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venerdì 25 marzo 2016

False credenze che portano ad avere repulsione per la scuola



Come si spiega che i bambini e i ragazzi spesso odiano fare i compiti e non chiedono mai che ne vengano dati di più?

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Perchè non amano stare seduti ad ascoltare l’insegnante e non mettono volontariamente prima la sveglia la mattina per approfondire le lezioni e per arrivare a scuola in anticipo?

Nonostante tutta l’organizzazione scolastica con spiegazioni, compiti, interrogazioni e voti come è possibile che non sembrano MAI ABBASTANZA PREPARATI e, passato qualche mese, a volte anche solo qualche settimana, NON RICORDANO più quello che hanno imparato se non qualche piccolo dettaglio o un discorso vago e a grandi linee?

foto da: bimbisaniebelli.it

I bambini e i ragazzi perdono così in fretta la passione e la curiosità di imparare tanto che arrivati alle scuole superiori sono a volte fortemente demotivati, tristi o ribelli (e quasi sicuramente è successo anche a te).





Perché gli insegnanti sono dei Santi

Vogliamo spezzare una lancia a favore di tutti gli insegnanti che, quotidianamente, si prodigano con tutto l’impegno possibile per fare e per dare il meglio. Chi ci conosce lo sa:

li definiamo spesso angeli e individui che meritano la “santità”, perché cercano tutti i giorni di fare il loro lavoro in condizioni che non solo sonocontro Natura per il bambino, ma anche contro la natura dell’insegnante stesso.

Quindi, “il fatto” si spiega riconoscendo che ci siamo adattati a un sistema obsoleto e inefficiente che rallenta l’apprendimento, che non considera iritmi del bambino né le sue tappe di crescita, le sue passioni e i suoitalenti.

Se da un lato non abbiamo colpe, dall’altro di certo possiamo e dobbiamo fare il possibile per:

  1. Diventare coscienti di tutte le Idiozie che stanno negando alle future generazioni di manifestare la loro genialità;

  2. Conoscere quello che la loro natura prevede nell’ambito dell’apprendimento; quali sono le modalità con cui i bambini imparano velocemente e divertendosi; come recuperare tempo indirizzandoci verso le potenzialità di ciascuno;

  3. Fare delle scelte secondo coscienza che, una volta applicate, possano portare al cambiamento.


 FALSI MITI svelati sull’Apprendimento

“Dimmi e io dimentico. Insegnami e io ricordo. Coinvolgimi e io imparo”

 Benjamin Franklin


1° Falso Mito Sull’Apprendimento

I voti sono un buon metro di giudizio per far comprendere al bambino a che punto è, e per spronarlo a fare meglio.

La natura del bambino

Dare il voto serve quando vogliamo umiliare l’individuo: non sei in grado di sapere da solo che cos’hai o che cosa ti manca, e te lo devi far dire da un altro.

Dare il voto serve quando vogliamo tenere l’individuo schiavo e sottomesso: sono io che ti valuto, sono io che decido per te sulla base di un mio metro di giudizio personale e insindacabile.

Dare il voto serve quando vogliamo impedire all’individuo di essere davvero autonomo: da solo non puoi sapere, il tuo senso critico non basta e ti serve sempre qualcuno dall’esterno che ti dica le cose come stanno (e poi ci stupiamo se i giovani di oggi ci sembrano dei “rammolliti”).

I voti hanno come conseguenza deleteria il fatto di crescere i rappresentanti delle future generazioni DIPENDENTI, SFIDUCIATI, a caccia del premio o TIMOROSI DELLA PUNIZIONE, schiavi del fare anziché padroni dell’essere.

Quello che invece dobbiamo fare è smettere di utilizzare il voto come arma di potere e coltivare nel bambino un proprio senso di valutazione sincero, neutrale e trasparente.

Dobbiamo impegnarci affinché ritorni in lui la voglia di imparare per il gusto di conoscere, di maturare, di acquisire competenze sempre più sofisticate per migliorare se stesso, la propria esistenza e quella degli altri.

