Post Recenti

CERCA

martedì 10 gennaio 2017

Challenger: un'esplosione avvolta ancora nel mistero

Partiamo da un assunto di base:

chi crede nella teoria della cospirazione tende a mettere in forse ogni fonte ufficiale e a ricercare verità alternative tanto più in quanto i media “mainstream” hanno parlato, mostrato immagini e filmati, intervistato esperti e testimoni che a decine o centinaia hanno confermato un evento o una notizia in genere.Del resto a pensar male si fa peccato, ma ogni tanto ci si becca, così secondo alcuni lo sbarco sulla Luna sarebbe stata tutta una messa in scena, l’11 settembre 2001 le Torri Gemelle sarebbero state sabotate e fatte crollare dall’interno,

....l’equipaggio dello space shuttle Challenger non sarebbe morto nell’esplosione della navicella in fase di decollo. Anzitutto una precisazione: il 28 gennaio 1986 il Challenger, al suo decimo lancio (era la missione STS-51-L) venne distrutto e su questo non ci sono dubbi, perché i detriti furono recuperati e tuttora (come i detriti dell’altra navetta spaziale distrutta nel 2003, il Columbia) sono conservati presso il centro spaziale di Cape Canaveral in silos missilistici decommissionati.

La tesi ufficiale è che una guarnizione (“O-ring”) difettosa nel razzo a propellente solido destro, complice anche temperature insolitamente fredde al momento del lancio, provocò una fuoriuscita di fiamme che intaccarono il rivestimento del grande serbatoio esterno contenente idrogeno e ossigeno liquidi che dopo pochi secondi esplose, facendo letteralmente a pezzi il Challenger: la coda, il motore principale e le due ali si staccarono, la cabina dell’equipaggio e la fusoliera anteriore si separarono dalla stiva. I rottami del Challenger caddero in mare ad oltre 300 chilometri orari e fu la violenza di questo schianto ad aver ucciso gli astronauti (probabilmente in stato di incoscienza a causa dell’improvviso sbalzo di pressione).

Il sito The Millenium Report, partendo dall’ipotesi che possa essere stata tutta una messa in scena per simulare la morte dei 7 astronauti, si è chiesto che aspetto potrebbero avere oggi gli astronauti se (sei di loro) fossero ancora vivi ed quale identità possano aver assunto. Il comandante della missione era Francis Richard Scobee ed oggi avrebbe 75 anni: curiosamente esiste un Richard Scobee, che dovrebbe avere quell’età e assomiglia molto all’ex astronauta Nasa, ed è Ceo di una società, Cows in Trees, che si occupa di marketing e comunicazione, il cui sito presenta un breve filmato di una mucca che viene spinta in cielo da un razzo e lascia dietro di sé una nuvoletta a forma di 6 che ricorda quella dell’esplosione del Challenger. Che sia un segnale per chi sa dove e cosa guardare?

Il pilota del Challenger era Michael John Smith e oggi avrebbe 70 anni: esiste un Michael J. Smith la cui foto presenta molte somiglianze con quelle del pilota (una volta tenuto conto dell’invecchiamento), ed è un ex professore di Industrial and Systems Engineering dell’università di Wisconsin-Madison; ufficialmente il professore ha però 69 anni. Specialista di missione per il volo del Challanger era Ronald McNair, un dottorato in fisica, che oggi avrebbe 64 anni se fosse ancora vivo. In questo caso però suo fratello minore Carl, consulente didattico ed ex presidente della Ronald McNair creata in onore del fratello, dovrebbe aver mantenuto i contatti. O forse no, se Ronald doveva ufficialmente essere morto per tutto il mondo. Atro specialista di missione era Ellison Onizuka, che sarebbe dovuto essere il primo astronauta di origini nippo-americane ad andare nello spazio. Ellison avrebbe 68 anni se vivo, ma anche nel suo caso si sono perse le tracce, sempre che non ne sappia qualcosa, ma abbia finora mantenuto il segreto, il fratello minore Claude.
Judith Arlene Resnik, specialista di missione, doveva invece essere la prima donna ebrea americana ad andare nello spazio (la seconda donna astronauta americana in assoluto). Avrebbe 66 anni e potrebbe forse insegnare come la Arthur Liman professoressa di diritto alla Yale Law School, che oltre ad avere una forte rassomiglianza a livello di volto e di capelli, sembra avere anche una gestualità e una voce molto simile a quella dall’ex astronauta. Curiosamente mentre vi sono stati ovviamente necrologi per la Resnik, non compare alcuna Judit Resnik nel Ssdi (Social security death index, l’elenco ufficiale delle persone decedute negli Stati Uniti). Una semplice dimenticanza? Infine la professoressa Sharon Christa McAuliffe avrebbe dovuto diventare la prima docente americana ad andare nello spazio non essendo un’astronauta professionista e avrebbe 66 anni se fosse ancora in vita. Ebbene: esiste una Sharon A. McAuliffe professoressa aggiunta presso il Syracuse University College of Law, che come nel caso della Liman presenta una sorprendente somiglianza con quello che dovrebbe essere il volto dell’ex professoressa, una volta tenuto conto del tempo trascorso. Anche in questo caso mentre vi sono stati necrologi, nel Ssdi non compare esattamente una registrazione a nome Scharon Christa McAuliffe, ma solo una Sha McAuliffe: sarà lei o no?

Alla fine l’unico astronauta di cui non sono state trovate (finora almeno) tracce “postume” sarebbe lo specialista del carico Gregory Bruce Jarvis, che avrebbe 71 anni se fosse ancora in vita. Jarvis era un ingegnere e aveva lavorato alla Raytheon, partecipando alla progettazione dei circuiti per il missile terra-aria americano Sam D, prima di entrare a far parte dell’Us Air Force (divisione spaziale) e lavorare nel campo dei satelliti di comunicazione. Andò poi a lavorare alla Hughes Aircraft Company partecipando al programma Marisat prima di entrare a far parte della Nasa. C’è stato forse qualcosa nella carriera di Jarvis che ha finito col far sì che fosse l’unica vittima “designata” della missione STS-51-L? Difficile dirlo, quel che è certo è che Jarvis su quel volo non avrebbe neppure dovuto esserci originariamente, essendo stato assegnato in un primo tempo alla precedente missione (STS-61-C) venendo però poi sostituito da Clarence William Nelson II, all’epoca deputato ed oggi senatore Democratico della Florida, e riassegnato alla fatale STS-51-L. Una missione e un incidente su cui a distanza di decenni restano ancora troppi punti oscuri.

Nessun commento:

Posta un commento

Printfriendly

Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...