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venerdì 20 aprile 2018

Dicevano: il lavoro nobilita l'uomo!

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Immaginatevi un mondo in cui il lavoro abbia preso il sopravvento su tutto. Le nostre esistenze graviterebbero attorno a questo nuovo centro, tutto il resto diventerebbe secondario. In modo quasi impercettibile, qualsiasi altra cosa – i giochi a cui giocavamo, le canzoni finora cantate, le passioni realizzate, le feste celebrate – finirebbe per assomigliare e infine diventare lavoro. Arriveremmo a un momento, anch’esso ampiamente ignorato, in cui le svariate realtà, che esistevano prima che il lavoro monopolizzasse le nostre vite, svanirebbero del tutto dal panorama culturale, precipitando nell’oblio.
Cosa penserebbe la gente in questo mondo di solo lavoro? Cosa direbbe? Come si comporterebbe? Ovunque si girasse, vedrebbe pre-impiego, impiego, post-impiego, sotto-impiego, e senza impiego – nessuno rimarrebbe fuori dalla categorizzazione. Ovunque si loderebbe e si adorerebbe il lavoro, ci si augurerebbe che la giornata fosse il più produttiva possibile, si aprirebbero gli occhi per svolgere compiti ben precisi, chiudendoli solo per andare a dormire. Ovunque una solida etica lavorativa diventerebbe il mezzo per eccellenza con cui raggiungere il successo, mentre la pigrizia diventerebbe il peccato più grave di tutti. Tra produttori di contenuti, divulgatori di sapere, architetti e direttori di nuovi filiali si sentirebbero chiacchiere incessanti su workflow, grafici, piani e benchmark, potenziamento, monetizzazione e crescita.

In un mondo simile, il semplice atto di mangiare, il sesso o lo sport, la meditazione, i viaggi da pendolare – tutto monitorato e ottimizzato con attenzione e costanza – sarebbero funzionali a un buono stato fisico, che, a sua volta, servirebbe a renderci sempre più produttivi. Nessuno berrebbe troppo, al massimo qualcuno userebbe il microdosaggio di sostanze psichedeliche per ottimizzare la propria performance, e l’aspettativa di vita sarebbe indefinitamente lunga. Si sentirebbe parlare occasionalmente di una morte o di un suicidio per il troppo lavoro, ma simili sussurri, dolci e indistinti, sarebbero giustamente considerati come semplice manifestazione dello spirito del lavoro totale, per alcuni addirittura come modi lodevoli di portare il lavoro ai suoi naturali limiti, compiendo il massimo sacrificio. In tutti gli angoli del mondo, quindi, la gente agirebbe in modo da soddisfare il desiderio più profondo del lavoro totale: manifestarsi in tutta la sua completezza.