Se provi a metterti nei panni dei ragazzi, scopri che oggi vivono troppo spesso tra una profonda apatia e uno stress elevato, avendo come unico sottofondo la preoccupazione del compito in classe, della valutazione, di sapere e di ricordare nel momento in cui si trovano davanti all’insegnante, di fare bene il compito e di finire, perché altrimenti…

Quando invece tutta quest’ansia non c’è, vivono una sorta di noiosa rassegnazione dove prendono a spizzichi e bocconi qualche cosa che arriva dall’adulto, senza essere più in grado di autoalimentare la propria curiosità e la propria capacità innata di imparare da soli.


2° Falso Mito Sull’Apprendimento

La modalità accademica e frontale attuale va bene per insegnare.

La natura del bambino

Ci sforziamo di tenere gruppi di 18, 20, 25 bambini o ragazzi attenti e partecipativi senza riuscirci con quotidiana regolarità, perché usiamo i modi sbagliati per intrattenerli e stimolarli. Non è vero che sono più stanchi il venerdì oppure all’ultima ora.

O meglio, è vero che lo sono, ma semplicemente perché hanno accumulato ore (se non una settimana intera) di noia e frustrazione.

I bambini non sono fatti per stare fermi immobili a imparare, in ascolto passivo di un individuo che parla, sciorinando tutta una serie di informazioni che poi dovranno ripetere, memorizzare e ricordare per sempre. 

NOI SIAMO FATTI PER IMPARARE DALL’ESPERIENZA DIRETTA.

Impariamo meglio se possiamo muoverci coinvolgendo anche il nostro corpo mentre apprendiamo.

Impariamo davvero se possiamo trovare in modo spontaneo le soluzioni, se ci è dato di rispondere ai perché della vita trovando le risposte dentro di noi, senza doverle assimilare preconfezionate e impacchettate.


3° Falso Mito Sull’Apprendimento

Bisogna potenziare le debolezze.

La natura del bambino

I voti avvalorano la frase che hai appena letto. Perché dare i voti se non per sottolineare le carenze di chi il voto lo riceve? Non possiamo nasconderci dietro una foglia, negando che consideriamo un “tre” negativo e che suggeriamo di correre ai ripari.

Non possiamo neppure negare che spendiamo soldi in ripetizioni per le materie in cui i nostri figli sono carenti e non, ad esempio, per potenziare gli ambiti in cui sono bravi, nei quali possono esprimere al massimo i loro talenti.

È vero che bisogna sapere di tutto un po’, avere delle basi che ci permettano di comunicare con gli altri e di vivere nella società, ma se potessimo fare approfondire le materie che rappresentano le loro passioni, vedremmo più bambini felici nelle scuole.

È uno spreco di tempo e di risorse insistere dalle Elementari alle Superiori nel potenziare i temi  che non risuonano con la natura degli alunni, per portare allo stesso livello tutte le loro conoscenze e per omologarli ai coetanei.

Faremmo invece un’ottima cosa per le future generazioni e per la società tutta se spendessimo più tempo a VALORIZZARE le CAPACITÀ e i TALENTI SPECIFICI di ciascuno.

Questo richiede organizzazione, tempo e fatica? Bene, diamoci da fare! Cosa stiamo aspettando?

Se invece l’obiezione è la paura che le cose ci scappino di mano, di perdere il controllo sul bambino o sul ragazzo perché noi adulti sappiamo cosa è bene per lui, faremmo meglio a osservare la nostra mancanza di fiducia e risolverla, impegnando le nostre risorse per far sbocciare e splendere i meravigliosi e unici talenti che ciascuno di loro possiede.


4° Falso Mito Sull’Apprendimento

I programmi attuali garantiscono un’istruzione adeguata.

La natura del bambino

Una cosa che ci ha sempre fatto riflettere e, che ancora oggi non capiamo, è la seguente: perché studiamo gli Egizi e i Romani iniziando sempre dallo stesso punto (anche se con gli anni aumentano la complessità e la quantità delle informazioni), alle Elementari, alle Medie e poi alle Superiori?

Che pizza! Risposta: è giusto cari Roberta e Antonio, perché possiamo dimostrarvi che dopo un tot di anni i ragazzi non si ricordano nulla.

Meglio non ribattere a questa affermazione, perché se è vero che non ricordano la responsabilità è solo nostra, che non abbiamo saputo appassionarli nel fissare il ricordo vivido nella loro memoria.

Se un bambino o un ragazzo non ricorda ciò che ha ascoltato in classe la responsabilità è solo nostra, che non abbiamo saputo APPASSIONARLI e fissare il RICORDO VIVIDO nella loro memoria.

