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giovedì 23 novembre 2017

Dobbiamo per forza trascorrere un venerdi NERO?





Il grande giorno si avvicina: il Black Friday. Venghino signori venghino che qui si vende tutto, si compra tutto, si spende tutto!
Il venerdì nero, lo chiamano. Ma non pensate che si tratti dell’ennesimo sciopero dei mezzi pubblici metropolitani. Magari fosse quello. Si tratta invece del giorno dello shopping sfrenato. Un’usanza che – chi l’avrebbe mai detto?! – arriva direttamente dagli Stati Uniti: il regno per eccellenza del consumismo bulimico.

Cosa prevede il Black Friday è presto detto: incredibili sconti, offerte speciali, gara all’acquisto e, ovviamente, montagne di soldi spesi per lo più in grandi negozi e siti di e-commerce, aperti 24 ore su 24, riforniti di qualsiasi merce… una festa, insomma, per le multinazionali e i mega centri commerciali, reali e virtuali. Un po’ meno per i piccoli produttori. Un castigo per tanti lavoratori. Un raggiro per i consumatori. Una condanna per il pianeta.

Non potevano scegliere nome migliore, in effetti: BlackFriday. Nero.

Nero come il petrolio che verrà sprecato tra plastiche e packaging. Ogni anno finiscono in mare 12 milioni di tonnellate di plastica per lo più usa e getta e imballaggi. L’anno scorso in questo giorno sono stati fatti in media 12 acquisti al secondo solo su Amazon. Provate solo a immaginare quante confezioni sono state utilizzate e quanta spazzatura è finita in mare. e quanta ne finirà ancora…

Nero come il fumo che sovrasterà le nostre città intasate da fattorini e corrieri. Secondo il rapporto ‘An integrated perspective on the future of mobility’, redatto da McKinsey e Bloomberg New Energy Finance, a Londra i corrieri rappresentano il 10% del traffico veicolare ma sono responsabili del 30% delle emissioni di CO2 e di ossido di azoto, mentre a Pechino i furgoni commerciali sono il 15% del traffico e generano addirittura il 70% dello smog. L’anno scorso in Italia è stato superato il milione di ordini. Pensate a quanti corrieri sono serviti per smistarli… Intanto in Europa si contano i morti per smog e inquinamento: 467mila l’anno, per la precisione.


Nero come le condizioni del lavoro che vi si nasconde dietro. A che ritmi lavorano i dipendenti di Amazon ormai è cosa nota. Ma di lati oscuri inerenti le produzioni di grandi marchi ce ne sono molti. Per esempio quelli svelati da Abiti Puliti e Change your Shoes in un’inchiesta che svela come grandi marchi di moda – tra cui Tod’s, GEOX e Prada – siano molto lontani dal rispettare i diritti umani e sindacali degli operai che confezionano le loro merci. Nella moda come altrove: relazioni inique, sfruttamento e violazione dei diritti sono causa di una crescente sproporzione tra prezzi e valore reale dei beni. E chi ci guadagna è sempre il marchio che si appropria di oltre il 60% del prezzo finale, lasciando le briciole agli altri attori della catena di fornitura.



Nero come la morte di tante piccole imprese. L’impossibilità di competere con scontistiche e marketing sfrenato, orario continuato e magazzino smisurato, ha costretto tantissime piccole e medie imprese a chiudere. Basti pensare che in Italia nello stesso tempo in cui l’e-commerce ha macinato un più 10% di fatturato circa 300 piccole librerie hanno chiuso bottega.


Nero come l’umore di chi dopo l’ennesimo acquisto compulsivo si ritrova ancora più triste. Lo shopping compulsivo e la dipendenza all’acquisto sono ormai patologie tristemente diffusa e riconosciute. Ma anche se non si toccano questi livelli il comprare, che spesso ci viene dipinto come momento di relax e divertimento, nasconde tutt’altro. Il piacere è effimero e la gioia dell’acquisto viene subito superata da una nuova insoddisfazione, dalla smania di comprare di nuovo. È il mercato bellezza! Verrebbe da dire. È la pubblicità, il marketing e i decenni di strategie commerciali affinate e sperimentate che parlano. Che ci sussurrano di spendere ancora. Oggi soprattutto!

Nero come il buco nero in cui finiranno tutte queste compere. Nero come il nulla in cui stiamo andando a sbattere. Nero come l’oblio di ciò che davvero conta. Nero, nero, nero!