Il mondo così rappresentato, però, non è il soggetto di un romanzo di fantascienza: è chiaramente molto simile a quello in cui viviamo.
Il “lavoro totale”, termine coniato subito dopo la seconda guerra mondiale dal filosofo tedesco Josef Pieper nel suo libro Leisure: The Basis of Culture (1948), è il processo attraverso il quale gli esseri umani vengono trasformati in puri e semplici lavoratori. In questo modo, il lavoro diventa in ultima istanza totale quando diventa il centro attorno cui ruota la vita umana; quando tutto viene messo al suo servizio; quando il piacere, le festività e i momenti di gioco finiscono per assomigliare e infine diventare lavoro; quando non resta altra dimensione esistenziale che non sia quella del lavoro; quando l’uomo crede davvero che siamo nati semplicemente per lavorare; e quando altri modi di vivere, esistenti prima che il lavoro totale prendesse il sopravvento, spariscono del tutto dalla memoria culturale.
Siamo sulla soglia di realizzazione del lavoro totale. Ogni giorno parlo con persone per le quali il lavoro ha finito col controllare la loro esistenza, trasformando il mondo in un incarico, i loro pensieri in un silenzioso fardello. Perché, a differenza di una persona devota a una vita di contemplazione, ciascun lavoratore totale ritiene di essere alla base di un mondo costruito come una serie infinita di incarichi che si estendono in un futuro indefinito. A seguito di questa taskification (un termine che potremmo tradurre con “cottimizzazione”) del mondo, vede il tempo come una risorsa scarsa da utilizzare con parsimonia, ed è perennemente preoccupato da ciò che andrebbe fatto, spesso in ansia per la cosa giusta da fare in un determinato momento e angosciato dall’idea che ci sia sempre qualcosa in più da fare. Il punto cruciale è che l’attitudine del lavoratore totale non è compresa al meglio nei casi di lavoro eccessivo, ma piuttosto nel modo in cui tutti i giorni egli è totalmente focalizzato sui compiti che vanno portati a termine, cercando sempre di migliorare la produttività e l’efficienza. In che modo? Attraverso una pianificazione oculata, una scala di priorità razionale e una puntuale delegazione. Il lavoratore totale, in sintesi, è una figura di attività incessante, tesa, indaffarata: una figura il cui principale male è una profonda irrequietezza esistenziale, ossessionata dalla produzione dell’utile.
Ciò che più inquieta nella prospettiva del lavoro totale non è soltanto la sofferenza inutile che causa, ma anche il fatto che sradica le forme di contemplazione spensierata che entrano in gioco nel momento in cui ci si pongono, si ponderano e viene trovata una risposta alle principali domande dell’esistenza. Per capire in che modo generi sofferenza non necessaria, basta pensare all’illuminante fenomenologia del lavoro totale nella consapevolezza quotidiana di due interlocutori immaginari. Tanto per cominciare, c’è una tensione costante, una pressione generale associata all’idea che ci sia qualcosa che ha bisogno di essere portato a termine, sempre qualcosa che dovrei fare in questo momento. Come dice il secondo interlocutore, c’è allo stesso tempo anche la seguente domanda che incombe: “È questo il modo migliore in cui impiegare il mio tempo?” Il Tempo – un nemico, un bene scarso – rivela i poteri limitati di chi agisce, la sofferenza per sfiancanti e irresponsabili costi-opportunità.

Insieme, i pensieri del “non ancora, ma deve essere fatto”, del “dovrebbe già essere stato fatto”, del “potrei fare qualcosa di più produttivo” e la “prossima cosa da fare”, sempre in agguato, cospirano come nemici per tormentare l’individuo che, di default, si ritrova sempre indietro in un adesso che non sarà mai completo. Inoltre, ci si sente in colpa non appena non si è il più produttivi possibile. Il senso di colpa, in questo caso, è diretta conseguenza del non essere riusciti a stare al passo o a gestire al proprio meglio le cose, travolti dagli incarichi per una presunta negligenza o un ozio relativo. Infine, il costante, assillante impulso a portare al termine i propri compiti implica che è empiricamente impossibile, proprio per questo modo di esistere, fare un’esperienza completa della vita. “La mia esistenza”, conclude il primo uomo del dialogo, “è un onere”, il che significa un ciclo senza fine di insoddisfazione.
La condizione di fardello del lavoro totale, quindi, è definita da un’attività incessante e irrequieta, dall’ansia per il futuro, dalla sensazione di essere sopraffatti dalla vita, pensieri opprimenti sulle opportunità perse, e il senso di colpa legato alla propria pigrizia. Da qui, la taskification del mondo è legata al concetto di lavoro totale come fardello. Infine, il lavoro totale inevitabilmente causa dukkha, termine buddhista per l’insoddisfazione che nasce da una vita piena di sofferenza.
Oltre a causare dukkha, il lavoro totale impedisce l’accesso a livelli più alti di realtà. Perché ciò che si perde nel mondo del lavoro totale è la rivelazione artistica del bello, lo sguardo della religione verso l’eterno, la pura gioia dell’amore, il senso di meraviglia dato dalla filosofia. Tutto ciò richiede silenzio, calma e la completa volontà di imparare. Se il significato – inteso come interazione tra il finito e l’infinito – è ciò che trascende, nel qui e nell’ora, l’insieme delle nostre preoccupazioni e dei nostri incarichi mondani, permettendoci di avere esperienza diretta di ciò che è più grande di noi, allora ciò che si perde in un mondo di lavoro totale è la possibilità stessa di sperimentare un significato. Ciò che si perde è la ricerca del perché siamo qui.