Nessuno di noi è uno smemorato, ne è dimostrazione il fatto che ci basta guardare anche una sola volta un film ben fatto, che ci appassiona, per ricordarne per tutta la vita i tratti salienti, le battute principali e la sequenza delle scene.

Se solo lo permettessimo, i nostri ragazzi farebbero la stessa cosa con la Storia, la Geografia, le Scienze, la Letteratura ecc.

È vero che hanno bisogno delle basi, che il tempo è poco e che sono in tanti ma, anche in questo caso, è un problema di organizzazione e di gestione delle risorse, non certo di capacità dei nostri adulti del futuro.

Tutto questo si può ottimizzare per lasciare spazio ad altro e, nel nostro sistema scolastico, c’è troppa POCA PRATICA rispetto alla mole di nozioni teoriche insegnate.

E ancora:

Perché per esempio nelle Medie o nelle Scuole superiori non si abbonda con lezioni sulla MATURITÀ PERSONALE, su come avviare un’IMPRESA, sulla COMUNICAZIONE, su come SUPERARE I PROPRI TIMORI, sulla gestione della propria AUTONOMIA AFFETTIVA, sui RAPPORTI CON GLI  ALTRI, sull’ APPRENDIMENTO veloce, sulle tecniche di visualizzazione, sul come sviluppare un PIANO STRATEGICO per realizzare un proprio sogno ecc.?

Perché alle Scuole elementari i bambini non passano la maggior parte del loro tempo a imparare giocando? (scoprirai più avanti che in questa fascia di età apprendono fisiologicamente e spontaneamente in questo modo).

A giocare a fare i grandi imparando la teoria da situazioni che simulano la vita di tutti i giorni? (se ti sembrano cose strane devi sapere che in diverse realtà questa modalità di insegnamento è la normalità mentre noi spendiamo ore ed ore per le spiegazioni razionali che da 0 a 7 anni sono incomprensibili e noiose).


Come apprendono i bambini da 0 a 21 anni

Ti lasciamo qualche spunto di seguito,  se hai necessità di approfondire l’argomento abbiamo dedicato un capitolo intero sull’apprendimento e sulle soluzioni pratiche per ogni fascia di età nel best seller “Le 7 Idiozie sulla Crescita dei Bambini“.

Tutti attraversiamo differenti fasi di crescita. In ogni fase sviluppiamo determinate competenze necessarie per diventare individui maturi, autonomi e in grado di realizzare le nostre passioni, manifestando così noi stessi e dando anche un contributo agli altri.

Se non ne hai mai sentito parlare delle tre fasi della crescita, ti suggeriamo di approfondirle il prima possibile, perché non conoscere i cicli settennali significa non sapere quali siano i bisogni affettivi ed emotivi di tuo figlio dai 0 a 21 anni.

Infatti, anche per quanto riguarda l’apprendimento, ogni fase ha le sue caratteristiche e, se le conosciamo e le applichiamo, possiamo superare numerose difficoltà che i bambini e i ragazzi incontrano sul loro cammino.

Le fasce di età che vedremo tra poco sono schematiche per necessità di stesura. In verità, le varie fasi dei 3 cicli settennali si susseguono in modo armonico  maturando  nel  tempo,  giorno dopo giorno, senza stacchi netti o cambiamenti repentini.

Le modalità elettive con cui apprendono i bambini da 0 a 7 anni

  • Sperimentazione

  • Assorbendo in modo incondizionato dall’ambiente

  • Sfruttando la fantasia

  • Sperimentando nella pratica le loro intuizioni

Qualche spunto per la pratica da 0 a 7 anni

In questi anni il bambino deve giocare, giocare e giocare ancora. Deve poter vivere nel suo mondo di fantasia dove tutto è possibile, perché questo è il modo naturale in cui sviluppare e strutturare un proprio bagaglio di supporto, l’ottimismo e la sfera delle possibilità.

Se viene castrato o trattato come un adulto, oppure ridicolizzato, questo bagaglio si alleggerisce a danno degli anni successivi. In più, giocare rappresenta per i bambini l’unico strumento valido per conoscere, persperimentare e per “fare le prove”, per immedesimarsi e sperimentare la vita di adulto.


