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domenica 10 aprile 2016

9 aprile 1991: Moby Prince, dopo 25 anni i dubbi sono ancora tanti

Dopo un quarto di secolo dalla tragedia del 10 aprile 1991 a Livorno, e alcuni farseschi processi, i colpevoli sono ancora e come sempre, impuniti. In Italia le commissioni parlamentari di inchiesta, non sono mai approdate a nulla. 

foto da: mobyprince.it


Come nella migliore tradizione stragista nel belpaese i servizi segreti di  mezzo mondo seguitano a fare i loro porci comodi. Anche in questa vicenda che ha cancellato 140 vite, troviamo nella cosiddetta indagine giudiziaria:
  • testimoni non ascoltati;
  • responsabili della guardia costiera non interrogati; 
  • tracciati radar non acquisiti, negati, distrutti; posizioni delle navi militarizzate USA in rada non accertate; 
  • fascicoli scomparsi dalla Procura locale; 
  • relazioni sparite; 
  • scatole nere distrutte; 
  • giornali di bordo dimenticati; 
  • manomissioni e sabotaggi operati impunemente sul relitto del Moby Prince; 
  • tracce di esplosivo militare a bordo del Moby mai considerati; 
  • nastri registrati scomparsi; 
  • cassette VHS manomesse; 
  • elicottero militare che sorvolava la zona al momento della collisione dimenticato;  
  • navi “fantasma” come la Gallant 2 che si allontanano dal luogo dell’impatto velocemente; presenza di un peschereccio italo-somalo i cui nomi ritroveremo tristemente nell’omicidio di Ilaria Alpi e Miran Hrovatin (20 marzo 1994); 
  • ufficiali italiani che quella sera vedono, e relazionano, su movimentazioni di materiale bellico tra navi nel porto di Livorno ma i cui rapporti scompaiono; 
  • alcuni importanti documenti che confermano che nella rada di Livorno era in corso una operazione destinata a rimanere “coperta” e che coinvolgeva un numero imprecisato di imbarcazioni “alleate”; 
  • 5 navi militari americane cariche di armi provenienti dal Golfo Persico dove si era appena conclusa l’operazione Desert Storm.


Il relitto della Moby Prince fu fatto demolire lontano dall’Italia, in Turchia, ad Allaga, famigerata località, come più volte denunciato da Greenpeace, perché specializzata nel far sparire navi pericolose. Come già detto quella sera nel porto di Livorno vi erano alcune navi nordamericane militarizzate cariche di armi, una operazione che doveva restare coperta e movimentazioni di materiale bellico tra navi nel porto. Ciò porta a ritenere che, quella sera, la zona del porto di Livorno e della limitrofa base militare di Camp Darby, dovesse essere tra le più sorvegliate d’Italia da Cia e Sismi compresi. Ora la risposta dovrebbe essere facile, semplice, elementare Watson. Ma chi ha insabbiato la vicenda?


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