E allora perché non rispondere col verde? Il verde di una passeggiata all’aperto in un parco. Il verde di un disegno a matita. Il verde di una cicoria ripassata! Il verde di un venerdì passato in compagnia di chi si ama. Il verde della natura. Il verde dei soldi risparmiati e del tempo guadagnato! Il verde speranza, che oggi ci siano più persone pronte a sorridere di quel che già hanno, piuttosto che comprare ciò che non gli serve.


Un giorno in cui essere liberi dai bisogni indotti, dal consumo fine a sé stesso, dagli sprechi e da questa sudditanza all’avere, tutto e sempre. Un grandissimo Pepe Mujica insegna che quando compriamo


quello che stiamo sprecando è tempo di vita perché quando io compro qualcosa non lo faccio con il denaro ma con il tempo di vita che ho dovuto utilizzare per guadagnare quel denaro.


Venerdì riprendiamoci il nostro tempo e dipingiamolo di verde. Che di nero ce n’è già abbastanza.



martedì 21 novembre 2017

E' la circolazione del denaro che fa la ricchezza

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Usare il denaro, non possederlo. È la circolazione del denaro che fa la ricchezza, non il denaro in sé.
È una giornata uggiosa in una piccola cittadina, piove e le strade sono deserte.

I tempi sono grami, tutti hanno debiti e vivono spartanamente.

Un giorno arriva un turista tedesco e si ferma in un piccolo alberghetto.Dice al proprietario che vorrebbe vedere le camere e che forse si ferma per il pernottamento e mette sul bancone della ricezione una banconota da 100 euro come cauzione.Il proprietario gli consegna alcune chiavi per la visione delle camere.
1. Quando il turista sale le scale, l’albergatore prende la banconota, corre dal suo vicino, il macellaio, e salda i suoi debiti.

2. Il macellaio prende i 100 euro e corre dal contadino per pagare il suo debito.
3. Il contadino prende i 100 euro e corre a pagare la fattura presso la Cooperativa agricola.
4. Qui il responsabile prende i 100 euro e corre alla bettola e paga la fattura delle sue consumazioni.
5. L’oste consegna la banconota ad una prostituta seduta al bancone del bar e salda così il suo debito per le prestazioni ricevute acredito.
6. La prostituta corre con i 100 euro all’albergo e salda il conto per l’affitto della camera per lavorare.

7. L’albergatore rimette i 100 euro sul bancone della ricezione.
In quel momento il turista scende le scale, riprende i suoi soldi e se ne va dicendo che non gli piacciono le camere e lascia la città.



 Nessuno ha prodotto qualcosa
 Nessuno ha guadagnato qualcosa


Tutti hanno liquidato i propri debiti e guardano al futuro con maggiore ottimismo.

lunedì 20 novembre 2017

Le nuove droghe virtuali

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immagine da: metalcoop.it
Secondo un rapporto Unodoc 2017 (World Drug Report) nel mondo circa 247 milioni di persone nel 2016 hanno fatto uso di droga, di cui solamente gli oppiacei interessano ben 16 milioni. Per non parlare del gravissimo problema dell’alcol. 
Un quadro inquietante che evidenzia una triste realtà, ma nonostante questo i social fanno impallidire anche i più spietati narcotrafficanti colombiani.
Le nuove droghe virtuali infatti interessano oltre 2 miliardi di persone nel mondo, di tutte le età, bambini inclusi purtroppo.
Tutti si preoccupano delle droghe fisiche e pochi si interessano alle droghe cibernetiche, ma l’impatto sulla salute è altrettanto devastante.

Sean Parker, il creatore di Napster e primo presidente di Facebook ha recentemente utilizzato parole durissime verso tutti i social network. 
Il miliardario Parker, classe 1979, dopo aver partecipato alla rivoluzione digitale è il nuovo pentito.
Le piattaforme social sono state costruite con criteri ben definiti, che puntano a sfruttare le debolezze della mente umana, trasformandole in tempo speso e perso alla ricerca di conferme personali sulle pagine o applicazioni dedicate a questi servizi.
«Quando è stato lanciato Facebook le persone venivano da me e mi dicevano che non erano tipi da social media. Io rispondevo: ‘lo diventerete’. Loro replicavano: ‘assolutamente no’. E avvisavo: ‘Alla fine vi prenderemo’».