Le modalità elettive con cui apprendono i bambini da 7 a 14 anni

  • Attraverso le parole delle persone di cui si fidano e di cui hanno stima

  • Iniziando a sviluppare la loro facoltà razionale e logica

  • Riuscendo a comprendere una regola esposta a parole

Qualche spunto per la pratica da 7 a 14 anni

Permettiamogli loro di imitare le lettere con il corpo e di viverne prima i suoni con filastrocche e canzoni e, solo successivamente, diamogli la possibilità di riprodurre il carattere stilizzato sulla carta con la penna, proprio come nell’esempio precedente della M, della F e della S.

Per la Matematica portiamo torte in classe da dividere, oggetti, semi e legumi da suddividere; giochiamo al mercato; cuciniamo utilizzando le dosi degli ingredienti; usciamo a misurare tutto il misurabile (scalini, strade con i passi, altezze ecc.).

Per lo studio della Storia facciamo teatrini e scenette con costumi e atti di vita quotidiana. Per esempio, per tutta una settimana o tutto un mese siamo Romani, Egizi, Greci.


Le modalità elettive con cui apprendono i ragazzi da 14 a 21 anni

  • Sviluppando un proprio senso critico

  • Mettendo insieme e potenziando tutte le competenze dei tre cicli

Qualche spunto per la pratica da 14 a 21 anni

In questa fase, aumentando naturalmente le capacità dell’individuo, anche la posta in gioco si alza. Quindi può capitare che un certo numero di formule chimiche si debba per forza ripeterle per ricordarle, così come può succedere per alcuni articoli di Diritto privato.

Se al ragazzo è stata data la possibilità di maturare le proprie capacità di apprendimento secondo la sua natura seguendo ad esempio le indicazioni descritte, non farà fatica a integrare questa parte del suo sviluppo mentale e quindi gli sarà naturalmente più semplice “studiare e ripetere a memoria” qualora si dimostri necessario.

Comunque, anche per le formule chimiche e per gli articoli di Diritto c’è una via breve per semplificarci la vita e, anche questa volta, la troviamo se partiamo dall’esperienza pratica. Vediamo brevemente qualche soluzione.

Per le formule chimiche

Si ricordano meglio se, laddove possibile, abbiamo prodotto in prima persona quella sostanza in laboratorio, con tutte le precauzioni del caso, ma pur sempre dal vivo e avendo partecipato attivamente all’esperimento.

Altrimenti la formula che dobbiamo imparare resterà sempre anonima e, non trovando prima il suo spazio nel mondo delle sensazioni, non potrà trovare nemmeno quello nei cassetti della mente.

Per il Diritto (con il potere delle immagini e delle storie)

Che differenza potrebbe esserci se, anziché aprire il tomo alla pagina x, e iniziare a leggere e a ripetere, facessimo così? Il professore ci dice che siamo chiamati a risolvere un caso che da qualche tempo sta affrontando e dice alla classe:

“Ragazzi ho una difficoltà e cerco la soluzione. Mio nonno mi ha lasciato in eredità un terreno a cui era molto affezionato. Io non ci ho mai badato più di tanto, perché insegnando ho altro da fare.

Ieri ricevo una telefonata dal mio confinante il quale mi dice che il terreno non è mio ma suo. Secondo voi è possibile? (e aspettiamo le risposte dei ragazzi).

Lui sostiene che essendo stato incolto per molto tempo ed essendo che lui doveva per forza tagliare l’erba per poter arrivare al suo appezzamento, questo mio terreno è da considerarsi suo di diritto. Secondo voi è possibile? E se così fosse, allora, ragazzi, come è possibile definire il concetto di proprietà? Secondo voi com’è possibile tutelare proprietari e confinanti?”.

Il tutto guidandoli e avvicinandoli a quelli che sono i principi del Diritto e, solo alla fine aprire il libro di testo per confrontare gli articoli e impararli a memoria.

Per loro sarà molto più facile perché potranno naturalmente associare alla regola il film di immagini che si sono creati immedesimandosi nella storia del professore.

Inoltre, sarà anche più facile perché l’insegnante fin da subito nel suo linguaggio avrà utilizzato tutti quei termini che i ragazzi ritroveranno poi nel testo: per loro non saranno delle cose sconosciute da dover infilare in testa, ma concetti già ben chiari che necessitano soltanto di trovare il loro ordine e di essere fissati.


Approfondimenti sull'argomento: 

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