Questo articolo è stato tradotto da Aeon e pubblicato su thevision.com (LINK)

mercoledì 18 aprile 2018

Quanto vale il tuo tempo?

Una storia trovata sul web e pubblicata su varie pagine

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Immagina che esista una Banca che ogni mattina accredita la somma di € 86.400 sul tuo conto.
Non conserva il tuo saldo giornaliero, ogni notte cancella qualsiasi quantità del tuo saldo che non sia stata utilizzata durante il giorno.
Che faresti?
Ritireresti o spenderesti tutto fino all’ultimo centesimo, ogni giorno, ovviamente!!!!
Ebbene, ognuno di noi possiede un conto in questa Banca.
Il suo nome?
TEMPO.
Ogni mattina questa Banca ti accredita 86.400 secondi.
Ogni notte questa Banca cancella e dà come perduta qualsiasi quantità
di questo credito che tu non abbia investito in un buon proposito.
Questa Banca non conserva saldi ne permette trasferimenti.
Ogni giorno ti apre un nuovo conto.
Ogni notte elimina il saldo del giorno.
Se non utilizzi il deposito giornaliero, la perdita è tua.
Non si può fare marcia indietro.
Non esistono accrediti sul deposito di domani.
Devi vivere nel presente con il deposito di oggi.
Investi in questo modo per ottenere il meglio nella salute, felicità e
successo, l’orologio continua il suo cammino.
Ottieni il massimo da ogni giorno.
Per capire il valore di un anno, chiedi ad uno studente che ha perduto un anno di studio.
Per capire il valore di un mese, chiedi ad una madre che ha partorito prematuramente.
Per capire il valore di una settimana, chiedi all’editore di un settimanale.
Per capire il valore di un’ora, chiedi a due innamorati che attendono di incontrarsi.
Per capire il valore di un minuto, chiedi a qualcuno che ha appena perso il treno.
Per capire il valore di un secondo, chiedi a qualcuno che ha appena evitato un incidente.
Per capire il valore di un milionesimo di secondo, chiedi ad un atleta che ha vinto la medaglia d’argento alle Olimpiadi.
Dai valore ad ogni momento che vivi, e dagli ancor più valore se lo potrai condividere con una persona speciale, quel tanto speciale da dedicarle il tuo tempo e ricorda che il tempo non aspetta nessuno.
Ieri? Storia.
Domani? Mistero.
E’ per questo che esiste il presente!!!
Ricorda ancora, il tempo non ti aspetterà.
Dai valore ad ogni momento a tua disposizione. Lo apprezzerai ancor di più se potrai condividerlo con qualcuno che sia speciale.
Il VALORE del tuo tempo è il VALORE della tua vita. Nè più .. nè meno....

venerdì 13 aprile 2018

Quando... la lotta alle bufale è essa stessa una bufala

Bufale un tanto al Chilo o Propaganda un tanto al Chilo?

Diffida dai “sedicenti” esperti che ti mettono in guardia demolendo ogni pensiero indipendente che andrebbe contro gli interessi di poteri forti


La scienza è infallibile. Questo è innegabile. La propaganda non è scienza ma solo lo specchio del sistema.

Qui di seguito è riportato integralmente l'articolo pubblicato dalla pagina presadicoscienza.altervista.org che illustra dettagalitamente ciò che viene riportato su una delle pagine più famose per la lotta alle fake news...

