di una dipende dalla sopravvivenza dell’altra.

Nel Brasile le cosiddette api europee (Apis mellifera), che producono il miele più conosciuto, sono state introdotte sin dai primi anni dell’invasione europea. Negli anni Settanta una sotto-specie dell’Apis millifera, detta africana ( Apis mellifera scutellata), è stata portata in Brasile per migliorare la specie europea qui presente; in seguito ad una ancora non chiarita “fuga” di api regina, l’ape africana ha iniziato rapidissimamente a diffondersi in Brasile. Non vi è ancora accordo tra gli scienziati quanto all’impatto dell’introduzione di queste specie di fuori sulle api senza pungiglione: alcuni sostengono che le due api, traendo il proprio nutrimento dagli stessi fiori, siano in competizione, e che l’ape col pungiglione, più aggressiva, abbia la meglio su quella nativa; altri sostengono che la fonte di nutrimento è differente e pertanto che possano coesistere.

Il miele delle api senza pungiglione ha delle caratteristiche fisiche, microbiologiche ed organolettiche molto differenti dal miele delle api con il pungiglione. Ciò che maggiormente lo caratterizza è la grande diversità: non solo, infatti, come nel caso nel miele di Apis, il gusto è influenzato dai fiori, ma pure dalle diverse specie di api. Esistono in Brasile molti produttori di miele d’api senza pungiglione, soprattutto nel Nord e nel Nordest; tali prodotti sono spesso ancora poco noti, ma coinvolgono già un considerevole numero di produttori e di organizzazioni.

Per esempio, nel Baixo-Amazonas, stato del Pará, sito a metà strada tra le capitali Belém e Manaus, ci sono già più di 400 agricoltori che producono questo miele. Tra questi, segnaliamo in particolare il miele Tamuá, del comune di Prainha e il miele Coramaz, dei villaggi di Coroca, Anã e di altri villaggi della Resex Tapajós-Arapiuns. Questi mieli sono soprattutto frutto delle api Canudo (Scaptotrigona Sp.3) e Jandaira (Melipona compressipis). Il loro aroma è particolarissimo: fiorale, fruttato e sempre lievemente acidulo. Più che essere usati come il miele comune, su una fetta di pane, questi mieli sono da apprezzare puri, o come bevanda, o, ancora, per dare un tocco speciale ad altri alimenti, come il gelato.

In virtù della grande varietà di mieli di api senza pungiglione, si sono iniziate ad organizzare delle sessioni di degustazione di mieli di api senza pungiglione africane, così come già accade per il miele di Apis. Recentemente, ne è stata realizzata una durante la II edizione di Terra Madre Brasil, nel marzo del 2010, coordinata da Jerônimo Villas-Boas.

Gusto delizioso, conservazione della biodiversità e possibilità generare reddito per piccoli produttori: il miele di api senza pungiglione riunisce in sé tutti questi atout. Ora è solo necessario provarlo!

FONTI :
focus.it   .    lucafanelli.net

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