E’ andata proprio così. Un network fatto da miliardi di persone che sono state letteralmente accalappiate. 
L’esempio perfetto è il perverso meccanismo dei like, si tratta di una vera e propria droga, una sorta di loop mentale continuo alla ricerca di conferme su ciò che siamo o mostriamo di essere. 
Una dose continua e giornaliera di dopamina, in grado di creare dipendenza.

«E’ un loop di validazione sociale - spiega Parker - esattamente ciò che farebbe un hacker come me, ma in questo caso si sta sfruttando una vulnerabilità della psicologia umana. Gli inventori, i creatori (io, Mark Zuckerberg, Kevin Systrom su Istagram) lo comprendevano bene, ne eravamo coscienti. E lo abbiamo fatto lo stesso».
Quindi i creatori lo sapevano benissimo e se ne sono fregati degli aspetti morali.

A spiegarne i meccanismi mentali è il dottor Adam Alter, professore alla New York University, già consulente di mostri quali Google e Microsoft, nel suo ultimo libro: «Irresistibile. Come dire no alla schiavitù della tecnologia». Secondo il professore i potenti delle corporation dell’intrattenimento «riconoscono che gli strumenti da loro promossi - pensati per essere irresistibili - finiranno per intrappolare indiscriminatamente i loro utenti».
Secondo Greg Hochmuth, ingegnere che ha contribuito alla creazione di Instagram «c’è sempre un altro hashtag su cui cliccare e ad un certo punto il sistema assume vita propria, come se fosse un organismo, e diventa un’ossessione per le persona».
Stessa cosa per Facebook che offre sempre qualche post da vedere.

Lo scopo è quello di indebolire l’autocontrollo individuale e tenere incollate le persone davanti allo schermo tv, al computer, allo smartphone, al tablet, ecc. 
Queste nuove dipendenze non implicano l’introduzione diretta di sostanze chimiche nell’organismo, ma producono gli stessi effetti anche biochimici di dipendenza e di assuefazione.
Lo conferma sempre il dottor Alter: «le dipendenze associate a sostanze e a comportamenti sono piuttosto simili. Attivano le stesse regioni del cervello e vengono alimentate da alcuni dei medesimi bisogni umani fondamentali».

Ecco il vero motivo dei supporti tecnologici, dei social network, ecc.: distraggono, fanno perdere tempo alla vita, isolano le persone e danneggiano la salute umana.
Il paradosso è che la maggior parte delle persone pensa erroneamente che i social e i network siano uno strumento conoscitivo e informativo. Purtroppo non è così.
Accedere a un’infinità di notizie non solo non significa nulla, ma anzi, tale aumento di informazioni fa crescere il degrado psicologico rafforzando l’incapacità di risposta e l’inerzia mentale.

Il controllo mentale da parte del Sistema si basa anche sull’eccesso d’informazione!
Bombardare di stimoli il cervello provoca una catena di avvenimenti che finiscono con la mancanza di risposta, cioè con l’apatia.
Non a caso siamo sottoposti ogni giorno a centinaia di migliaia di stimoli (linguistici, visivi, uditi) che devono essere elaborati dal cervello.
Il punto non è se il nostro cervello ha la capacità o meno di elaborare tali volumi di byte, ma come esso valuta, giudica e analizza le implicazioni che le informazioni possono comportare. Il marasma di informazioni non lascia il tempo materiale per una valutazione, e questo è funzionale!
Prima che la mente sia in grado di giudicare l’informazione ricevuta si viene bombardati da una nuova ondata di stimoli che distraggono e inondano la mente con altri dati. E via così all’infinito.
Questo impedisce una corretta valutazione delle notizie indipendentemente da quanto importanti siano le implicazioni che queste comportano.
Tutto quello che viene percepito con i sensi viene rapidamente digerito e dimenticato, trascinato via da un torrente incessante di altre informazioni. Tale bombardamento continuo impedisce di giudicare adeguatamente il valore dei fatti, rendendo le persone schiavi non in grado di agire e/o reagire alle circostanze. In una parola: apatia.
Questo spiega perché la gente oramai non reagisce più alla degenerazione di tutti gli aspetti della vita: economico, politico, religioso, sanitario, ecc.
La nuova droga cibernetica sta lavorando in maniera ottimale…

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