Qualcuno conosce il sito Bufale un tanto al Chilo? Anche se sarebbe meglio chiamarlo: Propaganda un tanto al chilo Leggendo quello che vi si trova scritto il messaggio è chiaro:
  • I vaccini fanno TUTTI bene (appoggio alle case farmaceutiche)
  • Non dobbiamo uscire dall’Euro (appoggio alle banche)
  • L’omeopatia è una falsa scienza appoggiata dagli stupidi (appoggio alle case farmaceutiche)
  • La vitamina C non fa così bene (appoggio alle case farmaceutiche)
  • L’ISIS non è stato finanziato in nessun modo dagli Stati Uniti (appoggio al sistema politico)
  • Quello che il sistema dice sull’11 settembre E’ TUTTO VERO (abolizione del pensiero indipendente)
  • Diffamazione dei vegani (crea divisioni e mina la libertà di pensiero)
  • Appiccica “etichette” svilenti a tutti coloro che pensano in modo indipendente dal sistema di controllo, es: complottisti, antivaccinisti, animalisti, ambientalisti…(crea divisioni e mina la libertà di pensiero)
  • Tutte le cure alternative per il tumore sono “bufale” (appoggio alle case farmaceutiche)
  • La marijuana a scopi terapeutici fa male (appoggio alle case farmaceutiche)
  • Il metodo di Bella per le cura del cancro è una bufala (appoggio alle case farmaceutiche)
  • I dilagare della celiachia non è in alcun modo influenzato dai diserbanti della Monsanto (Appoggio alle multinazionali)
  • Gli studi sul Ph e sulla sua incidenza nei casi di tumore sono “bufale” (appoggio alle case farmaceutiche)
  • Chi si oppone al sistema di controllo è un “UTONTO: un mix tra “untore” e “tonto” o, se gli va bene, un analfabeta funzionale (appoggio al sistema politico con uso di metodi da troll)
  • I parlamentari Italiani non sperperano i soldi dei contribuenti (appoggio al sistema politico)
e chi più ne ha più ne metta…

Parliamo dei modi in cui si esprimono gli admin di butac…

Gli amministratori hanno impostato uno stile di comunicazione molto amichevole, si ha l’idea di aver a che fare con persone di grande esperienza che vi insegnano a vivere, ma solo per chi sta dalla loro parte. La paura di deludere “l’amico butac” e diventare un UTONTO è forte… perché poi sareste oggetto dei loro scherni.

Utonto è un utente di computer stupido, irritante o pesantemente inopportuno.

Bugie in 4 STEP

Ecco come Bufale un tanto al chilo “smentisce” verità scomode.

1) riporta un fatto

Viene riportata la notizia contraria al sistema

2) identifica un portavoce della notizia

Viene identificata un portavoce o sostenitore della notizia. In genere se la notizia ha molti sostenitori, anche appartenenti fonti “ufficiali” o riconosciute dal sistema, viene scelto l’anello più debole.

3) diffamazione personale della fonte

Viene diffamata la fonte sul piano personale: “non ha studiato”, “non ha fatto…”, “non è riconosciuto” ignorando il messaggio che porta e sopratutto ignorando le prove scientifiche che hanno portato all’origine della notizia.

4) viene passata la propaganda

A quel punto si riporta “fonti ufficiali”, studi “attendibili” che dicono l’esatto opposto. Senza in realtà provare niente. Questo schema, usato in genere dagli avvocati per demolire la controparte, è il metodo BASE per convincere tutti della bontà delle notizie offerte dal sito.

Bufale un tanto al chilo smentisce le notizie per poi non dare spiegazioni per quello che succede


Ma sopratutto…

Gli autori di Butac non si pongono mai nella condizione di dover giustificare quello che dicono: prevalentemente attaccano sul personale, denigrano gli altri senza metterci la faccia (nessuno sa chi sono) e senza portare prove scientifiche. O meglio si rifanno alla propaganda delle grandi lobby farmaceutiche o ad analisi in laboratorio di parte.

E’ un po’ come dare del complottista a chi dice che fumare fa male riportando “attendibili studi scientifici” fatti dalla Malboro.

Le prove che portano hanno se mai lo stesso valore di quelle che confutano.
butac_bufale


Guardiamo insieme le le fonti di butac…
Leggi l'articolo

Butac ha la pretesa di essere un faro di verità in mezzo a tante bugie, senza di fatto esserlo:

citare due o tre fonti raccattate online non è sufficiente


Non sei d’accordo con butac? Allora sei un’analfabeta funzionale!

