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mercoledì 22 febbraio 2017

Esiste il lupo cattivo?

Fin dall’antichità il lupo reincarnava un’allegoria guerriera, portatrice di morte e distruzione, per molti popoli; animale totemico per gli indiani d’America, fino alle mitologie orientali, in cui l’immagine del lupo, assieme alla cerva bianca, ha sempre simboleggiato l’avvento di un eroe o di un capo d’alto lignaggio.


Nella nostra cultura occidentale, il lupo è sempre stato visto come un animale feroce e temibile che la tradizione popolare identifica in qualità tutt’altro che positive; le sue famigerate fauci, all’occorrenza evocate anche per mettere a letto bambini troppo irrequieti, passano alla storia con il famoso detto «in bocca al lupo», nell’accezione più pericolosa possibile. La gola di un lupo è una caverna, un antro oscuro, una notte infernale.

Eppure, studiandone da vicino i comportamenti, capiremmo come il lupo non è poi un animale molto diverso dall’uomo. Sopravvive alla natura sia solo che in branco, e quando si accoppia pratica la monogamia fino alla morte della propria compagna, dando anche mostra di un lato tenero nell’allevare con dedizione la propria prole; di fatti in alcune civiltà il lupo appare come genitore o fondatore di popoli e, in quanto tale, associato all’idea di fecondità. Basti pensare alla leggenda di Romolo e Remo, i gemelli fondatori di Roma. Anche i Turchi fanno risalire le loro origini da un branco di lupe e Aristotele raccontava che la lupa di Leto partorì i gemelli Apollo e Artemide; perciò la bestia selvaggia riesce a nascondere una doppia veste sotto tutto quel pelo.


È possibile che una visione così negativa del lupo dipenda dal suo legame con i defunti. Nei musei di Perugia e Volterra, per esempio, sono esposti dei vasi funerari etruschi che raffigurano il lupo come un simbolo veicolare di comunicazione con gli Inferi; in Egitto rivestiva il ruolo del dio Anubi. Altre leggente antiche, risalenti al Medio Evo, riguardano poi la licantropia: la metamorfosi nelle notti di plenilunio degli essere umani in lupi; e ancora nel XVIII, il lupo era simbolo di voracità, ingordigia, mentre la lupa divenne nell’immaginario collettivo simbolo di lussuria e sfrenate passionalità (da qui la parola romana «lupanaro»).

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