Ci siamo imbattuti in un interessante scambio tra i commenti di butac. Un utente (che ringraziamo) ha citato il nostro sito per smentire ciò che secondo loro è la pura verità. La risposta ufficiale di butac è stata: SEI UN ANALFABETA FUNZIONALE! Butac sostiene che solo chi ha speso 3.99 euro per registrare un dominio può scrivere cose attendibili. Se il dominio non ce l’hai allora sei “anonimo”. Buffo notare, a proposito di anonimato, che gli autori  di butac sono: maicolengel, noemi, neil, perri, il ninth, dott pa e Thunderstruck. Nomi chiari e sopratutto “non anonimi” ….

Come funziona la disinformazione di butac

Viene scritto un articolo in cui si mette in dubbio il sistema, in questo caso la medicina e l’effettiva utilità della chemioterapia. Entro massimo un mese viene scritta una smentita (pagata da Big Pharma o dal migliore offerente) in cui viene sbugiardata la notizia. Per essere sicuri di posizionarsi sui motori di ricerca, esperti usano le stesse parole chiave dell’articolo originale.

A questo punto facciamo noi alcune domande

Chi finanzia il sito?

Chi è che paga lo stipendio a questi “esperti del sistema”? Scrivere una mole così elevata di articoli, fare “ricerche” online porta via molto tempo. E rispondono subito moderando gli articoli! E’ un lavoro a tempo pieno. Chi è il committente? Mettere Adsense, la pubblicità di google (e lo sappiamo per esperienza) può portare un po’ di entrate ma non certo per  finanziare un’intera redazione formata da 6 amministratori. Secondo alcune fonti i finanziamenti sarebbero di origine “politica”. Forse non lo sapete ma si possono fare un sacco di soldi coi siti antibufala.

Come mai si nascondono dietro nickname? (anonimi sarete voi)

Se il fine ultimo, del sito fosse “trasparente”, come dicono gli autori, non avrebbe senso ha nascondere i nomi degli “esperti” dietro nikname senza dare la possibilità di contattarli. Anche perché Butac attacca a spada tratta i siti che definisce “anonimi”, quando di fatto anche il loro è anonimo.

 L’unica difesa, un po’ deboluccia, che gli admin di Butac usano per dire a tutti coloro che osano citare questo sito nei commenti è che noi siamo anonimi mentre loro “ci mettono la faccia“. Forse dovremmo fare anche noi una paginetta con un paio di caricature… così la smetterebbero. o no?


butac admin anonimi

Non imparano mai…

Noemi, come un po’ tutti gli admin di butac, continua ad asserire che presadicoscienza è anonima mentre loro ci mettono la faccia.
“…Noi ci mettiamo le nostre belle faccette” si lamenta laconicamente…
Noemi intende dire che butac ha una paginetta dove associato ad ogni un nickname c’è un avatar.
Scusate il giro di parole ma… ALLA FACCIA DI METTERCI LA FACCIA! 😛

PS: se interessati il commento a cui facciamo riferimento lo trovate a questo indirizzo

 C’è chi ha agganci politici e fa quello che gli viene detto e chi lotta per la verità investendo il proprio tempo libero….

… Presadicoscienza è autofinanziata (per davvero) e non gode di appoggi politici di Montecitorio (alla faccia dell’imparzialità)



Si vantano pure!!!

Ma ci hanno preso per “analfabeti funzionali”? 😛

Leggiamo l’articolo apparso su Butac intitolato: “Butac e i poteri forti”

Butac si adopererà per la “corretta informazione” (propaganda?) passata direttamente dai politici, alla faccia del sito INDIPENDENTE!

Leggiamo oltre:
“Ebbene sì, venerdì 21 aprile siamo stati dai poteri forti, ma che dico forti, fortissimi (cit.).” SIGH 🙁

Interessante approfondimento sui costi di butac e le loro fonti di guadagno (parole loro)

Il fondatore di Butac: Michelangelo Coltelli (unica persona non anonima tra gli admin)

Non si trovano molte notizie sulla vita di Michelangelo Coltelli prima di aver fondato il sito  Butac. Si sa solo che è figlio di uno dei soci fondatori del Rotary Club (versione archiviata)e prima di dedicarsi ad essere un esperto di QUALSIASI COSA  era un gioielliere. Premesso che tutti sono (e devono) essere liberi di esprimersi come vogliono online…

Voi siete disposti ad affidare la vostra salute a quest’uomo?

Sapevi che lo stemma del Rotary Club è lo stesso della Massoneria?
Fonte della foto: youtube.com

La cosa “buffa” è che Michelangelo Coltelli da dello stupido a te e ai tuoi amici e tu quasi lo devi ringraziare…

Il fondatore di Butac ha addirittura fatto una pagina piena di grafici, analisi e citazioni per spiegare in modo forbito che probabilmente anche tu ed i tuoi amici siete degli stupidi, o meglio degli “analfabeti funzionali”. Aspetta, no, se ti fidi di butac allora sei intelligente.


Non ci credi? Leggi l’articolo qui

Se entrate in un cinema con 100 spettatori la statistica dice che più di una quarantina di loro è analfabeta funzionale di primo livello. Se siete ad una cena con 20 amici, 8 potrebbero rientrare nella casistica (ma qui si arriva al caso specifico: di solito gli amici ce gli scegliamo per affinità, quindi se non siamo analfabeti funzionali è facile che nella nostra ristretta cerchia di amici ce ne siano in percentuale inferiore, o in caso opposto superiore).
Michelangelo Coltelli
Fondatore e admin di Bufale un tanto al chilo
Questi grafici dimostrano senza ombra di dubbio, sempre secondo butac, che siamo degli stupidi.


Cosa fa (in generale) un sito Influencer



  • Un sito generato per influenzare le masse, pratica comune e legittima nel marketing digitale, in genere si appoggia ad un sito-dominio molto ben posizionato sui motori di ricerca.
  • Un sito influencer, deve apparire slegato ed indipendente da chi effettivamente lo finanzia, altrimenti appare come marketing puro
  •  Un sito influencer, spesso ha un listino in cui mette in vendita i suoi servizi: – un articolo – una serie di articoli – un canale dedicato Tutto questo in base da quanto si vuole spendere
  • Un sito influencer, ha un team dedicato per la pubblicazione di materiale e per rispondere ai commenti in tempo.
  • Un sito influencer, offre un posizionamento SEO (sui motori di ricerca) spesso per silurare i competitor (ossia gli antagonisti) su determinate parole chiave.


Vi ricorda qualcuno?


Cosa si dice di Bufale un tanto al chilo e le querele per diffamazione che ha ricevuto



Indagini in corso dalle procure di Bologna e Firenze stanno esaminando quando sia il danno economico che gli autori, uno identificato come Michelangelo Coltelli, hanno causato a diverse aziende – al solo scopo di fare soldi con la diffamazione. Indymedia


La procura della repubblica di Bologna ha aperto un fascicolo di indagine nei confronti dei responsabili del sito Bufale un tanto al chilo (butac.it) ipotizzando i reati di diffamazione mezzo stampa, calunnia e stalking nei confronti dell’Associazione Italiana Difesa Animali ed Ambiente e del suo presidente Lorenzo Croce che ha presentato formale denuncia alla procura della repubblica di Bologna Animali Ambiente


E’ stata presentata una querela a Butac.it per Diffamazione a mezzo internet in riferimento alle false notizie pubblicate sul sito www.butac.it su mistacco.it e sull’ ideatore del sito Mistacco.it


L’autore (di Butac), evidentemente un tale tanto intriso di grottesca presunzione quanto privo di qualunque conoscenza scientifica oltre che di qualunque esperienza sul tema che tratta, sparacchia sciocchezze che sarebbero semplicemente ridicole se non fossero pericolose. [.. ] Afferma che quello che si trova nei vaccini è robetta piccina e, dunque, che male volete che faccia? Venticinque anni di ricerca spazzati via al tavolino del bar. stefanomontanari.net


Laura Boldrini & CO denunciati per attentato all’articolo 21 della Costituzione. La Dottoressa Laura Boldrini ha lanciato la sua iniziativa contro l’informazione libera, spacciandola per una battaglia contro le “notizie false” (Le fake news n.d.r.) che circolano, secondo la sua visione ideologica, nella Rete. E’ evidente che la Signora Boldrini ha calato la maschera: ha nominato un gruppo di negazionisti formato dal Signor Paolo Attivissimo, incallito e storico capofila dei disinformatori, dal Signor Michelangelo Coltelli, dal Signor David Alejandro Puente Anzil (cfr allegato “C). [fonte] Rosario Marcianò


Butac.it svolge un meritorio lavoro su argomenti di ordine scientifico, come ad esempio i vaccini o i tumori, anche se, spesso, con un eccesso di fanatismo e sicumera. [fonte] Voxnews.info


Butac: il sito “ANTI-BUFALE” fazioso e filogovernativo [fonte] thetonicexpress.com

Chi sono gli influencer?

Dare una definizione esatta di influencer è piuttosto complicato. La “materia” è troppo recente e gli esperti del settore non sono ancora giunti ad un accordo sul tema. Possono coesistere diverse specie di influencer. C’è, ad esempio, la celebrità, seguito a volte da milioni di utenti capace di smuoverne diverse migliaia ad ogni tweet o post scritto; c’è l’autorità, la cui opinione è considerata come fosse oro colato; l’attivista, invece, è capace di creare potenti movimenti d’opinione attorno ai temi che tratta, riuscendo a mobilitare migliaia di utenti attorno a campagne politiche e sociali; il connector, invece, si segnala per la sua capacità di creare collegamenti tra i diversi settori, riuscendo a cogliere trait d’union invisibili ai più. Da non sottovalutare, inoltre, la figura dell’analista, i cui punti di vista sono ritenuti da tutti credibili e affidabili.
fonte: http://www.fastweb.it/social/chi-sono-gli-influencer-e-come-scoprirli/

 la UE paga influencer con i nostri soldi per creare disinformazione

E’ stato stanziato un milione di euro per addestrare queste persone, che presto invaderanno il web per denigrare e contrastare coloro che “osano” criticare l’euro, tramite commenti sui social network e sui blog
Scrivere “uscire dall’euro”, “MES”, “fiscal compact”, “ritorno alla lira” o altre parole ad alto rischio di critica attirerà subito gli esperti del caso, quelli bravissimi a sfottere, deridere, insinuare, insomma a buttare tutto in caciara. Troll professionisti. L’ha scoperto il Telegraph, che racconta come l’Unione Europea si stia preparando alle elezioni del prossimo anno cercando di preservare se stessa e le proprie istituzioni investendo qualche milione di euro allo scopo. Così l’articolo:
“Particolare attenzione sarà prestata ai Paesi che hanno sperimentato un aumento dell’euroscetticismo“, dice un documento confidenziale dello scorso anno. “I comunicatori istituzionali del Parlamento dovranno avere l’abilità di monitorare le conversazioni pubbliche e il sentiment popolare, per capire gli argomenti di tendenza, e avere la capacità di reagire velocemente, in un modo mirato e rilevante, unendosi alla conversazione ed influenzandola, per esempio, fornendo fatti e distruggendo miti.” Il training per i funzionari comincerà questo mese.
fonte: http://www.nocensura.com/2013/02/arrivano-gli-influencer-pagati-dallue.html

AGENTI DI INFLUENZA assoldati dai servizi segreti e pagati con i conti della Banca Popolare di Vicenza

Si scopre che parte della liquidità della Banca Popolare di Vicenza viene usata per pagare Servizi i Segreti Italiani al fine creare “agenti di influenza”, per poter manovrare l’opinione pubblica ad ogni livello.
http://contropiano.org/news/politica-news/2017/11/23/soldi-dei-servizi-segreti-pagare-linfluenza-dei-sui-mass-media-097983
Ma chi sono questi AGENTI DI INFLUENZA?
Un interessante articolo tratta la questione. E’ importante capire che quasi tutte le informazioni che riceviamo sono pilotate.
Quelle che non sono pilotate e sono davvero indipendenti vengono additate dagli agenti di influenza come inattendibili, come siti “anonimi”, e messi nella Black List d Butac per esempio.
http://www.sicurezzanazionale.gov.it/sisr.nsf/gnosis/l-agente-di-influenza.html

Oltre ai finanziamenti Politici sapevi che si può fare un sacco di soldi con un sito “antibufala”?

Un interessante approfondimento che  mostra il modello di business (in poche parole come fare i soldi) con un sito apparentemente indipendente, atto a smascherare le presunte bufale…

I siti antibufala sono davvero indipendenti o c'è qualcosa sotto?

Nel momento in cui è possibile fare soldi passando notizie politiche, o che fanno comodo ad aziende o multinazionali, l’indipendenza delle fonti è già andata a gambe all’aria…
Bufale e SOLDI

La disinformazione di Butac fa passare per verità Notizie palesemente false mentre fa passare per disinformazione Ciò che corrisponde al vero




Non siete d’accordo con butac? Vi cancellano i commenti! 🙁

Premesso che uno nel proprio sito fa quello che gli pare. Certo è che se un sito che si definisce imparziale non dovrebbe cancellare i commenti che gli danno fastidio tenendo solo quelli di parte….
Vi spieghiamo un piccolo trucco di google…. Se vuoi scrivete nel motore di ricerca questo:

site:butac.it presadicoscienza.altervista.org

Farete una ricerca sul sito di bufale in tanto al chilo cercando la presenza della parola: presadicoscienza.altervista.org, ossia il nostro sito.
Viene fuori una lista, che cambia sempre, che vedete qui accanto: sono pagine che contengono quindi l’indirizzo del nostro sito.
Cosa è successo: utenti hanno scritto a butac, nei commenti, il link al nostro sito
Se però andiamo a vedere le pagine, non troviamo più il link al nostro sito.
es:
http://www.butac.it/multiterapia-bella-giornalismo-non-verificato/
http://www.butac.it/nome-omen-dellacqua-e-della-sua-memoria/
http://www.butac.it/finanzia-telethon-finanzia-la-vivisezione/

Cosa è successo:  gli admin di butac hanno visto il link al nostro sito e l’hanno rimosso. Alla faccia dell’imparzialità.



Consiglio

Provate a scrivere quel testo anche voi in google e fate la prova.
Oppure, se avete stomaco e non temete di essere offesi, provate a mettere anche voi il link al nostro sito tra i commenti del sito così da vedere quanto ci mettono a cancellarlo…

Parliamo ora della LISTA NERA di butac… di cui questo sito orgogliosamente fa parte

Bufale un tanto al chilo cerca di mettere in guardia gli internauti da possibili informazioni che non sono in linea con quelle dei loro “sponsor”; così è nata la famosa: “The Black List” Si tratta di una pagina con una lista nera appunto; dentro vi si trova un po’ di tutto: siti che danno informazioni mediche (non apriteli!! non sia mai che le case farmaceutiche perdano un EURO) , politiche (cosa volete sapere? state tranquilli, va tutto bene…), di politica estera (Perdete solo tempo! Ve lo diciamo noi che l’EURO è una manna dal cielo!)… etc, etc… Insomma tutte informazioni che di fatto VOI NON DOVETE SAPERE.

Una piccola riflessione su questa lista….

Quando questa lista venne creata aveva massimo una decina di siti… Ci poteva stare: qualche pazzo aveva scritto cose fuori di testa… Dopo alcuni mesi i pochi siti elencati sono diventati quasi 200 (DUECENTO), tutti siti  che secondo loro voi non dovete assolutamente consultare. E’ un lavoro oneroso per l’internauta approdare su un sito, che ha tutte le caratteristiche per essere preso sul serio,  poi andare su Butac e verificare se LORO HANNO DECISO PER TE se quelle informazioni sono adatte a te. La domanda sorge spontanea: perché questo genere di siti sta proliferando senza controllo? Sarà forse che le gente sta iniziando a svegliarsi e a dubitare del sistema? Sarà forse che le spiegazioni date dai canali “Ufficiali” iniziano a lasciare qualche perplessità? Il nostro consiglio?

Prendete ogni sito di quella lista e andate a vederlo

Deciderete VOI se quelle informazioni sono adatte a voi o no

… questa “cosa” si chiama LIBERTA’…

Ah già… Temendo che voi andaste a vedere quei siti il team di Butac ha pensato bene di non metterci il link. Tranquilli! ci abbiamo pensato noi! ecco a voi LA WHITE LIST   abbiate pazienza, non siamo ancora riusciti a mettere tutti i link… sono davvero tanti!

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